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Nassirya: Luigi Petrucci era rientrato a Seano solo due giorni prima. Oggi ricorda il sacrificio dei suoi commilitoni


Nel fitto programma di iniziative del Comune di Carmignano per celebrare il bicentenario dell'arma dei carabinieri una serata è stata dedicata alla testimonianza della missione italiana in Iraq. Presente anche Gabriele Stifanelli, comandante provinciale dei carabinieri di Prato


Redazione


2003-2014: il sacrificio di Nassiriya… undici anni dopo. Martedì sera, 12 novembre, anniversario della strage di Nassyria, al circolo Anspi di Seano, Luigi Petrucci ha ricordato quello che fu. Era li, era un commilitone dei carabinieri uccisi dall’esplosione del camion cisterna pieno di esplosivo. Luigi Petrucci rientrò a Seano, dove abita, il 10 novembre del 2003. Due giorni prima della strage. Il Comune di Carmignano, nell’ambito della celebrazioni del bicentenario dell’arma dei carabinieri e del centenario del primo conflitto mondiale, ha dedicato uno degli appuntamenti del fitto programma che si articolerà fino alla fine dell’anno, alla testimonianza del militare della missione italiana in Iraq. Insieme a Petrucci, a rappresentare il corpo dell’arma, anche Gabriele Stifanelli, comandante provinciale dei carabinieri di Prato che ha avuto modo di ricordare quanto sia difficile per un agente riuscire a prevedere il pericolo che spesso non si rivela da subito tale. Il riferimento del comandante è alla città in cui opera, Prato, e alla difficoltà a mantenere l’ordine soprattutto in orario notturno. 

La presenza dei carabinieri alla periferia di Baghdad, i rapporti con la popolazione, le abitudini, la vita che era diventata quotidianità. “La popolazione non ci odiava – ha raccontato Petrucci – Era difficile coordinare la missione perché la gestione della zona era allo sbaraglio e abbiamo impiegato tempo a far capire alle autorità locali come riorganizzare l’area, ma piano piano la situazione è migliorata. La gente stava male non tanto per la guerra ma perché Saddam aveva loro tolto tutto. Con i nostri sforzi qualche risultato lo stavamo ottenendo, negli orfanotrofi, nei mercati e lo dimostra il fatto che come vedete dalle fotografie nessuno di noi indossava il giubbotto antiproiettile”. Immagini della gente del posto, i mercati dove si scambia di tutto, bambini con occhi grandi sorridono all’obiettivo della macchina fotografica. Si sentono importanti e belli. Questo è il loro divertimento. E poi i “cambio valuta” alla ricerca di qualche dollaro in cambio di fogli moneta di poco valore. La terra bruciata e la terra fertile. La guerra era viva ma sufficientemente lontana da permettere una serena coesistenza tra i carabinieri e i locali seppure in un clima di paura: “Le strade sono buie la notte, per avere la poca illuminazione che poi ottenemmo ci dovemmo battere e non poco perché l’unica centrale elettrica esistente era stata danneggiata dalle operazioni belliche" – ha riferito. E ancora: "Per i bambini avere un Kalashnikov in mano è normale”. La guerra, o come vogliamo chiamare gli atti bellici distruttivi, forse pilotati da chissà chi, si palesò proprio come nel riferimento del comandante Stifanelli, si rivelò, là dove non era facile individuarla. In quella base ai margini del teatro di Baghdad quando una cisterna scambiata forse per una cisterna d’acqua portò a quella che da quel giorno è ricordata come la strage di Nassyria.Chi doveva indagare? Chi poteva sapere? Sono alcune delle domande rivolte dal pubblico ai due rappresentati del corpo dei carabinieri. Qualcuno avrebbe dovuto allertare la base di un carico di esplosivo, qualcuno forse avrebbe dovuto controllare quella cisterna, qualcuno forse avrebbe potuto evitare il sacrificio dei militari. “Ma non certo chi era lì in missione, non era compito loro” – ha precisato Stifanelli. 
"Perchè accade che sia denigrato in piazza il ricordo del sacrificio di Nassirya?" il riferimento, è ovvio, è agli slogan faziosi che ogni tanto utilizzato l'attentato di Nassirya come apologia terroristica contro le forze dell'ordine. "Perchè la presenza delle missioni a Nassirya faceva male e fa male a chi non vuole la pace" – ha risposto Petrucci.

Giulia Rafanelli
Edizioni locali: Comuni Medicei | Prato
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