In una campagna elettorale che, nonostante manchino appena tre settimane al voto, stenta a decollare, c’è un tema che sta infiammando il dibattito: quello della tramvia. A innescarlo è stato il presidente della Regione Eugenio Giani presentando lo stanziamento di 9,5 milioni di euro per la progettazione del tratto tra la stazione centrale di Prato e Campi Bisenzio, che dovrà poi collegarsi ad un nuovo tratto fino a Peretola e da lì al centro di Firenze.
Immediate le critiche al progetto che si sono levate da due candidati sindaco: Jonathan Targetti con la lista “L’alternativa c’è”, che ha sottolineato come si rischi di sprecare risorse pubbliche per un progetto che invece di accorciare i tempi di collegamento tra Prato e Firenze li allunga, rilanciando invece l’idea del collegamento diretto Pecci-Peretola; e Gianluca Banchelli del centro destra, che ha parlato di “spot elettorale a beneficio del centrosinistra più che da una vera esigenza del territorio”.
Nel dibattito entra ora anche la Lega che non dice no a priori, mettendo però in evidenza le criticità del progetto illustrato da Giani. “Primo: i tempi – si legge in una nota – . Lo dice la stessa Regione: progetto definitivo nella primavera 2027, cantieri nel 2028, esercizio non prima del 2030. Cinque anni nella migliore delle ipotesi. E non sono ipotesi a caso: dei 489 milioni necessari, oggi sono certi solo i 10 della progettazione. Tutto il resto dipende da un bando ministeriale di cui non si conosce l’esito e, in subordine, da fondi europei 2028-2034 che, come sa chiunque mastichi un minimo di programmazione, non arrivano automaticamente. Secondo: la governance. Quest’opera attraversa due province, otto comuni, una società regionale di trasporti, due gestori tranviari diversi. Chi conosce la Piana sa che mettere d’accordo Prato, Campi, Sesto, Calenzano, Firenze e la Regione su tracciato, viadotti, espropri e priorità è un’impresa in cui tante volte si è già fallito. Pensare che stavolta vada liscia è pio ottimismo, non programmazione. Terzo, ed è il punto politico: con i soldi che si stanno mobilitando, i pratesi avrebbero potuto avere già da domattina un servizio di trasporto pubblico decente”.
Difende invece il progetto l’assessora alla Cultura Cristina Manetti, coordinatrice della Lista Casa Riformista – Orgoglio per Prato: “La tramvia non è uno spot elettorale. È la rivoluzione della mobilità che Prato aspetta da decenni – dice -. Ricordo a chi attacca il tracciato della tramvia che dimentica una cosa semplice: il treno porta da Prato a Firenze. La tramvia porta Prato dentro sé stessa. Partiamo dai fatti. Il primo tratto parte dalla stazione centrale di Prato, attraversa viale della Repubblica, tocca il Centro Pecci e arriva fino a Campi Bisenzio passando per il Macrolotto. 8,3 km, 13 fermate, un tram ogni 4 minuti in città. E già questo è una prima, grande rivoluzione: per la prima volta Prato avrà un collegamento su rotaia che unisce la stazione al Pecci, cuore culturale della città. Un asse urbano moderno che oggi non esiste. Ma la tramvia non si ferma qui: è la spina dorsale di un sistema più ampio, che porta trasporto pubblico dignitoso a zone come il Macrolotto, Paperino, San Giorgio: quartieri dove oggi chi non ha l’auto è tagliato fuori. E soprattutto apre una prospettiva nuova: per la prima volta Prato potrà sviluppare una visione moderna della viabilità urbana, con la possibilità concreta di nuove integrazioni future: con il ferro, con i bus, con la mobilità sostenibile. Non un’opera isolata, ma il primo tassello di un sistema”.
