Da settembre attendono, in tutto o in parte, i contributi Inps destinati all’assistenza domiciliare e alla non autosufficienza. Sono circa 200 le famiglie pratesi vincitrici dei bandi Home Care Premium (Hcp) e Long Term Care (Ltc) che si trovano oggi a fare i conti con ritardi nei pagamenti e con un sistema che, invece di semplificare, sta creando un vero e proprio disservizio sociale. A lanciare l’allarme è lo Spi Cgil di Prato, che parla di situazioni sempre più critiche: nuclei familiari costretti a licenziare la badante, a ridurre le ore di assistenza o a rinunciare ai servizi di “sollievo”, fondamentali per alleggerire il carico di chi assiste persone non autosufficienti. Servizi che consentono, ad esempio, l’accesso ai centri diurni o la sostituzione dell’assistente familiare nei giorni festivi. I beneficiari delle misure sono dipendenti o pensionati pubblici, che versano un contributo al Fondo credito, destinato proprio a coprire situazioni di non autosufficienza proprie o di un familiare. Fondi che, sottolinea il sindacato, ci sono, ma che non arrivano a causa delle criticità del sistema. Dallo scorso aprile la gestione è passata interamente a Inps, che ha introdotto una nuova piattaforma informatica e modificato anche le tipologie di servizi erogabili. Tra le novità più contestate, la sostituzione dell’Oss a domicilio con figure come il nutrizionista, considerata poco rispondente ai bisogni reali delle famiglie. «Ogni giorno riscontriamo problemi sulla piattaforma – spiega Vania Mariotti, collaboratrice dello Spi Cgil di Prato – che oltre a essere particolarmente complicata è piena di bachi. Il più grave riguarda le domande per le Rsa: il sistema spesso non riconosce l’utente come dipendente pubblico, bloccando l’accesso. Per chi partecipa per la prima volta al bando, poi, una volta entrato in graduatoria possono passare mesi prima del nulla osta Inps, con ulteriori ritardi». Un disservizio che ha ricadute economiche pesanti: «In media, per ogni famiglia parliamo di circa 2.400 euro all’anno, una stima prudenziale – sottolinea Mariotti – soldi che fanno la differenza per chi ha un Isee basso e ha bisogno quotidiano di assistenza. I fondi sono disponibili perché si tratta di contributi specifici, ma questo sistema rende tutto più complesso e crea una vera emergenza. Senza questi aiuti, le famiglie sono costrette a rivolgersi ad altri enti e la platea di chi riesce ad accedere ai servizi si riduce sempre di più». I bandi Home Care Premium e Long Term Care sostengono l’assistenza domiciliare per non autosufficienti e persone con disabilità, prevedendo contributi per l’assunzione di un’assistente familiare, prestazioni integrative per accedere a servizi professionali oppure un aiuto economico per il pagamento della retta Rsa. Un sistema che, denunciano dal sindacato, rischia oggi di non garantire più le tutele per cui è nato. “E’ un diritto dei lavoratori e pensionati disporre di questo fondo, ci siamo già mossi presso l’Inps provinciale per sollecitare lo sblocco. A questo problema – spiega Luciano Lacaria presidente Spi Prato- Pistoia – si aggiunge anche quello della legge sulla non autosufficienza che non viene sostenuta dal Governo”.
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