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“Spaccate una gamba alla vostra compagna di squadra”: maxi squalifica per l’ex allenatore del Csl Prato Social Club femminile. Sei mesi di inibizione anche per il presidente Macrì. La società: “Ragazza subito tutelata”


L'incredibile vicenda risale a qualche mese fa ma solo ora è venuta alla luce. La sentenza della Corte d'Appello Federale della Figc ha confermato per il mister quanto deciso dal Tribunale Federale Nazionale mentre ha riformato la decisione riguardo il massimo dirigente che era stato assolto in primo grado. Il Csl Prato Social Club replica: "Punito un errore formale. Tutelato fin da subito ragazza e squadra"


Claudio Vannacci


Quattro anni di squalifica per l’allenatore Luca De Felice e sei mesi di inibizione a testa per il presidente Roberto Macrì e per il responsabile societario del safeguarding (cioè l’insieme delle misure Figc finalizzate a prevenire e contrastare qualsiasi forma di abuso o violenza), Simone Carollo. Sono le decisioni prese dalla Corte d’Appello Federale della Figc per una terribile vicenda che scuote il mondo del calcio dilettanti pratese e che è venuta alla luce solo adesso, a qualche mese di distanza dai fatti.

Tutto nasce in viale Galilei, in casa Csl Prato Social Club, settore femminile. In seno alla prima squadra, nella stagione sportiva 2024/2025, si scatenano delle vicende che portano da un lato alle dimissioni dell’allora allenatore Luca De Felice e dall’altro alla presentazione di un esposto in Procura Federale da parte del padre di una giocatrice della società biancazzurra, assistito dall’avvocato Gaetano Mari. Nell’esposto si raccontano una serie di metodi offensivi (“allusioni sessualmente esplicite e di carattere discriminatorio, anche in presenza di minori”) e di istigazione alla violenza messi in atto dal mister De Felice. Atteggiamenti che sfociano in una cena a Sesto Fiorentino nella quale il tecnico avrebbe chiesto ad alcune giocatrici se fossero state disposte “a fare del male in allenamento, con un’entrata di gioco, a una loro compagna”. Durante la cena emerge anche il tentativo di ingaggiare un’altra calciatrice di una società avversaria per mettere in atto il medesimo intento violento.

Preoccupate della situazione le giocatrici decidono di rivolgersi direttamente al padre della ragazza vittima della vicenda, che racconta l’accaduto in società e contestualmente si rivolge alla giustizia sportiva per chiedere di prendere provvedimenti immediati. Portando tra l’altro come prova dell’accaduto la testimonianza di alcune giocatrici presenti alla cena. Ad aggravare la situazione c’era il fatto che la calciatrice vittima della vicenda era da poco rientrata in squadra a seguito di un grave infortunio.

In primo grado il Tribunale Federale Nazionale ha squalificato per 4 anni mister De Felice, per sei mesi Lorenzo Giorgi e Ilaria Bonaiuti rispettivamente in qualità di responsabile del settore femminile e di team manager della società biancazzurra, e multato la società per 1.500 euro per responsabilità oggettiva. Prosciolti Macrì e Carollo. A questa sentenza ha fatto appello lo stesso De Felice, chiedendo il proscioglimento, e la Procura Federale Figc chiedendo 8 mesi di squalifica per Macrì e sei per Carollo per “la totale inerzia nella predisposizione ed adozione effettiva di misure preventive all’accaduto”. In particolare De Felice, assistito dall’avvocato Federico Bagattini, aveva portato a suo favore la testimonianza di un’altra giocatrice, presente alla cena a Sesto Fiorentino, che avrebbe smentito le colleghe.

Le Sezioni Unite, presiedute da Mario Luigi Torsello, hanno però ritenuto “infondato” il reclamo di De Felice, rigettandolo, mentre hanno rilevato “la fondatezza in termini generali” di quello della Procura Federale Figc. “Macrì e Carollo devono rispondere delle violazioni sia al Codice di Giustizia Sportiva che al Regolamento Figc per la prevenzione e il contrasto ad abusi violenze e discriminazioni – si legge nella sentenza -. Entrambi sono stati prosciolti dagli addebiti in primo grado con motivazione che questa Corte non ritiene condivisibili: tanto alla luce delle prescrizioni contenute sia nel Codice di giustizia che nelle disposizioni regolamentari, in considerazione della loro posizione di garanzia rivestita, che avrebbe dovuto imporre ben altri comportamenti rispetto a quelli posti in essere”.

In particolare, in riferimento al presidente Macrì la Corte ritiene che “la responsabilità del presidente si rinviene nella mancata adozione di misure volte ad assicurare il rispetto delle regole in materia di lealtà, correttezza e probità e, in concreto prevenire forme di abusi, violenze e discriminazioni o comunque in un inadeguato esercizio del potere di controllo che fa capo direttamente presidente, vuoi in termini di organizzazione dei servizi che in termini di mancata adozione di strumenti concreti volti ad arginare – attraverso una avveduta valutazione dei rischi propri di questo delicato settore – possibili fatti illeciti di tale natura”.

Da qui la decisione di inibire per sei mesi anche Macrì e per il medesimo periodo Carollo in quanto responsabile del safeguarding. Al Csl Prato Social Club l’ammenda è stata aumentata a duemila euro per “responsabilità diretta oltre che oggettiva”.

Sulla vicenda arriva anche il commento ufficiale del Csl Prato Social Club. “Nella presentazione dell’esposto in Procura Federale c’è stata una sottovalutazione di forma da parte della nostra società – spiega il presidente Roberto Macrì -. Noi credevamo che il genitore, in quanto parte attiva della componente femminile del club, stesse rappresentando con quell’esposto anche la volontà del Csl Prato Social Club di chiedere di indagare sull’accaduto. Tra l’altro lo stesso genitore ha sempre detto anche in circostanze ufficiali di avere agito per conto della nostra società. Tanto che nel primo grado di giudizio c’è stato il mio proscioglimento. Purtroppo la Corte d’Appello Federale ha ritenuto punibile l’errore di forma nella presentazione dell’esposto. Noi accettiamo la decisione e non presenteremo alcun ricorso ulteriore perché ci assumiamo la responsabilità della sottovalutazione formale. Però teniamo a ribadire che ci siamo immediatamente mossi per tutelare la ragazza e tutto il gruppo. E che siamo sempre stati a disposizione dell’autorità giudiziaria per chiarire l’accaduto. Tutto questo nello spirito di attenzione e tutela di calciatori e famiglie che storicamente contraddistingue il nostro club”.

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