Alle parole di Manetti risponde, a stretto giro di posta, Cosimo Zecchi, capolista di Fratelli d’Italia alle prossime comunali. “Manetti e Biffoni sono in una posizione scomoda che conoscono bene – dice Zecchi -: quella di chi deve tornare in città a rivendere come conquiste le scelte del proprio partito regionale. Le scelte di Giani e di Fossi. Prato è la principale realtà economica e industriale della piana e del centro Italia. Non un satellite di Firenze, non un comune qualunque della cintura metropolitana. Una città che produce, che esporta, che conta. E che merita infrastrutture all’altezza di quello che è: un collegamento diretto con Peretola e con Firenze, percorribile in dieci o quindici minuti, non un tram che si ferma a Villa Montalvo aspettando che qualcuno costruisca il secondo lotto, se e quando arriverà.
Sul collegamento tra la stazione e il Pecci, poi, non abbiamo bisogno che ce lo disegni la Regione. Saremmo in grado di farlo da soli, se chi ci governa da dodici anni non ci avesse già dimostrato ampiamente di cosa è capace: in dodici anni non sono riusciti nemmeno a ricucire la città con il quartiere del Soccorso. Questa non è la rivoluzione che Prato attendeva. È la solita operazione di facciata, confezionata altrove e consegnata qui con un bel fiocco”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Francesco Cappelli che guida la lista di Forza Italia a sostegno di Banchelli. Faccio davvero fatica a capire come si possa definire razionalmente la tramvia Prato-Campi “la rivoluzione che la città attende da decenni” – dice l’esponente azzurro – Una rivoluzione per Prato sarebbe quella di avere una sanità che funziona, collegamenti ferroviari efficienti, meno traffico, più sicurezza, parcheggi, decoro urbano e infrastrutture utili alle imprese e ai cittadini. La tramvia – prosegue – può essere discussa, valutata e approfondita; ma presentarla come la risposta storica ai problemi della città è uno slogan fuori scala. Prima servono numeri certi sui costi, i tempi, il tracciato, l’impatto dei cantieri e, non per ultimo, i benefici concreti per i pratesi (quello che conta maggiormente)”.
Sulla questione è intervenuta anche la deputata di Forza Italia Erica Mazzetti: “Le infrastrutture, sia fisiche sia digitali, servono e ne vorremmo di più in Toscana e a Prato – dice -. Ma non possono essere materiale last minute da campagna elettorale, come accade anche questa volta. Dopo aver devastato Firenze con cantieri infiniti – botteghe che chiudono, posti auto che scompaiono -, il Pd ora vuole distruggere definitivamente la Piana, con un’opera dai costi esorbitanti e dai vantaggi dubbi che non raggiunge il risultato: ossia velocizzare i collegamenti da e per Prato, primo distretto tessile europeo. Se davvero volevano la tramvia Prato-Firenze, perché non hanno usato il Pnrr? – si chiede Mazzetti – L’occasione c’è stata, nei tempi giusti e visto che sono almeno dieci anni che l’annunciano era l’occasione giusta per intervenire sulla mobilità, con una soluzione sostenibile e moderna. Ora, sotto elezioni, propongono una non soluzione vecchia, costosa, che allunga i tempi di percorrenza e moltiplica i disagi senza risolvere il problema”.
“Prato e Firenze – aggiunge – sono già collegate con la ferrovia. La soluzione intelligente è integrare ferrovia e tram lungo i binari esistenti, non certo intasare la Piana con l’ennesima opera -bandiera che tutti sanno che mai faranno – e questa volta è un bene. La Piana, con Prato al centro, aspetta da decenni risposte: il ponte Lama, la terza corsia A11, un collegamento veloce con Pisa e Livorno, l’ammodernamento dell’Interporto, da connettere con strade, porti, aeroporti. Questi sono nodi strategici per imprese e cittadini, deliberatamente ignorati dal Pd locale e regionale”.
La capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta annuncia interrogazione alla Giunta regionale proprio sul progetto tramvia: “Un progetto senza capo né coda – dice -. La tramvia Prato-Firenze, così come annunciata recentemente dal presidente Giani, se mai sarà realizzata, sarà il monumento all’incapacità di programmazione delle amministrazioni di centrosinistra, ad ogni livello istituzionale. E chi la incensa, come l’assessore Manetti, è perché non la prenderà mai, magari perché raggiunge il capoluogo in auto blu o magari perché si fa venire a prendere”.
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