La Fondazione Caponnetto non ha invitato nessun candidato sindaco alla presentazione del report sulla criminalità organizzata e sulle mafie a Prato. Una scelta precisa quella del presidente Salvatore Calleri ma due dei sei candidati in corsa – Gianluca Banchelli (centrodestra) e Jonathan Targetti (lista civica ‘L’alternativa c’è’) si sono ugualmente affacciati per conoscere immediatamente il contenuto. Il report non racconta nulla di nuovo e sta qui la ‘brutta sorpresa’: circostanze e indagini note, arcinote ma lasciate scivolare via. Fatti che il tempo non ha cancellato ma, al contrario, radicato e amplificato.
“Giusto parlare di negazionismo – dice Gianluca Banchelli – fino a adesso si è negato il problema e questo ha portato a una situazione che sembra irrimediabile e su cui dobbiamo mettere un’attenzione fortissima. Prato è ormai un centro che unisce varie parti d’Italia e del mondo in un filo di illegalità. Basta pensare alla recentissima scoperta di una zecca a Prato per la produzione di monete false: è il sintomo di cosa è diventata questa città”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Jonathan Targetti: “Si può intervenire non negando il problema, non parlando di percezione ma di problema su cui intervenire in modo serio e deciso e strutturato”. Il leader della civica ‘L’alternativa c’è’ elenca però anche i problemi di altro tipo che pesano su Prato: “Carenze strutturali e di personale per quanto riguarda il tribunale e il carcere – dice – senza parlare delle sedi della questura e della polizia locale. C’è insomma la questione infrastrutturale e di organico di quelli che sono i principali presidi di sicurezza e legalità”.
Il tema è anche quello di come un amministratore locale può diventare impermeabile rispetto al tentativo di avvicinamento di certi ambienti. A lanciare l’sos fu, lo scorso anno, l’allora procuratore antimafia di Firenze, Filippo Spiezia, che parlò di “logica delle organizzazioni mafiose di alimentare rapporti con esponenti delle istituzioni per consolidare posizioni di potere e ampliare la sfera del business”. Contrastare il rischio, in che modo? “Nessuno mi può tirare per la giacchetta – dice Banchelli – c’è bisogno di un’azione incisiva e a questo proposito dobbiamo attuare il Decreto sicurezza del Governo nelle parti che rispondono alle nostre esigenze. Lavorando bene si può in in mandato amministrativo rimettere un po’ di cose a posto”.
Targetti scende più nel dettaglio con un ‘piano sicurezza e legalità’ declinato in una quindicina di punti che comprendono quattro macroaree: infrastrutture e potenziamento delle forze dell’ordine, contrasto all’illegalità nelle imprese e nel commercio, sicurezza urbana e contrasto alla criminalità di strada, decoro urbano, salute pubblica e condizioni abitative. “Dalla istituzione di una Dda a Prato alla dotazione del taser alla polizia locale – spiega – dagli investimenti strutturali su tribunale, questura e sede della polizia locale ai controlli settimanali nelle aziende dove si registra lo sfruttamento dei lavoratori, da un protocollo ‘made in Prato’ fondato sulla legalità ai controlli negli esercizi commerciali potenzialmente utilizzati per il riciclaggio”. E misure più spicciole che impattano direttamente sulla quotidianità dei cittadini: “Controlli sui monopattini elettrici, sulel auto prive di assicurazione, più telecamere e più illuminazione, controlli negli appartamenti sovraffollati e guerra all’abbandono dei rifiuti”.
Tra le altre reazioni quella del il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale toscano Chiara La Porta: “Il focus sulla criminalità organizzata e la mafia a Prato presentato dalla Fondazione Caponnetto, alla quale siamo al fianco per il quotidiano impegno contro tutte le mafie – dice – rappresenta la fotografia oggettiva di un presente fatto di ‘terre di nessuno’ che era già scritto quando Fratelli d’Italia, ormai anni fa, ne denunciava il rischio di ulteriore espansione. Rischio che oggi non solo è una certezza, ma è purtroppo divenuto sistemico. Che esistessero e si ramificassero nella nostra città forme di criminalità peculiare, legate alla mafia cinese, dalle amministrazioni di sinistra che si sono susseguite veniva sottovalutato e liquidato come una mera percezione. Queste politiche caratterizzate dal voltarsi dall’altra parte, se non addirittura dal tentativo di nascondere la polvere sotto al tappeto, hanno condannato fin troppo a lungo le sorti di Prato. La guardia deve restare più che mai alta, e le istituzioni devono muoversi nella direzione opposta al male che la mafia ha saputo inculcare nel tessuto socio economico pratese, e contrastarlo con ogni mezzo. Che la politica debba essere inavvicinabile da questo male, come ha rimarcato il Presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri, per noi è sempre stato e sarà sempre un valore di riferimento inscalfibile”.
Sempre da Fratelli d’Italia, interviene anche la candidata consigliere comunale Cristina Attucci: “È un documento – dice – che esprime una preoccupazione profonda e motivata, e che denuncia apertamente le sottovalutazioni con cui, per troppo tempo, il problema è stato affrontato — o non affrontato — sul piano politico, sociale e istituzionale. La richiesta di una sezione distaccata della Dda a Prato, avanzata da un soggetto autorevole come la Fondazione Caponnetto, insieme al rafforzamento degli strumenti giudiziari e investigativi, appare oggi ampiamente motivata e impone una riflessione seria, rigorosa e non eludibile. Per questo ritengo che i nuovi organi di governo della città dovranno assumere fin dall’inizio piena consapevolezza della gravità del quadro emerso, sottraendo finalmente questo tema a ogni forma di rimozione, minimizzazione o prudenza di comodo. Al contrario, esso dovrà costituire uno dei primi e più delicati dossier su cui i nuovi organi di governo della città saranno chiamati a misurarsi con senso di responsabilità, lucidità e coraggio”. (nadia tarantino)
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