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Vertenza Acca, settimana di fuoco tra querele, lettere al prefetto e prese di posizione. Sudd Cobas continua lo sciopero contro i cento licenziamenti


Giorni di alta tensione dopo l'annuncio dell'azienda di un centinaio di licenziamenti in conseguenza della chiusura dell'attività. La vertenza è in continua evoluzione: bloccate le operazioni di carico e scarico in mezzo alla strada, imprenditori preoccupati per il danno economico, richieste di intervento alla prefettura. L'ultima notizia è la querela formalizzata contro il sindacato per la traduzione di un post comparso su WeChat qualche ora dopo gli scontri di martedì


Nadia Tarantino


Plana sul terreno delle carte bollate la vertenza che Sudd Cobas sta conducendo da una decina di giorni contro Acca srl, l’azienda di logistica che ha annunciato la dismissione dell’attività con il conseguente licenziamento di cento operai ma che per il sindacato ha solo trovato, così facendo, il modo per scaricare i lavoratori regolarizzati e continuare l’attività da qualche altra parte, sotto un altro nome . “Ho dato mandato al mio avvocato di presentare una denuncia querela per diffamazione aggravata dal mezzo social da parte di Sudd Cobas che ha falsificato la traduzione del messaggio ri-postato sul mio WeChat”. A parlare è Fu Shilong, chiamato in causa dal sindacato come “responsabile della Acca già sotto processo per sfruttamento e caporalato” e come autore dell’appello, pubblicato sul social più utilizzato dalla comunità cinese, che invitava a tornare, mercoledì 24 giugno, allo stabilimento Acca, in via Copernico a Seano, dove, il giorno prima, si erano registrati scontri finiti con cinque agenti feriti e tre cinesi arrestati. Fu Shilong, tramite l’avvocato che lo assiste, Tiziano Veltri, ribadisce di aver solo inoltrato quel messaggio: “Il termine cinese che è stato tradotto – dice – non significa ‘inoltrate’ ma ‘inoltrato, quindi ho semplicemente ri-postato un messaggio che avevo ricevuto. L’orario in cui l’ho ripostato è le 21-07 di martedì 23 giugno, ossia molte ore dopo gli scontri tra Sudd Cobas e coloro che volevano ritirare le merci di proprietà. Il post non faceva riferimento al giorno seguente, giorno nel quale non è successo ovviamente niente”.
Fu Shilong non ci sta a essere additato come colui che ha lanciato quella sorta di ’chiamata alle armi’ e ha chiesto al suo avvocato di contrastare quella che ritiene una diffamazione. La sera di martedì scorso aveva cominciato a rimbalzare su WeChat il messaggio, tradotto e reso pubblico da Sudd Cobas tanto che, mercoledì, in via Copernico, una ‘muraglia’ di persone si era formata spontaneamente a protezione dello stabilimento. “La traduzione letterale – aveva spiegato il sindacato – dice ‘inoltrate’, i cinesi mettono in ginocchio il sindacato dei tremila lavoratori neri. Domani ci sarà un grande raduno di cinesi: se questa volta avremo successo, non potranno più bloccare le merci. Chi si era arrabbiato in precedenza non perda questa occasione”.
Mercoledì il sindacato era pronto a difendere nuovamente la merce stoccata dentro Acca; pronto il sindacato e pronto il contingente di forze dell’ordine a evitare nuovi, eventuali contatti tra le parti.
Intanto resta alta l’attenzione di Sudd Cobas che ribadisce che quando è sciopero in aeroporto gli aerei non partono e, dunque, se è sciopero all’azienda di logistica le merci stanno ferme. Risposta ai titolari dei pronto moda che insistono per riavere indietro le loro merci e spedirle con altri vettori e che, sempre attraverso l’avvocato Veltri, hanno chiesto l’intervento della prefettura, con lettere inviate anche al Governo italiano. Richiesta semplice: “Ridateci la merce, noi con la Acca non c’entriamo niente. Quella merce deve partire e arrivare ai destinari entro metà luglio perché poi non avrà più nessun valore”. Un danno economico che preoccupa molto l’imprenditoria cinese.
Sudd Cobas non molla: come è nella sua storia, picchetto a oltranza fin quando non ci sarà una soluzione per i cento posti di lavoro. Non è solo la protesta contro i licenziamenti, ma anche quello che sta avvenendo lontano da Seano, nelle strade della zona industriale di Prato dove vengono svolte le operazioni di carico e scarico della merce: “Lavoro su suolo pubblico, con operai a nero – la denuncia del sindacato – la prefettura, a cui abbiamo chiesto di aprire un tavolo per affrontare anche questo tema, ci chiede in cambio di smantellare il nostro presidio. No, l’apertura di un tavolo su una questione che dovrebbe preoccupare anche le istituzioni oltre al sindacato, non è una concessione”. Dopo ciò, nessuna altra notizia dalla prefettura. Ma qualche istituzione ha risposto: il presidente della Provincia, Calamai, ha aperto un tavolo che si è già riunito una prima volta; il sindaco di Carmignano, Prestanti, ha sollecitato il prefetto a convocare con urgenza il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Vedremo.
Il fronte continua a essere caldissimo, e non c’entrano niente le temperature registrate dalle stazioni meteorologiche. Giorni di presidio, 24 ore su 24, davanti alle sedi di Acca (oltre a Seano, un sito anche a Prato) e nelle strade a bloccare le merci in partenza con altri vettori: diversi quelli bloccati. “Decine di lavoratori della Acca – dice il sindacato – hanno contestato le operazioni di carico e scarico della merce dei pronto moda, attività che si stava svolgendo in via Puglia, nella zona di Iolo. Una decina di tir parcheggiati con altrettanti furgoni che fanno avanti e indietro per il ritiro delle merci. La nostra presenza è bastata a interrompere l’attività”. Sudd Cobas parla di “logistica far-west”.
E sul tema della logistica e delle operazioni connesse che si fanno per strada, interviene il Pd con Arjana Salimusaj, consigliera comunale e membro della segreteria Giovani democratici: “La vicenda della Acca srl non è una normale crisi aziendale – dice –  è lo specchio di un vuoto normativo drammatico e di una doppia morale intollerabile che si consumano sotto gli occhi di tutti, direttamente sulle nostre strade. Il lavoro c’è ma è stato spostato su strada, fuori da ogni norma di sicurezza. Non accetteremo che la chiusura di Acca venga trattata come un evento inevitabile o derubricata a fisiologica ristrutturazione. Non accetteremo – conclude Salimusaj sposando in pieno il principio che spinge Sudd Cobas a lottare in questa come in altre vertenze – che ogni volta che si avvia un processo di sindacalizzazione e di avanzamento della condizione dei lavoratori, la risposta aziendale sia la chiusura e il licenziamento”. L’appello della consigliera Pd ai sindaci: “Emettere un’ordinanza che, sul modello Gkn, vieti le operazioni di carico, scarico e lavorazioni merci per strada”. (nadia tarantino)

Edizioni locali: Comuni Medicei | Prato

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