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Via Toscana un anno dopo, il console: “Non abbiamo dimenticato i nostri morti”. Lettera del presidente Napolitano


Wang Fuguo, da poco arrivato a Firenze, ha parlato in Comune davanti ai familiari delle vittime. Il sindaco ha letto il messaggio del presidente: "Combattere a ogni livello l'illegalità e lo sfruttamento"


Redazione


"A dodici mesi di distanza da quella tragedia non abbiamo dimenticato i nostri sette connazionali morti, li ricorderemo per sempre. La lezione è stata durissima. La sicurezza non serve solo per il benessere dell'economia, ma anche per la felicità di ogni lavoratore perché la vita una volta persa non può più essere recuperata". Sono le parole espresse dal console cinese a Firenze Wang Fuguo nel corso delle cerimonia commemorativa che si è svolta nel pomeriggio nel salone consiliare del Comune in occasione del primo anniversario della tragedia di via Toscana, il rogo alla fabbrica dormitorio in cui hanno perso la vita sette operai cinesi.
Presenti alla cerimonia i parenti delle vittime. I loro volti erano segnati dalla tristezza e dalla commozione. Quasi in risposta all'attacco pronunciato poche ore prima dal procuratore generale di Corte d'appello Tindari Baglione (LEGGI), il console ha ricordato quanto fatto in questi mesi a favore di legalità e integrazione: "Abbiamo organizzato confronti con i rappresentanti delle imprese cinesi a cui abbiamo chiesto di essere esemplari. Con Inail Toscana stiamo elaborando del materiale informativo in tema di infortuni e malattie professionali. Sempre più imprese cinesi si stanno mettendo in regola. Ringraziamo la Regione, il Comune e gli altri enti per l'impegno profuso in questo anno. La montagna può essere rimossa purché tutti lavorino nella stessa direzione".
In apertura di cerimonia il sindaco Biffoni ha letto il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpito sin dal primo momento dalla tragedia del primo dicembre 2013. "Questo anniversario rappresenta l'occasione per ribadire con forza l'importanza del pieno rispetto delle leggi e dei diritti fondamentali dei lavoratori e la necessità di combattere a ogni livello l'illegalità e lo sfruttamento, salvaguardando al contempo l'imprenditorialità rispettosa delle regole". Scrive il Presidente Napolitano che definisce la città di Prato "il simbolo della manifattura italiana ed un interessante laboratorio sociale per i suoi legami con l'economia globale e la sua coesione sociale".
Al termine la cerimonia si è spostata in piazza San Niccolò per la deposizione della corona al monumento ai caduti sul lavoro.
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