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Sport da contatto, più ombre che luci: “Ripartiamo ma regole e burocrazia ci strangolano”


La Regione Toscana ha firmato il via libera ma il settore si ritrova stretto tra protocolli, regolamenti e indicazioni che frenano la ripartenza


Redazione


Via libera agli sport di contatto a patto che si indossi la mascherina quando non è possibile mantenere un distanziamento di almeno un metro e ottanta e che ci si alleni con lo stesso partner per minimo 14 giorni. Riparte con queste prescrizioni che si sommano a tutte le altre – ingresso contingentato, misurazione della febbre, sanificazione degli ambienti e degli attrezzi – l'attività sportiva nelle palestre. La Regione Toscana, il 3 luglio, ha pubblicato l'ordinanza che consente la ripresa degli sport di contatto ma, ovviamente, non si tratta di una ripartenza facile. Non mancano le criticità, non mancano le difficoltà e gli ostacoli. “Le palestre in questo momento sono sale chirurgiche tanta è l'attenzione alle procedure imposte per evitare la diffusione del contagio da coronavirus, ci rendiamo però conto che il politichese non va d'accordo con lo sport e che lo sport è sempre più regolato da tecnici e sempre meno da sportivi”, il commento di Andrea Guarducci, presidente dell'associazione Kiu-Shin-Ryu che ospita anche corsi di judo e karate. La critica è generale ed è rivolta ad un approccio al mondo sportivo non sempre funzionale alle necessità e alle esigenze di chi pratica questa o quella disciplina né tanto meno alla svolgimento tecnico.
“Si riparte ma non senza difficoltà – dice Guarducci che è anche insegnante di karate – la nostra palestra, come le altre, è rimasta chiusa 78 giorni e dopo tutto questo tempo ha ripreso con quello che era consentito fare. Ora si ricomincia con gli sporti di contatto ma non è tutto chiarissimo come dovrebbe. Faccio un esempio: se non si può mantenere la distanza minima indicata occorre indossare la mascherina, ma questo entra in contrasto con le indicazioni dell'Istituto superiore della sanità che dice che si può derogare alla mascherina se il gesto tecnico non impedisce di indossarla. A quale regola dobbiamo attenerci”?

E' chiaro che le limitazioni non favoriscono le iscrizioni ai corsi sportivi ma è altrettanto chiaro che la salute e la sicurezza sono elementi prioritari: “Oltre ai protocolli nazionali e regionali sia ministeriali che della Federazione – spiega Lauro Fedi, insegnante di judo – la nostra palestra si è dotata di un ulteriore regolamento che è stato distribuito a tutti gli iscritti e che vuole essere un messaggio di salute e trasparenza”.
Le sale, gli spogliatoi, le docce sono stati riorganizzati in modo da garantire la distanza interpersonale: “Dove prima entravano 15 persone per volte ora ne entrano quattro al massimo – spiega Guarducci – e che vuole dire questo? Vuol dire che a fronte di un aumento dei costi legato al rispetto della normativa subiamo una diminuzione degli ingressi”.
Il Governo ha cercato di mettere una toppa varando una serie di agevolazioni e di incentivi economici come bonus vari che però “si perdono nei meandri della burocrazia e dei requisiti che servono per accedere”. “Incentivi a chi ha un dipendente laureato in Scienze motorie già dal 2019 – dice Andrea Guarducci – qualcuno ce lo aveva detto l'anno scorso? Incentivi a chi ha tra le sue fila un campione medagliato, e se un'associazione non ce l'ha ma conta 300 o 400 iscritti ha meno dignità? Bonus insegnanti a chi esercita la professione in via esclusiva, ma la nostra è una Onlus e quindi quel bonus potrebbe essere convertito in materiale e attrezzatura sportiva o in sconti sulle bollette. Vedo tanta propaganda ma anche tante regole fatte per distribuire pochi soldi”.
E c'è un altro capitolo doloroso che riguarda lo sport da contatto: a settembre riprende il calendario delle gare internazionali. “In molti altre Paesi europei gli allenamenti sono ripartiti da settimane, qui da pochi giorni e nemmeno in tutta Italia: come può competere un nostro ragazzo con un pari straniero”? Lo sport di nuovo paga il conto del coronavirus: “E' stato il primo settore a subire il blocco – conclude Guarducci – come se si trattasse dell'unico veicolo di trasmissione, si è vietata anche qualsiasi attività di salute come passeggiate a piedi e in bicicletta mentre si sarebbe potuto e dovuto fare un regolamento. I nostri ragazzi che fanno judo e karate devono farlo sempre con lo stesso partner per 14 giorni ma parliamo dello stesso partener che da mattina a sera va in autobus, va al supermercato, lavora, frequenta altra gente e allora? Solo in palestra si prende o si trasmette il virus”?

nt

 
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