Mario Adinolfi ha presentato oggi a Prato il suo programma elettorale e la lista del Popolo della Famiglia che lo accompagnerà nella candidatura a sindaco. Una presentazione, quella all’Art Hotel, che è stata un vero e proprio show con tanto di appendice finale con il litigio, nel parcheggio, con l’inviato delle “Iene” Filippo Roma, ripreso dai telefonini e finito immediatamente sui social. Adinolfi ha anche preso per i capelli l’inviato, chiedendogli ad alta voce conto di alcuni servizi della trasmissione durante i quali era stato accusato di essere un truffatore. Un fuoriprogramma che ha sicuramente movimentato il debutto pratese del leader del Popolo della Famiglia.

Tornando alla lista che sostiene la candidatura di Adinolfi a sindaco di Prato, ad aprirla come capolista è Maria Verita Boddi, malata oncologica 62enne in cura chemioterapica: “Giani e Biffoni – dice Adinolfi -celebravano qualche settimana fa l’eliminazione di una malata 55enne mia coetanea che è stata soppressa con l’aiuto della sanità toscana che considera un valore impiegare un puntatore laser per far suicidare una persona sofferente. Noi contestiamo e vogliamo drasticamente fermare la politica disvaloriale e materialista del Pd, non a caso crollata a Prato nell’intreccio tra massoneria e corruzione, riportando al centro la persona e il bene comune, la cultura della vita contro la cultura della morte fisica e morale. Una donna malata e sofferente per noi è esempio e leadership, guida una lista alle elezioni non è spazzatura da far sparire sotto il tappeto. La mia candidatura a sindaco di Prato è la candidatura che restituisce parola ai senza voce, ai bambini nascituri uccisi a centinata ogni ogni in città dall’egoismo e da un comune disinteressato a tutelare la loro vita, la famiglia nascente, il diritto alla casa, la giusta ansia di sicurezza in un contesto dove la criminalità anche organizzata è fonte di progressivo degrado”.

Per poi proseguire: “Portiamo proposte concrete – dice -come il reddito di maternità da 96mila euro per ogni donna pratese italiana senza reddito che sarà così sostenuta per i primi otto anni di vita del figlio (costo: 6 milioni di euro annui), il bonus casa da 500 euro al mese per 36 mesi per le giovani coppie stabili unite in matrimonio per sostenere la creazione di nuove famiglie italiane (costo 2 milioni di euro annui), sostegno alle procedure di remigrazione per gli immigrati che commettono reati, richiesta alla istituzioni di rafforzamento della polizia penitenziaria alla Dogaia che altrimenti rischia di essere un problema per la città, progetti di finanziamento come i 3.6 milioni di euro per il Centro di Scienze Naturali di Galceti e ciò che serve per la creazione del polo fieristico nell’area ex Banci e del Museo Francesco Nuti nel complesso di Santa Caterina. Vogliamo far rinascere Prato così e per farlo occorre fermare un sistema, occorre mandare il Pd al ballottaggio a maggio e alla sconfitta a giugno. Questa è la battaglia politica a cui il Popolo della Famiglia, rivolgendo lo sguardo alla Sacra Cintola di Maria Vergine e offrendo questa lotta alla maggior gloria di Nostro Signore Gesù Cristo, chiama in primis i cattolici delle 63 parrocchie di Prato: uscite dalle catacombe e date battaglia. A noi la battaglia a Dio la vittoria”.
E poi, a chi gli chiede come può un romano “conquistare” il voto dei pratesi, risponde così: “Prato ha bisogno di uno ‘straniero’ visto che i politici locali sono bloccati da riunioni di corrente, riunioni di segreteria, cene segrete con Furfaro dimostrando di avere a cuore solo i destini personali e non i destini della città. Se la giunta del Pd è naufragata al crocevia tra massoneria e corruzione, mafie e malaffare, il minimo che ci si poteva attendere era una risposta d’orgoglio immediata e diretta, non il triste spettacolo delle risse interne attorno a un nome”.
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