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Sgombero alla Acca di Seano, le reazioni del mondo politico: dubbi per l’intervento a poche ore dal tavolo istituzionale


Dal Pd ad Avs passando per Unità Popolare critiche alla decisione di ricorrere alla forza che rischia di inasprire la tensione. Calamai, Prestanti e Biffoni: "Il confronto istituzionale non si fermerà". Banchelli, ex candidato sindaco del centrodestra: "Giusti i motivi della protesta dei Sudd Cobas ma non le metodologie usate"


Claudio Vannacci


Sono tante le reazioni del mondo politico dopo lo sgombero del presidio dei Sudd Cobas davanti alla ditta Acca di Seano (QUI L’ARTICOLO). Un’azione che ha colto di sorpresa un po’ tutti anche alla luce dell’apertura del tavolo istituzionale in provincia, avvenuta meno di 48 ore prima.

Il presidente della Provincia di Prato, Simone Calamai e il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, esprimono in una nota congiunta le proprie considerazioni sulla delicatezza del momento e sulle prospettive della complessa vertenza che coinvolge quasi cento lavoratori. “Esprimiamo sorpresa per le modalità con cui si è arrivati all’azione di sgombero. Il nostro punto di riferimento prioritario e assoluto è e resta la legalità – dichiarano Calamai e Biffoni -. Se le autorità competenti hanno ritenuto di dover intervenire con la forza, è evidente che avranno ravvisato elementi di illegittimità che hanno portato a tale decisione. Tuttavia, l’accaduto impone una riflessione seria sulle dinamiche che si innescano in queste situazioni di forte tensione sociale”.
I rappresentanti istituzionali entrano poi nel merito della natura della protesta, relativamente alla questione del legittimo diritto di sciopero: “È noto che un picchetto sindacale non può impedire fisicamente, tramite barriere, il normale carico e scarico delle merci o l’accesso di chi lavora regolarmente per l’azienda. La vicenda della Acca, ci impone quindi una riflessione di carattere generale che non possiamo più rimandare: i lavoratori non possono e non devono essere il soggetto che paga il prezzo più alto di fronte a situazioni di illegalità e al mancato rispetto delle normative esistenti. Occorre tutelare i diritti dei lavoratori che sono vittime di aziende che operano nell’illegalità È necessario e urgente ampliare le tutele a disposizione di tutti i lavoratori, offrendo loro più modalità e più strumenti per difendere i propri diritti e il proprio posto di lavoro. Una crisi non può tradursi in un danno alla parte più debole. È necessario che i lavoratori abbiano a disposizione strumenti reali ed efficaci per potersi tutelare”.
Infine viene ribadito l’impegno del tavolo istituzionale di confronto: “Il percorso istituzionale, che abbiamo avviato nei tempi e nei modi concordati durante il primo tavolo di confronto istituzionale lo scorso 1 luglio nella sede della Provincia di Prato, proseguirà senza sosta e non è messo in discussione dallo sgombero avvenuto questa mattina. Il nostro obiettivo prioritario resta la salvaguardia occupazionale dei 95 lavoratori di Acca. Continueremo a lavorare con la massima determinazione per individuare ogni soluzione possibile per il loro futuro lavorativo, muovendoci uniti per difendere la dignità del lavoro nel nostro territorio”.

 “Una pagina che poteva esserci risparmiata. Da oggi, a Prato, i lavoratori avranno meno possibilità di fare valere i loro diritti -è la posizione assunta dal sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti -. Appena due giorni fa ci siamo riuniti attorno ad un tavolo istituzionale per tentare di risolvere la vertenza. Un impegno assunto dalle istituzioni, Provincia, Comuni di Prato e Carmignano. L’azione di sgombero vanifica questo sforzo, rende impotenti i lavoratori, li priva di ogni strumento con cui affermare lo loro giusta difesa dell’occupazione. La questione vera è il futuro di 95 operai, che già incerto ora è assolutamente precluso”. Prosegue il sindaco di Carmignano: “È una pagina brutta, che doveva essere evitata. Come Comune continueremo la nostra azione a fianco dei lavoratori, a fianco di chi lotta per il proprio posto di lavoro. Continueremo, anche con Provincia e Comune di Prato, ad esperire tutti i percorsi per un positivo esito della vertenza Acca, compreso quel tavolo istituzionale che per noi non è chiuso”.


