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Se il salotto televisivo diventa anche aula di giustizia, esperti a confronto a Prato


Avvocati riuniti al Metastasio per parlare di processo mediatico. Tra i relatori il sostituto procuratore Antonio Sangermano: "I giudici non si lasciano influenzare dai media e del resto non si può impedire alla stampa di esercitare i propri doveri di informazione"


Redazione


Processo mediatico e processo penale. Il processo che si fa in televisione con tanto di interviste, curiosità, ipotesi, tabelle, grafici, plastici, e il processo che si celebra nelle aule dei tribunali. Due versioni che possono non entrare in contrasto se alla base c'è rispetto, correttezza e deontologia. Di questa combinata, che per molti altro non è che “il circo mediatico-giudiziario”, si è parlato nel convegno organizzato oggi, martedì 13 dicembre, dalla Camera Penale e dall'Ordine degli avvocati di Prato al teatro Metastasio.

Tra i relatori il sostituto procuratore Antonio Sangermano, pm di grande esperienza. Anche mediatica. A Milano, con il famoso processo Ruby che ha portato sul banco degli imputati Silvio Berlusconi, Sangermano ha riempito giornali e telegiornali.

Può un processo mediatico influenzare quello penale?
“No, penso che i giudici non si facciano influenzare dai media, credo che siano sereni nell'esercizio delle loro funzioni. Partiamo da un punto: non si può impedire alla stampa di esercitare i propri doveri di informazione, i cittadini hanno il diritto di essere informati. Sta poi alla professionalità del giornalista sviluppare delle modalità di correttezza che consentano di filtrare un congruo spirito di garanzia e di prevenzione dei diritti dei cittadini”.

Dottor Sangermano, lei è stato pm in processi importanti. Cito quello a carico, tra gli altri, di Silvio Berlusconi che ha suscitato particolare clamore e richiamato l'attenzione, per ovvi motivi, di tanta gente e di un infinito numero di giornalisti. Si è trattato forse di un valore aggiunto?
“Non è stato un valore aggiunto, è un diritto di libertà informare le persone. Non si può privare un cittadino di conoscere le cose della vita, il processo è una ressa umana e come tale deve entrare nel patrimonio conoscitivo delle persone. Si tratta invece di veicolarlo con delle forme di correttezza che consentano di preservare l'immagine dell'imputato rendendolo oggetto di un'ipotesi accusatoria e non di una sentenza definitiva di condanna fin quando la stessa non interviene. Ecco, è qui che entra in gioco la professionalità del giornalista. Il processo mediatico è una strumentalizzazione e compete al giornalista non renderlo tale, altrimenti è pura informazione e deve essere gestita correttamente".

Ritiene anche lei che ci sia uno squilibrio tra processo mediatico e processo reale?
“E' evidente che il processo a uno sparuto pescatore che nessuno conosce e quello a un leader politico sono oggettivamente differenti nel loro peso, sta nella realtà delle cose, non vedo il problema. Il problema è il rispetto delle persone e magistrati e avvocati non devono approfittare del proscenio mediatico per costruire carriere. Ripeto, non si può impedire ai cittadini di essere informati, non siamo in dittatura, non è nell'oscuro che si gestisce la democrazia ma nella luce e nella trasparenza”.

Parla oggi agli avvocati, che ne pensa di quelli che vanno in tv ad alimentare il processo mediatico?
“Sono contrarissimo a tutti coloro che vanno in televisione a parlare dei propri processi perché non è carino, e uso un eufemismo, e non è corretto da un punto di vista deontologico pronunciarsi sui processi in corso ai quali si partecipa in qualità di avvocati e lo stesso vale per i magistrati. Che poi un cittadino qualificato dalla propria professione e dal bagaglio di esperienza acquisita possa prestarsi a dare un giudizio su una vicenda umana, questo fa parte del diritto di libertà”.

Appunto, fa parte del diritto di libertà.
“Questa libertà la vogliamo o non la vogliamo? A forza di parlare di limitazione, di limitare questo e quello, vedremo progressivamente ridotti gli spazi di libertà. Si tratta di gestirli bene questi spazi, in modo corretto e non di ridurli o, peggio, abolirli”.

Giornalista e pubblico ministero, due figure che vanno d'accordo o possono andare d'accordo?
“Il circuito mediatico-giudiziario di cui tanto si parla non esiste. La verità è molto più semplice e umana: si creano dei normali rapporti di empatia, di correttezza e di cortesia tra le persone che vivono quotidianamente in un contesto contiguo, questo vale anche per gli avvocati. Ma attenzione, non sono lobby. Io mi sono trovato tante volte in forte disaccordo con articoli di giornali che però ho rispettato e naturalmente rimane il diritto di querelare se non se ne condivide il contenuto e lo si ritiene diffamatorio”.     

nt
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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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