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Prato, dispersione scolastica e coltellata al cuore della città: Lega Giovani rompe il silenzio


Intervento sul disagio giovanile da parte del partito che, tra i protagonisti di questa campagna elettorale, può contare sul maggior numero di under 35 in lista: "Sicurezza e integrazione non sono obiettivi in contraddizione: sono la stessa cosa vista da angolazioni diverse. Una città in cui centinaia di ragazzi crescono senza mai attraversare un percorso formativo riconosciuto dalla comunità in cui vivono è una città che produce marginalità. E la marginalità, prima o poi, produce violenza"


Claudio Vannacci


Sono i giovani della Lega a mettere insieme i due fatti che hanno segnato i giorni che precedono il voto. Lo fanno con un comunicato che porta le firme del partito che, tra i protagonisti di questa campagna elettorale, può contare sul maggior numero di under 35 in lista. Una voce giovane, dunque, su un tema che riguarda, anche drammaticamente, i giovani. E che gli adulti, a quanto pare, preferiscono tenere separato.

La notte tra l’11 e il 12 maggio, in piazza Mercatale, un cameriere di 23 anni è stato accoltellato al cuore ed è andato in arresto cardiaco sul selciato. Si è salvato per miracolo. Il giorno prima, il commissario straordinario Sammartino aveva presentato i dati dell’Osservatorio sulla povertà educativa: Prato prima in Italia per dispersione scolastica, con l’11% di studenti che abbandona o accumula ritardi. Ogni anno oltre500 ragazzi lasciano la scuola senza un titolo. Trecento minori non sono mai stati iscritti: il 59% in età dell’obbligo, il 73% di nazionalità cinese. Solo il 50%dei pratesi tra i 25 e i 64 anni ha un diploma — diciassette punti sotto la media nazionale.

Dati noti, o conoscibili. Dati che c’erano. Eppure nessuno, tra chi ha governato questa città per anni, ha collegato i puntini. Dalla sinistra tanto sensibile, a parole, al tema dell’educazione e dell’integrazione, ci si aspettava almeno questo: mettere in relazione i numeri con quello che accade in strada. Invece niente. Probabilmente perché farlo avrebbe significato ammettere di aver solo blaterato — quegli stessi che non hanno mai fatto nulla per gli autobus serali e notturni, che sono nel programma della Lega, nulla per formare e sostenere chi, italiano o straniero, ha voglia e merita di costruirsi un futuro. Hanno preferito parcheggiare tanti giovani nel nulla, con il buonismo come unica politica: ragazzi con troppo tempo libero, nessuna prospettiva, e come orizzonte concreto solo fumare, bere e trovare modi per procurarsi i soldi per farlo. Poi ci si stupisce se qualcuno finisce con un coltello in mano. Ed è arrivato il silenzio.

Per Lega Giovani quei numeri non raccontano solo un’emergenza scolastica. Raccontano una città spaccata in tre, in cui fenomeni apparentemente distinti producono lo stesso risultato: ragazzi che crescono senza mai incrociare davvero la città in cui vivono. C’è una comunità cinese che nel tempo ha costruito un sistema educativo parallelo— scuole, associazioni, doposcuola etnici — che non ha mai dialogato con le istituzioni cittadine. Non è una colpa in sé, ma è il prodotto di anni in cui nessuno ha voluto dire che l’integrazione non può coincidere con la tolleranza del separatismo. Il risultato sono trecento bambini invisibili all’anagrafe scolastica. C’è poi una fascia di giovani immigrati — minori non accompagnati, ragazzi arrivati da poco — il cui unico riferimento formativo è spesso quello della propria comunità d’origine: centri culturali islamici, figure religiose di quartiere. Percorsi che non passano per la scuola, non passano per la città, non costruiscono appartenenza. Di che radicalizzazione si parli non è dato sapere. Ma una formazione che non incontra mai l’esterno non è integrazione: è separazione con il visto di residenza. E poi ci sono i ragazzi italiani. Quelli che crescono tra i social e le periferie, con una scuola che li ha persi di vista anni prima che fossero loro ad andarsene, in una città in cui il tasso di abbandono alle superiori è tre volte la media nazionale.

Il quindicenne che quella notte aveva un coltello in mano era sospeso da scuola. Era italiano. Era pratese. «Non è questione di nazionalità — si legge nel comunicato —è questione di abbandono educativo, sociale, istituzionale. E ci voleva un commissario per mettere insieme i dati che ogni ufficio aveva nel cassetto da anni». Per Lega Giovani sicurezza e integrazione non sono obiettivi in contraddizione: sono la stessa cosa vista da angolazioni diverse. Una città in cui centinaia di ragazzi crescono senza mai attraversare un percorso formativo riconosciuto dalla comunità in cui vivono è una città che produce marginalità. E la marginalità, prima o poi, produce violenza. Piazza Mercatale ne è l’ennesima dimostrazione. A sette giorni dal voto, la domanda che il movimento giovanile della Lega lascia aperta è semplice: chi ha governato sapeva. La sinistra sapeva e sa bene a che cosa si va incontro in certi casi. E ha sempre scelto la narrazione, magari condita da titoletti in inglese.

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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