Per il Pd interviene il segretario reggente, nonché parlamentare, Christian Di Sanzo: “I problemi dei lavoratori di Prato non si risolvono sgomberando un presidio sindacale – dice -. Si tratta di una decisione profondamente sbagliata. Non è questo il metodo per affrontare una vertenza complessa come quella della Acca con 95 lavoratori licenziati che non hanno ancora una soluzione occupazionale. Solo due giorni fa si era riunito per la prima volta il tavolo istituzionale. Quello era lo strumento per affrontare la vertenza e dare risposte sia ai lavoratori sia alle aziende. Solo con il dialogo, il confronto e l’aiuto delle istituzioni si possono risolvere i problemi del distretto. Le forzature e l’uso della forza non fanno altro che inasprire le tensioni in un territorio già provato. Questa vicenda apre una crepa nella lotta allo sfruttamento che deve essere sanata il prima possibile. Altrimenti parlare di rispetto della legalità e lotta al caporalato rischia di non avere più alcun significato”. “Quello che è accaduto oggi a Prato è gravissimo e inaccettabile – dichiara Emiliano Fossi, segretario del Pd Toscana e deputato -. Sgomberare un presidio sindacale mentre è aperta una vertenza su 95 licenziamenti non è gestione dell’ordine pubblico, è una scelta politica che scarica sui lavoratori il conflitto sociale invece di affrontarlo. Due giorni fa si era finalmente aperto il tavolo istituzionale sulla vertenza Acca. Era il segnale che serviva: istituzioni, sindacati e aziende insieme per trovare una soluzione. Oggi quel percorso viene smentito dai fatti, con lavoratori e operai portati in questura invece che ascoltati. Chi ha deciso questo sgombero dovrà spiegare perché si è scelta la linea dura proprio nel momento più delicato del negoziato. Chiediamo che si torni immediatamente al confronto, che si dia priorità alla soluzione occupazionale per i 95 lavoratori Acca e che si eviti ogni ulteriore forzatura”. Sulla stessa lunghezza d’onda Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico: “Dieci giorni fa – dice – decine di imprenditori cinesi hanno assaltato con la forza un picchetto sindacale. Hanno ferito cinque agenti, distrutto i gazebo, investito un operaio con un furgone. Questa mattina, all’alba, decine di agenti hanno sgomberato il presidio dei lavoratori. Operai che difendono cento posti di lavoro. Persone che negli anni scorsi sono state picchiate sotto casa per aver chiesto un contratto regolare. Ognuno tragga le sue conclusioni. Io dico solo che immagini così ci riportano indietro di decenni. Sia chiaro, il rispetto per il lavoro della magistratura e delle forze di polizia non è in discussione. La questione è politica. Parliamo di un’azienda a processo per sfruttamento e caporalato, sotto custodia giudiziaria per una frode fiscale da 71 milioni di euro accertata dalla Procura europea, coinvolta in una guerra tra bande per il controllo della logistica. Questa determinazione, questo dispiegamento di uomini e mezzi, vorremmo vederli sempre contro chi sfrutta, contro chi evade, contro la criminalità organizzata che avvelena il distretto. Non contro chi prova a far valere un diritto. E qui la destra ha un problema enorme di credibilità. Per anni ci hanno raccontato che l’illegalità di una parte dell’imprenditoria cinese era il loro cruccio. Ci hanno costruito comizi e campagne elettorali. Alla prova dei fatti il governo Meloni è scomparso. Niente risorse per i controlli e ispettorato del lavoro senza organici. Lo sfruttamento si combatte con gli ispettori e con una politica industriale seria. Non lasciando soli i lavoratori e un intero territorio”.

“Una forzatura inaccettabile che inasprirà i rapporti senza portare alcuna soluzione – dice il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani -. Si è scelta la via più sbagliata, addirittura sindacalisti e operai sono stati condotti in questura. Servirebbe invece insistere sul confronto, perché in casi come questo il ricorso all’uso della forza non produce altro che indebolimento dell’autorevolezza delle istituzioni e della fiducia verso di esse”. Sulla vicenda intervengono anche la vicepresidente Mia Diop l’assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi secondo i quali “la durezza usata contro lavoratori e rappresentanti sindacali che rivendicavano il diritto a condizioni di lavoro dignitose costituisce un grave errore che lascia fortemente perplessi”.

