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Eurotintoria chiude, davanti alla fabbrica la rabbia degli operai


"Gli orfani dell'Eurotintoria" hanno organizzato un presidio per questo pomeriggio davanti alla fabbrica. Da domani saranno senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. Per molti di loro si allontana la pensione


Redazione


Scoppia la rabbia degli 82 dipendenti di Eurotintoria. Oggi pomeriggio, 30 gennaio, armati di striscioni e bandiere, i lavoratori di questa storica azienda del distretto tessile, hanno manifestato davanti alla sede della ditta, in via dei Fossi. Eurotintoria chiude. Ha venduto i 17 mila mq dell'edificio che ospita la rifinizione. Lo smantellamento dei macchinari è già iniziato. Per i lavoratori si sta per aprire la procedura di mobilità. Ma non è questo il punto. A scatenare la rabbia degli operai è il modo in cui si sono svolti i fatti. A dicembre infatti, l'azienda ha annunciato un taglio del personale senza palesare la presenza di un compromesso per la vendita del capannone e dunque la volontà di chiudere i battenti.

Se la procedura di mobilità per cessazione attività fosse stata aperta entro la fine del 2014, gli 82 lavoratori non avrebbero perso un anno di cassa integrazione. Ora si ritrovano senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e con un netto allontanamento del traguardo della pensione, secondo quanto prevede la legge Fornero. Chi ha più di 40 anni perde 18 mesi, sopra i 50 invece si arriva a ben 24 mesi persi. Si tenga presente che ben 42 di loro hanno più di 50 anni e che ritrovare lavoro in questo settore è difficilissimo. Il caso di Riccardo Bettazzi è emblematico: "Se il licenziamento fosse avvenuto a dicembre sarei andato in pensione subito. Ora invece ho altri due anni davanti. Sono stato malato, ho avuto il cancro, con la pancia piena di punti chi mi prenderà a lavorare?"
La beffa è doppia se si guarda al passato: dal 2010 i lavoratori hanno accettato ritardi nei pagamenti degli stipendi per permettere all'azienda di avere la liquidità sufficiente per andare avanti. Anche quando sono state acquistate il 50% delle quote in mano alla Go Fin, finanziaria della galassia Sasch ora fallita, i lavoratori hanno collaborato nella convinzione che l'azienda restasse aperta. "Tutto questo per avere un futuro in un'azienda in cui ha lavorato anche mio padre. C'è una storia qui dentro, un pezzo di cuore – racconta Riccardo Cerchiari, rsu – ma i nostri sacrifici non sono serviti a nulla. Siamo stati trattati come dei numeri, spostati come pedine. Il risultato è pessimo, ne usciamo con le ossa rotte, non solo per la perdita del lavoro, ma per come ci hanno trattato".
I lavoratori hanno creato anche una pagina Facebook e hanno intenzione di andare avanti con proteste e manifestazioni affinchè "non riaccada più quello è successo a loro". "In tanti anni al sindacato – ha chiosato Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem Cgil – ritengo sia stata la più brutta vicenda che io abbia vissuto. Non mi sono mai trovato davanti ad una proprietà che si è comportata così male"

 
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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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