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Effetto Covid sugli accessi al pronto soccorso che nel 2020 sono calati del 40%


La media giornaliera è passata dai 271 del 2019 a 163 di quest'anno. La gestione della pandemia non ha però fatto calare il lavoro per il personale: "Siamo la porta dell'ospedale. Lo sforzo è stato enorme anche a livello psicologico"


Redazione


A causa del Covid gli accessi al pronto soccorso del Santo Stefano di tutto il 2020 sono diminuiti del 40% rispetto al 2019 e al 2018, anni in cui sono state raggiunte le cifre record rispettivamente di 99mila e 100mila unità. Includendo una stima per le giornate di oggi e di domani, si arriva a 60.000 accessi per il 2020.
La media giornaliera è passata da 271 accessi del 2019 a 163 di quest’anno. Una riduzione questa che non deve essere interpretata come migliorativa della situazione perché i pazienti Covid pesano il doppio degli altri in termini di gestione complessa tra percorsi e personale separati.

Un anno da montagne russe come ci racconta Alessio Baldini (foto) che dalla scorsa estate da vice è diventato direttore facente funzione del pronto soccorso del Santo Stefano. “Il pronto soccorso – spiega – ha avuto un ruolo fondamentale nella gestione della pandemia perchè è la porta dell’ospedale. Ha richiesto grande flessibilità. Gli spazi sono stati rimodulati trasformando la subintensiva in una bolla Covid con pressione negativa da venti posti e l’open space a sinistra dell’ingresso nell’area Covid per la prima gestione. Lo sforzo è stato enorme anche a livello psicologico”.
Entriamo nel dettaglio dei dati. Rispetto alla prima fase della pandemia in cui gli accessi no Covid si sono quasi azzerati per effetto del lockdown totale, nella seconda sono solo diminuiti oscillando tra i 40 e i 70 al giorno a ottobre e a novembre, mesi in cui i pazienti Covid o sospetti tali da gestire sono arrivati a essere anche 50 al giorno per sette giorni continuativi. Rispetto ai codici d’urgenza degli accessi no Covid, è costante il rosso che è rimasto attorno al 2% nella prima e nella seconda fase, mentre nella seconda fase ci sono stati molti più codici a bassa priorità per effetto di una mancanza di lockdown totale.
Quanto agli accessi Covid va detto invece che rispetto alla prima fase, l’appropriatezza del ricorso al pronto soccorso è stata quasi totale: “Questo grazie al grande lavoro fatto sul territorio dalle Usca – afferma Baldini – che hanno fatto da filtro inviando in ospedale solo chi presentava condizioni in peggioramento”. Nel periodo più complicato, quello tra ottobre e novembre, la permanenza media nella bolla Covid del pronto soccorso in attesa del ricovero è stata di almeno 10 ore. “Questo per avere sia il risultato del tampone che degli altri esami in modo da inquadrare il paziente. Non si tratta- precisa Baldini – di un’attesa passiva”.
A dicembre gli accessi totali oscillano tra i 130 e i 140 di cui Covid si contano sulle dita di una mano o poco più grazie al miglioramento della curva pandemica. Questo ha portato a una nuova riorganizzazione degli spazi fermo restando i percorsi separati: l’open space all’ingresso è tornato come si suol dire “a pulito” a disposizione dei pazienti non Covid mentre la subintensiva è rimasta bolla Covid. E per gennaio quale è la previsione? Due le incognite: l’eventuale ripresa della curva del contagio Covid e il picco influenzale. “Siamo pronti al peggio grazie a un ospedale estremamente flessibile e modulare che in poche ore può avere percorsi distinti e pressione negativa. In più tra pochi giorni avremo anche delle sacche di riserva grazie all’ampliamento nelle ali. Inoltre a breve arriveranno anche i test rapidi che ci permetteranno di distinguere subito il paziente Covid da quello influenzato”.
Il lavoro non spaventa chi decide di fare il sanitario in un pronto soccorso. Medici, infermieri e oss hanno fatto miracoli di fronte a numeri importanti e a una pandemia che non li ha risparmiati. I contagi, seppur contenuti, ci sono stati anche tra il personale del pronto soccorso per un totale di 18 persone tra medici, infermieri e oss su un totale di circa 150 unità.

(e.b.)
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