Nuovi scossoni per il Pd pratese, alle prese con un cammino travagliato che ancora non è chiaro dove possa portare: se al congresso anticipato oppure al percorso Ri-Generazioni proposto dal segretario provinciale Marco Biagioni e rilanciato da quello regionale Emiliano Fossi prima dello stop della scorsa settimana.
Giovanni Morganti, ex sindaco di Vernio, si è dimesso dalla segreteria. “È una decisione sofferta ma necessaria – dice -. Di fronte allo stallo attuale e al “no” burocratico opposto alla richiesta di congresso (avanzata da alcune centinaia di iscritti e dalla stessa segreteria), ritengo che serva uno shock politico per permettere al partito di ripartire davvero”.
Morganti ha annunciato la sua decisione con una lunga lettera aperta indirizzata sia al segretario Biagioni sia a tutti gli iscritti. “Il tempo delle mediazioni è scaduto – vi si legge -. Il 20 giugno 2025 è finito un ciclo politico, ma il Partito Democratico di Prato ha scelto di non farci i conti, scivolando in un pericoloso immobilismo. A spingermi a questo passo non è solo la crisi esterna, ma la presa d’atto che questa Segreteria esiste ormai solo sulla carta. È un organismo che non viene quasi mai riunito e, quando accade, è svuotato di ogni reale potere decisionale. Le scelte strategiche vengono rimandate a decisioni dirette o concordate all’interno di una cerchia ristretta, escludendo di fatto chi ha accettato formalmente questo incarico”.
Morganti si rivolge poi direttamente a Biagioni. “La tua proposta di svolgere il Congresso era corretta ed è stata un atto condiviso – scrive -. Proprio durante l’ultima riunione di Segreteria, avevamo deciso quasi all’unanimità di percorrere quella strada, che tu stesso hai poi formalizzato alla direzione e al partito regionale. Il problema è nato dopo. Quando il Regionale ha bloccato tutto, adducendo giustificazioni tecniche sui tempi a ridosso delle amministrative, hai accettato quella risposta troppo a cuor leggero. Ma il Congresso è un atto politico, non una pratica burocratica. Se avessimo avuto davvero la volontà di imprimere una svolta, avremmo trovato la soluzione tecnica per celebrarlo. E ora, paradossalmente, siamo di nuovo in attesa che il Regionale ci dia una risposta su una domanda di congresso a cui avrebbe dovuto rispondere già la settimana dopo le regionali”.
Morganti non nasconde poi i suoi dubbi sul percorso partecipativo proposto da Biagioni e sul quale girà un documento che ha raccolto già 400 firme a sostegno. “In una fase di delegittimazione così profonda – commenta Morganti -, non bastano percorsi consultivi privi di un reale sbocco decisionale. Senza la legittimità formale che solo un congresso può dare, qualsiasi nuova fase nasce debole”.
Per poi chiudere con un duro j’accuse nei confronti dell’attuale gruppo dirigente del Dem pratesi. “Un gruppo dirigente responsabile – dice -, di fronte a questo blocco, ha il dovere di dare uno shock al partito. Per questo rassegno le mie dimissioni dalla Segreteria Provinciale. Lo faccio nella convinzione che l’unico shock utile, oggi, sia azzerare questa Segreteria e ripartire subito con un Congresso. La mia non è una fuga, ma una richiesta di scelte forti. Continuare con l’ordinaria amministrazione, mentre le decisioni reali avvengono altrove, significa condannare il Pd all’irrilevanza”.
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