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Conciliazione difficile tra i tempi di vita e di lavoro sia per gli uomini che le donne, ma nessuna messa in discussione della separazione dei ruoli uomo-donna. E' quanto emerge dal percorso di formazione e informazione sulla sicurezza che ha coinvolto 80 dipendenti e 20 datori di lavoro, realizzato dalla Provincia di Prato e dal Centro per l'Impiego, in collaborazione con Asl 4, Inail, Inps e le categorie economiche e sociali della città. Secondo il risultato del questionario di approfondimento sottoposto ai partecipanti, per il 71% è naturale che l'accudimento dei figli, degli anziani e della casa siano occupazioni da donne. Donne che per conciliare famiglia e lavoro, si difendono con soluzioni individuali legate alla rete familiare piuttosto che all'interno dell'azienda o con l'intervento dei servizi sociali. Però oltre il 60% ritiene che sia possibile intervenire in questo ambito, soprattutto a livello individuale da parte dell'azienda o in collaborazione con le istituzioni.
L'indagine e il percorso si sono conclusi con una serie di proposte per cercare possibili vie alla conciliazione come servizi alle famiglie e asili aziendali o convenzionati. E particolare importanza è riconosciuta al ruolo della società e delle istituzioni nel costruire occasioni e organizzazioni finalizzate a conciliare, in particolare offrendo incentivi o aiuti o migliorando ad esempio orari dei servizi pubblici e dei trasporti cittadini. I lavoratori insistono di più dei datori di lavoro su una migliore organizzazione, intesa soprattutto come una maggiore elasticità o flessibilità degli orari e dei turni.
Soddisfatta del progetto, partito alla fine del 2011 all'interno del tavolo tecnico provinciale, la vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi. “Abbiamo iniziato l'8 marzo 2011 e concludiamo questo interessante percorso proprio in prossimità dell'8 marzo 2014 – ha detto Giorgi – Ma sono molti gli elementi scaturiti da questo lavoro che meritano di essere approfonditi. I partecipanti dicono che a Prato non facciamo abbastanza per la conciliazione dei tempi e la riduzione del rischio, ma danno anche per scontata la differenza di ruoli fra uomo e donna. Inutile dire che il nostro paese è in ritardo, manca la flessibilità e l'organizzazione. Ma da progetti come questo possono arrivare incentivi a cercare soluzioni”.
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