Sono ore di tormento e di profonde riflessioni all’interno di Fratelli d’Italia con il diktak del silenzio imposto a tutti i livelli, dai più alti a Roma ai più bassi in periferia. Il caso Cocci, con il ricatto a base di revenge porn e di rivelazioni sulla sua appartenenza alla massoneria, ha avuto l’effetto di un sisma di massima magnitudo quando ormai tutto sembrava apparecchiato in vista delle prossime Regionali, con il partito pronto a dare la caccia al primato cittadino, forte di un Pd ancora alle prese con le scorie del caso Bugetti e del conseguente commissariamento del Comune, ma anche della presenza in lista di tre candidati pronti a sfidarsi all’ultimo voto e in grado di smuovere le acque finora a calma piatta di una campagna elettorale che stenta a decollare.
E invece, adesso, con uno dei tre candidati forti finito sulla graticola di una storia bruttissima, sulla quale sta indagando la magistratura, ecco che FdI si trova davanti alla scelta di una strada che, qualsiasi sarà, finirà per essere in salita e scoscesa. Anche perché Cocci, fin dal primo momento, ha fatto capire di avere la certezza di essere vittima di “fuoco amico”, indicando quindi all’interno del partito la “manina” o le “manine” autrici sia del ricatto sia della divulgazione alla stampa.
Al momento l’ipotesi più probabile è quella di un azzeramento totale delle candidature fin qui emerse. Vale a dire Tommaso Cocci, Claudio Belgiorno e Gianluca Banchelli ma anche della componente femminile rappresentata da Emanuela Paci, Dania Melani e Alice Gigliotti Forti. Una scelta motivata dal fatto che escludere il solo Cocci sarebbe come cedere al ricatto ma che significa anche presentarsi al voto con una lista depotenziata, oltre a tutte le ripercussioni che potranno esserci per aver stoppato candidati che ormai già da settimane erano in piena campagna, con tanto di maxicartelloni spuntati un po’ ovunque in città. Non solo: qualcuno potrebbe leggere la mossa come una sorta di punizione di presunti “colpevoli”
D’altra parte, però, una conferma dello status quo, con Cocci lasciato in lista, vorrebbe dire affrontare consapevolmente il rischio che, da qui al 12-13 ottobre, qualcos’altro possa uscire fuori, magari proprio a ridosso del voto con le conseguenze che, a quel punto, finirebbero per travolgere non solo FdI pratese ma l’intera coalizione di centrodestra guidata da Alessandro Tomasi.
Non a caso lo stesso Tomasi stamani, a margine di un’iniziativa elettorale, non ha nascosto il suo disorientamento per l’intera vicenda: “In silenzio aspettiamo gli esiti di questa indagine – le sue parole -, che spero arrivino prima della presentazione delle liste per fare delle scelte, e soprattutto spero che arrivino per fare chiarezza in un metodo di politica che a me non piace”.
Insomma, la sensazione di essere finiti in un “cul de sac” per i meloniani pratesi è davvero forte. Così come è certo che qualcuno stia già affilando le armi per una resa dei conti per come è stata gestita l’intera vicenda, a partire dalle prime lettere anonime di febbraio fino all’uscita della notizia sul Fatto Quotidiano.
Riproduzione vietata