Sempre dal Pd arriva la ferma condanna da parte della consigliera regionale Marta Logli: “Sgomberare un presidio di lavoratori e sindacalisti in sciopero – dice -, anteponendo e armando la continuità produttiva e la proprietà privata contro chi, onorando la Costituzione, mette il proprio tempo e corpo in sciopero sotto al sole e alla grandine e si espone alla violenza fisica a cui abbiamo più volte assistito per rivendicare la dignità del lavoro, manda un chiaro messaggio di abbandono ai lavoratori che stanno rivendicando legalità per tutti, anche per noi. E manda un chiaro messaggio di complicità agli sfruttatori, e, ancora una volta, di deresponsabilizzazione ai loro committenti. La strada del confronto istituzionale deve proseguire e anzi vederci ancora più attenti, ora che la leva del blocco delle merci viene strappata ai 95 lavoratori. È un precedente che deve indignare e mobilitare tutta la politica e tutte le istituzioni, e vederci compattamente impegnati per rilanciare il ruolo che possiamo e dobbiamo avere nel recuperare questi posti di lavoro”.
Mentre le consigliere comunali Arjana Salimusaj e Martina Cacciato stamani erano presenti al presidio: “Abbiamo visto persone che chiedevano semplicemente di essere ascoltate e rispettate – dicono -. Bloccare l’uscita delle merci non era un gesto fine a sé stesso, ma l’unica leva rimasta a chi viene punito col licenziamento per aver osato rivendicare condizioni di lavoro dignitose. Per questo riteniamo grave il segnale che esce da questa vicenda: quando una protesta mette realmente in discussione il funzionamento di una filiera produttiva, la risposta non può essere quella di neutralizzare l’efficacia dello sciopero con la forza. Difendere il diritto di sciopero significa difendere uno dei pilastri della nostra democrazia e della nostra Costituzione. La politica ha il dovere di interrogarsi sul perché sia un sindacato a dover impedire attività illegali per strada, e trovare le opportune soluzioni normative e procedurali, e ancora di pretendere che la vertenza Acca trovi una soluzione nel rispetto dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori nelle opportune sedi”. Il capogruppo del Pd Marco Sapia aggiunge: “Quella di questa mattina è una scelta controproducente. Si cancella il dialogo appena iniziato. Non solo. I modi utilizzati non portano ad alcuna soluzione, anzi la aggravano. Serve il confronto. Serve la responsabilità di tutti. I lavoratori dell’Acca non possono restare soli”.


Sul fronte opposto l’ex candidato sindaco del centrodestra Gianluca Banchelli plaude invece all’azione di procura e polizia. “L’intervento delle forze dell’ordine che ha consentito di rimuovere il blocco davanti alla Acca e di permettere a oltre ottanta imprenditori di recuperare la propria merce rappresenta un segnale importante – afferma -. In uno Stato di diritto nessuno può impedire ad altri di lavorare. È un principio che vale sempre, indipendentemente dalle ragioni della protesta. Da tempo sostengo che le metodologie utilizzate dai Sudd Cobas non possano essere condivise. Non perché non esistano problemi nel nostro distretto, né perché non esistano situazioni di sfruttamento che devono essere contrastate con la massima fermezza. Chi sfrutta i lavoratori deve essere perseguito senza alcuna esitazione. Però il metodo scelto finisce per produrre un effetto opposto a quello dichiarato: alimenta uno scontro tra gli ultimi. Da una parte ci sono lavoratori che chiedono condizioni dignitose e diritti sacrosanti. Dall’altra ci sono piccole aziende e laboratori che, pur tra mille difficoltà, cercano di sopravvivere in un sistema economico che concentra miliardi di euro nella parte più alta della filiera e lascia margini sempre più ridotti a chi produce. Il risultato è che chi si trova in fondo alla catena produttiva finisce per combattere contro chi vive la sua stessa condizione di debolezza. E mentre qui si alimenta questo conflitto, nessuno sembra voler affrontare la vera contraddizione. Assistiamo a lavoratori provenienti da Pakistan, Bangladesh e Cina che vengono sostenuti nelle proteste sul nostro territorio, con iniziative che finiscono inevitabilmente per creare tensioni e danni a una parte del sistema produttivo del Made in Italy. Contemporaneamente, le grandi catene della distribuzione continuano a riempire i propri negozi di prodotti realizzati proprio in Pakistan, Bangladesh e Cina, approfittando di costi di produzione enormemente inferiori. La politica, ma soprattutto chi rappresenta questo territorio – prosegue Banchelli -, deve avere il coraggio di affrontare il problema nella sua interezza. Non possiamo limitarci a rincorrere le emergenze. Dobbiamo costruire una strategia che valorizzi la parte sana della nostra filiera produttiva e difenda davvero il Made in Italy, senza cadere nelle semplificazioni o nel populismo. Perché se continua a perdere competitività il nostro distretto, perderemo tutti: i lavoratori, le imprese e il Made in Italy”.

Un altro ex candidato sindaco, Enrico Zanieri di Unità Popolare, esprime sostegno invece ai Sudd Cobas e ai lavoratori in sciopero: “Vogliamo su un dato laterale eppure decisivo – dice -. Perché si era appena tenuto il tavolo in Provincia tra il sindacato Sudd Cobas, i titolari della Acca, i sindaci Biffoni e Prestanti, il presidente della provincia Calamai e il vicesindaco di Prato, Blasi. Ecco, passano nemmeno 24 ore che il presidio viene sgomberato malamente dalle forze dell’ordine costituito. Il punto politico è che le istituzioni provinciali e comunali sono assolutamente secondarie rispetto alle volontà degli imprenditori e, in questo caso, dei consumatori. Da un lato le giacche e le cravatte attorno ad un tavolo che rassicurano la stampa sull’imminente risoluzione della vertenza e dall’altra gli operai presi mani e braccia e trascinati via dalla polizia su istanza delle aziende. E’ l’immagine plastica di come la politica sia sottomessa all’economia”.

