Arrestato dai carabinieri per sfruttamento della manodopera clandestina un imprenditore cinese, titolare di un pronto moda. Stessa storia di sempre: operai sfruttati – questa volta 16 – costretti a turni di lavoro massacranti fino a 16 ore al giorno, pagati a cottimo con al massimo due euro a pezzo, alloggiati in dormitori di cartongesso. A darne notizia è la procura di Prato che parla di grave quadro indiziario e di una spaccata volontà dell’indagine a piegare i lavoratori alle proprie esigenze. A far scaturire l’indagine è stata la denuncia di un’operai picchiata e colpita con un ventilatore perché rivendicava il fatto di non essere stata retribuita. Una vera e propria aggressione che ha costretto la donna a ricorrere alle cure dell’ospedale per ferite giudicate guaribili in 25 giorni.. Durante la fase di appostamento, è emerso che gli operai lavoravano ininterrottamente e che il gestore di fatto si occupava di fornire la materia prima e poi di ritirare i capi di abbigliamento finiti. È anche emerso che alle dipendenze della ditta, regolarmente assunti, risultano dieci persone che in realtà non sono mai state viste durante il periodo di osservazione. Il cinese, messo agli arresti domiciliari, ha collaborato con gli inquirenti e riconosciuto le responsabilità addebitate. Per i 16 operai sono state avviate le procedure di protezione: permesso di soggiorno per motivi di giustizia, assistenza economica e alloggiativa. Il commentj del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, non è fatto attendere: “I risultati ottenuti dalla procura con l’importante indagine del gruppo interforze dell’Ispettorato nazionale del lavoro e di quello dei carabinieri per la tutela del lavoro, dimostra che lo Stato è presente ed è capace di costruire percorsi di uscita dallo sfruttamento. Se il quadro indiziario sarà confermato- le parole del ministro – potremo applicare, per chi ha collaborato e denunciato, l’accesso alla protezione, assegno di inclusione e accompagnamento al lavoro”. Pronta la replica di Christian Di Sanzo, segretario reggente del Pd: “Il ministro parlare di uno Stato capace e presente, ma i numeri dicono altro. Chiediamo risorse adeguate per la procura e il potenziamento degli organi ispettivi. L’ultimo risultato è frutto di un protocollo tra Procura e Regione Toscana”. Il sindaco, Biffoni: “Questo ci mette davanti al fatto che non possiamo fare passi indietro nella battaglia per proteggere la legalità e l’economia sana nel nostro distretto: è necessario che le istituzioni locali e lo Stato continuino a fare squadra contro chi lucra sullo sfruttamento calpestando la dignità umana, la concorrenza leale e le leggi che regolano la società e il mercato del lavoro. A Prato non c’è e non ci sarà mai spazio per chi fa extraprofitti sulla pelle dei lavoratori e infrange le regole della concorrenza leale”. Il vicesindaco, Blasi: “È necessario dare una lettura completa di un fenomeno complesso in cui il lavoro di indagine, accertamento e perseguimento degli aspetti penali è un aspetto importante, ma di sicuro non il solo. Il Comune da anni è impegnato su tutti i fronti per creare una rete di emersione del fenomeno e accoglienza delle vittime, a partire dallo sportello antisfruttamento istituito presso l’assessorato alle Politiche per l’immigrazione di via Roma, un punto di approdo importantissimo per chi è nella morsa di questo sistema criminale”.
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