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Tribunale, il Parlamento sollecita il Governo a intervenire ma intanto altri servizi vanno in difficoltà


Approvato a maggioranza un ordine del giorno con primo firmatario il deputato del Pd Marco Furfaro. La carenza cronica di personale mette però di nuovo in crisi il Giudice di Pace mentre i pagamenti del gratuito patrocinio agli avvocati accumulano ritardi


Redazione


Progressivo, costante, incessante il declino del 'sistema giustizia' di Prato. I due fronti fondamentali – edilizia e personale – continuano a soffrire: fatiscente il palazzo, libere le scrivanie. Una cartolina di desolazione totale. Infinito l'elenco degli appelli lanciati alla politica da lavoratori, sindacati, avvocati e altri ordini professionali, categorie economiche, enti ed associazioni (situazione così tanto in rovina che ci hanno messo la bocca tutti). Le risposte, a dire il vero, sono sempre arrivate: visite, incontri, colloqui e promesse che tali restano. Il quadro non cambia. Cambiano i governi, i ministri, i viceministri e i sottosegretari ma il Palazzo di giustizia quello è e quello rimane.
“Da cosa vogliamo partire? Dall'edilizia fatiscente o dalla carenza di personale amministrativo che ha raggiunto vette che non hanno eguali in Toscana? – chiede l'avvocato Federico Febbo, presidente della Camera penale di Prato. Difficile scegliere. Una cosa è certa e non registra contrasti nelle opinioni: il colpevole è la politica e non è questione di questo o di quel colore. Colpa della politica se l'edificio cade a pezzi, se il tabellino delle udienze accusa ritardi, se la liquidazione dei gratuiti patrocini degli avvocati viene fatta con il contagocce, se ci sono voluti anni per avere un metal detector. “Se la situazione degli uffici giudiziari in Italia è disastrosa, a Prato è catastrofica”: un ritornello, anzi un mood.
Proprio oggi l'intervento di Marco Furfaro, parlamentare Pd, che ha criticato le colleghe del centrodestra, Mazzetti (FI) e La Porta (FdI), di aver fatto “proclami dopo la visita del viceministro alla Giustizia, Sisto, senza che sia seguito nessun impegno da parte del Governo”, e dando notizia dell'approvazione di “un ordine del giorno sul tribunale di Prato che impegna l'esecutivo alla prosecuzione e alla conclusione dei lavori strutturali del Palazzo di giustizia in tempi rapidi e ragionevoli e all'assunzione e assegnazione di personale amministrativo. C'è la destra pratese con le sue parlamentari capaci di parlare sui giornali – aggiunge l'esponente di minoranza – e ci siamo noi che lavoriamo per Prato con i fatti”. Aspettiamo. E intanto la replica di Chiara La Porta arriva immediata: “Intenerisce davvero che l'onorevole Furfaro si autocelebri per l'approvazione di un ordine del giorno sul tribunale. Al suo bearsi per un atto che, come un deputato dovrebbe ben sapere, non vincola il Governo, rispondiamo, come nostra maniera, con i fatti. È grazie al Governo Meloni che c'è stato un incremento del numero del personale negli scorsi mesi. Di altrettanto certo c'è, ovviamente, che non possa essere colpa dell'esecutivo che il Tribunale, in anni di governo cittadino e regionale di sinistra, sia stato sistematicamente e letteralmente lasciato andare. L'ultimo esempio è il bar: chiuso da mesi e il Comune ancora non ha messo a bando la nuova gestione. Noi facciamo il bene del territorio e lavoriamo ogni giorno per Prato, è un dato di fatto”.
Intanto la situazione è quella che è. Dovremmo assistere ad un circolo virtuoso e invece è un circolo vizioso. La carenza di personale si ripercuote su tutto. “Le udienze penali del giudice di pace vengono spesso rinviate d'ufficio – spiega Febbo – perché i pochi dipendenti in servizio non ce la fanno a stare dietro a tutto e allora capita che i fascicoli non siano stati reperiti o i testimoni non siano stati citati. Ma possiamo anche dire di un assetto giudicante che è cresciuto nei numeri ma lo stesso non è stato per i cancellieri e quindi la musica non è granché cambiata. Ma si può parlare anche dei processi che quando superano i dieci imputati devono essere trasferiti nell'aula bunker di Firenze perché qui ci sono limiti edilizi e poi neppure bastano le sedie. E ce lo ricordiamo tutti quando gli ascensori per mesi non hanno funzionato e le persone con problemi di deambulazione le dovevamo far salire con l'ascensore dei detenuti pur di non rinviare un'udienza. Cosa chiediamo? Il minimo sindacabile in termini di dignità”. Sono così tante le magagne che ci si potrebbe scrivere un libro e forse anche due.
“Serve – ancora Febbo – partire dalla base, e cioè procedere ad un intervento strutturale che riordini tutta la geografia giudiziaria e quindi assegni a Prato quello che le spetta in termini di risorse umane ed economiche. Il nostro è un tribunale con un carico di lavoro tra i più alti dell'Italia centrale, ma non è riconosciuto. Tanto lavoro, pochi lavoratori e succede che i posti disponibili vengono rifiutati dai possibili candidati che si presentano ai concorsi”.
Ma la soluzione può essere l'accorpamento a Firenze? “Via impraticabile – conclude Febbo – collasserebbe anche quella sede”.

nt
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