Contro l’intervento della polizia anche Alessio Laschi, segretario Sinistra Italiana – Alleanza Verdi e Sinistra: “Quanto accaduto questa mattina a Seano – dice – è un fatto grave che merita una riflessione seria, non solo uno sdegno di circostanza. Due giorni fa il presidente della Provincia aveva convocato un tavolo di crisi istituzionale con i sindaci di Prato e Carmignano, i rappresentanti di Sudd Cobas e l’azienda, per affrontare il licenziamento annunciato di quasi cento lavoratrici e lavoratori. Un passo che avevamo salutato con favore, perché per la prima volta le istituzioni sembravano voler mettere al centro le persone e non solo la merce bloccata nei magazzini. Questa mattina, invece, la polizia ha sgomberato con la forza il presidio permanente. Tutto questo davanti a un’azienda che risulta già sotto sequestro giudiziario per una presunta frode fiscale da oltre 70 milioni di euro e i cui dirigenti sono sotto processo per sfruttamento e caporalato. Ci chiediamo con quale credibilità si continui a parlare di “dialogo istituzionale” se, nel giro di 48 ore, all’apertura di un tavolo di confronto segue uno sgombero in forze. Non mettiamo in discussione l’autonomia della magistratura, che agisce su un piano distinto da quello della mediazione politica e sociale. Ma proprio per questo chiediamo alle istituzioni locali e regionali di assumersi la responsabilità di tenere insieme i due piani, evitando che il lavoro paziente di mediazione venga vanificato da un’azione che, nei fatti, riconsegna la parola all’ordine pubblico invece che al diritto al lavoro”.
Sempre da Avs arrivano le reazioni di Lorenzo Falchi, capogruppo di in Consiglio regionale (“Vorremmo vedere – dice – uno Stato che interviene con la stessa fermezza e decisione contro quegli imprenditori che si arricchiscono sullo sfruttamento dei lavoratori, arrivando persino a minacce e percosse, piuttosto che contro chi protesta legittimamente per ottenere condizioni di lavoro dignitose”) e di Marco Grimaldi, capogruppo alla Camera (“La situazione alla Acca di Seano – afferma – è diventata insostenibile e di inaudita gravità. Dopo le aggressioni di padroni e caporali, ora i lavoratori e i sindacalisti in presidio vengono gettati a terra e trascinati sull’asfalto dalle forze dell’ordine. Eppure i tutori della legge non intervengono di fronte a una società criminale, che sfrutta i lavoratori, li bastona quando protestano, e ha sottratto al fisco 71 milioni di euro”).

Anche il consigliere comunale di Prato Jonathan Targetti (L’Alternativa c’è) si è recato nel primo pomeriggio a Seano per portare la sua vicinanza ai Sudd Cobas. “Questo spiegamento di forze dell’ordine sarebbe giustificato per controllare quanto accade all’interno delle aziende del distretto parallelo, non per portare in Questura, con metodi discutibili, chi da anni denuncia illegalità e sfruttamento – le sue parole -. Episodi come quello di oggi vanificano anche lo sforzo del presidente della Provincia Simone Calamai, che da settimane si stava impegnando per dare alle istanze dei lavori la doverosa legittimità istituzionale. La città si ritrova oggi ad un bivio che tocca tutti: occorre scegliere una volta per tutte da che parte stare. Si vuole che Prato basi ancora la propria esistenza economica su sfruttamento, illegalità e opacità oppure si pensa sia arrivato il momento di pretendere legalità e dignità del lavoro come condizione non più negoziabile?”.

“Condanniamo lo sgombero del presidio dei lavoratori Acca a Carmignano e le modalità con cui è stato effettuato- il commento di Cgil Toscana e Prato-Pistoia- Una scelta grave e sbagliata che alimenta la tensione senza affrontare il vero nodo della vertenza, cioè la tutela del lavoro e del futuro di quasi cento lavoratrici e lavoratori. Le crisi industriali si risolvono con il confronto, non trasformando una vertenza sindacale in un problema di ordine pubblico. Chiediamo alle istituzioni di convocare al più presto un tavolo interistituzionale per individuare soluzioni che mettano al centro occupazione, diritti, legalità e contrasto allo sfruttamento, una piaga che continua a colpire il distretto tessile pratese e il mondo del lavoro in Toscana. Rinnoviamo la propria piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici coinvolti”

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