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La “maratona” degli imprenditori e degli operai per pulire le ditte: “Pochi giorni e ripartiamo”


Qualcuno rimetterà in moto i macchinari già domani, altri la prossima settimana. La priorità assoluta è non perdere i clienti. Attenzione alle coperture assicurative, le società "giocano" con le parole


Redazione


Pronti a ripartire dalla prossima settimana. Qualcuno anche da domani. Parzialmente, un gradino alla volta, via via che ogni metro della ditta viene strappato al fango e al disordine, ma senza soluzione di continuità. Ecco un concentrato di "pratesità", quel misto di coraggio, voglia di fare, ingegno e caparbietà che di fronte alle avversità arriva all'apice e si mostra in tutta la sua bellezza. A soli cinque giorni dal disastro, c'è chi vede già la luce in fondo al tunnel. Quasi 24 ore su 24 passati con scopa e pompa per pulire, salvare il salvabile e rimettere in moto con un solo pensiero: ripartire per non perdere ordini e clienti. Il resto si vedrà.
Dopo aver "sgrossato" da acqua e fango, Marco Massi, titolare della ditta Blù in via Boito a Oste di Montemurlo, si è fatto aiutare da un'azienda di Milano specializzata nei ripristini che pulisce, asciuga e rimette in moto i macchinari: "Da soli è impossibile fare presto e bene. Sono arrivati ieri e la differenza si vede già. Voglio far ripartire i telai da lunedì. – afferma – Priorità assoluta alla parte produttiva, poi penseremo al magazzino e ai filati. L'importante è ricominciare a tessere. Sono fiero di quello che abbiamo fatto in questi giorni". In questa ditta, dove si fanno tessuti d'arredo e lavorano 25 persone, gli operai del turno serale sono rimasti bloccati dall'ondata di acqua fino alle 5 del mattino. Nel magazzino è entrato un metro di acqua, tutto quello che era sotto questo livello è da buttare e siccome le fibre tessili assorbono, c'è stata anche una corsa contro il tempo per spostare le materie prime stoccate. Lavoro ancora in corso. "I miei ragazzi – continua Massi con la voce rotta dalla commozione – stanno facendo anche gli straordinari perchè si sta lavorando no stop per ripartire prima possibile. Quindi la cassa integrazione ora non serve".

Ci spostiamo di qualche metro alla tintoria e rifinizione Essetre srl in via Parugiano di Sotto. Oggi pomeriggio, 7 novembre, è in corso la verifica dei macchinari. I suoni che arrivano alle nostre orecchie fanno ben sperare: "Se tutto va bene, ricominciamo domani – afferma con fierezza Massimiliano Pucci (foto sopra) – anche perchè abbiamo tante pezze semilavorate che per fortuna, grazie a una rifinizione qui vicino che ci ha dato una mano, sono state lavate e asciugate. Ora le mettiamo al controllo. Quelle buone faranno una strada, quelle macchiate un'altra. Fino a ieri abbiamo lavorato come pazzi per pulire, anche al buio. Fino a due ore fa non avevamo neanche corrente perchè è saltato l'alimentazione del 15mila alla nostra cabina. Poi siamo riusciti a trovare un motogeneratore che ci costa duemila euro al giorno ma l'importante è accontentare il cliente. Abbiamo bisogno di sgravi e aiuti, non di cassa integrazione".

Più complicata la situazione del Gruppo Grassi, "schiaffeggiato" dall'acqua sia nella sede di via Boito a Montemurlo che in quella di Montale, 95 dipendenti: "Siamo un'industria metalmenccanica e in particolare costruiamo macchine per materassi. – spiega Matteo Grassi, giovane titolare – Il fango è arrivato a un metro e venti di altezza e ha coperto totalmente quadri elettrici e la meccanica degli impianti. Stiamo cercando di ripulire ma è dura, il fango riviene fuori in continuazione. Sarà difficile recuperarli. Tornare alla normalità sarà durà. Spero di rimettere in moto la produzione in un mese ma senza aiuti recuperare il danno è più che complicato. Abbiamo fatto una prima stima, stiamo sui 3 milioni di euro".
Ci penserà l'assicurazione? Meglio non darlo affatto per scontato. L'ordine dei commercialisti sta facendo girare una nota tra le imprese in cui fa presente che se questa emergenza è considerata catastrofe e non calamità, l'assicurazione non darà alcuna copertura. Quando si dice attaccarsi alle parole.

(e.b.)
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