341
Riproduzione vietata
Poco sotto la collina di Spazzavento, a nord della città, è possibile osservare un edificio che da decenni è ridotto in rovina, e che ha sempre rappresentato particolare fascino per generazioni di ragazzi che sono entrati ad esplorarlo, la celebre Villa de Le Sacca, storica residenza estiva del Convitto Cicognini, e infatti più noto con l’erroneo nome di “Cicognini vecchio”, come se si trattasse di una sede precedente all’attuale. La struttura resiste nonostante la completa indifferenza di chi gestisce città e territorio, ma si sta sgretolando come ghiaccio al sole, ed è un vero peccato. Il valore storico e artistico del complesso è inestimabile, l’origine risale addirittura al 1276, come “Monastero di S. Maria a Gamberondoli”, con le monache dette “insaccate” per via dei loro particolari abiti talari, da qui il nome Le Sacca, ma all’inizio del ‘400 furono i monaci Olivetani ad ereditarne la struttura, che nel mentre era divenuta “Badia di Monte Uiiveto”, e nel tempo si fecero importanti lavori di ampliamento. Nel 1775 si hanno importanti cambiamenti, e l’edificio iniziò ad essere come noi lo conosciamo, con il grande fronte a solai che andò innestandosi nell’antica struttura a volte a crociera. Fu così trasformato nel momento in cui il granduca Leopoldo donò questo insediamento al Real Convitto Cicognini, e fu da allora che venne ininterrottamente usato come descrito sopra, fino all’avvento della seconda guerra mondiale.Tra i personaggi famosi, convittori storici, che sono passati da qui, non possono non essere citati Gabriele D’Annunzio e Curzio Malaparte, quest’ultimo rimastovi fino al 1915, e più volte ha ricordato quel periodo, come ad esempio ne “la Pelle” dove scrive: “… lo guardavo le case di Coiano e di S. Lucia, laggiù oltre il fiume i cipressi delle Sacca, la cima ventosa dello Spazzavento e dicevo a Jack: là è il paese della mia infanzia.”Dopo il secondo conflitto bellico, la villa divenne ricovero per gli sfollati di guerra, come accadeva anche al Castello dell’Imperatore e altri luoghi della città, dopodiché è iniziato il lento declino, e da fine anni ’60, di fatto, la struttura è rimasta abbandonata a se stessa, e progressivamente si sta rovinando in maniera devastante, nonostante gli utili lavori degli anni ’70/’80 in cui furono restaurati e rifatti gran parte dei tetti, compresi quelli dell’annessa chiesetta.Oltre al naturale corso del tempo, la struttura è stata rovinata dai vandali, già dagli anni ’70, oltre che balzata alle cronache cittadine per presunte attività occulte al suo interno, nonché dilapidata addirittura dei gradoni di marmo e alcune decorazioni e materiali laterizi. Tanti mattoni delle murature sono stati utilizzati per tappare porte e finestre, tutto ciò è documentato in rete da alcuni appassionati che hanno documentato fotograficamente l’attuale stato di degrado.Una fine ingloriosa per un luogo di così elevato interesse storico, ed è assolutamente uno scandalo che si lasci rovinare ciò che se recuperato, potrebbe diventare un polo turistico e culturale magnifico. Nelle foto si vede chiaramente l’impietoso e triste confronto tra il passato e i giorni nostri.
Daniele Nuti Prato Scomparsa
Riproduzione vietata