Per anni è stato molto più di un semplice chiosco: un piccolo mondo a parte, fatto di panini, chiacchiere e attese prima del suono della campanella. Questa mattina, però, le ruspe hanno messo fine alla storia del chiosco in legno di via Galcianese, a due passi dal polo scolastico di San Paolo. Un luogo che per generazioni di studenti è stato punto di ritrovo quotidiano: lì sono nati amori, amicizie, discussioni e forse anche qualche sogno sul futuro. C’era chi si fermava per uno spuntino e chi, più semplicemente, trovava un riparo per saltare la prima ora e guadagnare un po’ di tempo prima di entrare in classe. Negli ultimi anni, però, quel simbolo di vita studentesca si era trasformato in tutt’altro. Dopo la chiusura, il chiosco era diventato un rifugio di fortuna e una discarica a cielo aperto, con una situazione igienico-sanitaria ormai fuori controllo. Da qui la decisione di abbatterlo definitivamente. «Quando sono arrivato al Marconi — racconta il preside Paolo Cipriani — alcuni professori mi avevano suggerito di prenderlo in gestione, visto che dentro la scuola mancava un bar. Poi abbiamo scelto un’altra soluzione. Stamattina, vedendo le ruspe, c’è stato un momento di nostalgia tra gli insegnanti. Quando sono arrivato era già chiuso, ma come tanti pratesi ci sono passato davanti tantissime volte: ormai faceva parte del quartiere». Con la sua demolizione se ne va un pezzo di memoria collettiva. Non solo un chiosco, ma un luogo che, per anni, ha accompagnato la quotidianità e i piccoli riti di intere generazioni di studenti.
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