Tante le reazioni del mondo sindacale e politico dopo l’omicidio di un detenuto che era recluso alla Dogaia, per il quale sono stati indagati tre compagni di cella.
“E’ la drammatica conferma che negli istituti penitenziari può accadere di tutto – dichiara Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato di Polizia penitenziaria Fsa-Cnpp-Spp -. Le carceri sono fuori controllo e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il governo stanno dimostrando di non essere più in grado di gestire la sicurezza del sistema. Non siamo più davanti a episodi isolati ma a una successione impressionante di omicidi, suicidi, aggressioni, rivolte, incendi, sequestri di agenti, traffici di droga e telefoni cellulari. Dentro gli istituti carcerari si concentrano detenuti violenti, persone con gravi patologie psichiatriche, appartenenti alla criminalità organizzata e soggetti difficilmente gestibili, mentre gli organici della polizia penitenziaria continuano a essere gravemente insufficienti”.
“La situazione del carcere di Prato è di emergenza strutturale, nonostante gli indubbi sforzi del personale e della dirigenza – dice la deputata pratese di Forza Italia Erica Mazzetti -. Un’emergenza da risolvere una volta per tutte. A settembre verrà in ispezione una delegazione con il viceministro della Giustizia Sisto, con il vicesegretario nazionale Deborah Bergamini, con il capogruppo alla Camera Enrico Costa e il nostro coordinatore regionale Marco Stella”.
“L’omicidio nel carcere della Dogaia di Prato è un fatto di gravità inaudita. Esprimo il cordoglio e la vicinanza ai familiari della vittima, nella consapevolezza che ogni persona affidata alla custodia dello Stato ha diritto alla tutela della propria vita e della propria dignità” afferma il segretario Dem della Toscana, Emiliano Fossi, sottolineando che “il Partito Democratico continuerà a chiedere con forza che il sistema penitenziario torni a essere una priorità nazionale. Da troppo tempo il carcere di Prato è al centro di vicende gravissime che raccontano una situazione ormai fuori controllo”.
Interviene anche il gruppo consiliare Pd al Comune: “La morte di un detenuto nella Casa Circondariale – si legge in una nota – è l’ennesimo episodio che torna a mettere in luce il grave quadro di criticità in cui versa da anni la Dogaia: sovraffollamento, carenza di personale, condizioni strutturali difficili, episodi di violenza, tensioni continue e una crescente difficoltà nel garantire sicurezza, dignità e percorsi di recupero. Una situazione che abbiamo denunciato più volte e che richiede risposte immediate da parte del Governo. La Casa Circondariale di Prato non può continuare a essere lasciata sola. Servono interventi urgenti da parte del governo e dell’amministrazione penitenziaria per restituire sicurezza, dignità e condizioni detentive rispettose dei principi costituzionali”.
“Morire mentre si è affidati alla custodia dello Stato è una sconfitta per le istituzioni e una ferita per tutta la comunità – dichiarano i deputati del Partito Democratico Marco Furfaro e Christian Di Sanzo– -. Da anni denunciamo il sovraffollamento, la carenza di agenti, medici, educatori e personale amministrativo, le condizioni insostenibili per chi è detenuto e per chi lavora alla Dogaia. Abbiamo presentato interrogazioni, atti parlamentari e chiesto risorse. Il Governo ha risposto con promesse puntualmente disattese. Ora basta parole: Nordio venga a Prato, riferisca in Parlamento e presenti un piano straordinario per la Dogaia”.
“E’ un fatto di inaudita gravità che lascia sgomenti e rappresenta una sconfitta per le istituzioni – dichiara la consigliera regionale del Partito Democratico, Marta Logli -. Chi si trova sotto la custodia dello Stato deve avere garantita la propria incolumità e la propria dignità: quando questo viene meno, crollano i principi fondamentali della nostra Costituzione. Desidero esprimere le mie condoglianze e la mia vicinanza alla famiglia del detenuto. Avendo svolto personalmente già tre visite all’interno della Dogaia, ho potuto toccare con mano quanto la situazione sia da tempo oltre il livello di guardia. Carenze d’organico diventate ormai croniche, sovraffollamento e strutture logore creano un clima di quotidiana tensione che mette costantemente a rischio la sicurezza di tutti”.
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