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Negata per tre volte la libertà anticipata all’omicida di don Del Becaro, la Cassazione: “Valutare di nuovo la richiesta del detenuto”


Il caso torna all'attenzione del tribunale del Riesame. Il sacerdote fu trovato morto il 29 dicembre 2012 nella canonica della chiesa di San Bartolomeo a Tizzana. Quattro le persone condannate


Nadia Tarantino


Potrebbe lasciare il carcere con qualche mese di anticipo rispetto alla data di fine pena il pasticcere albanese condannato a 16 anni per l’omicidio del sacerdote Mario Del Becaro, trovato morto il 29 dicembre 2012 nella canonica della parrocchia di San Bartolomeo a Tizzana (Pistoia). L’uomo, residente a Montemurlo, condannato insieme ad altri tre connazionali (la pena più pesante – 20 anni – all’esecutore materiale già noto per una precedente condanna per violenza sessuale e rapina) , si è rivolto ai giudici della Cassazione dopo che per tre volte il tribunale del Riesame ha respinto la sua richiesta di uscire definitivamente dal carcere. Da tempo il detenuto beneficia di permessi premio, svolge attività di lavoro con una prospettiva di assunzione a tempo indeterminato una volta tornato in libertà, presta opera di volontariato, ha già una casa da abitare grazie alla disponibilità del fratello: condizioni che – secondo il suo avvocato – sono sufficienti a chiudere prima del tempo (17 luglio 2026 la data di fine pena) l’esperienza carceraria. E mentre il Riesame non è di questo parere, la Cassazione ha recepito le ragioni dell’albanese e ha dato mandato al Riesame di valutare nuovamente il caso.
Don Mario Del Becaro, 63 anni, fu trovato legato e imbavagliato con il corpo massacrato dalle botte. Movente dell’aggressione il contenuto della cassaforte: soldi e valori.
Il pasticcere, arrestato qualche mese dopo, confessò di aver preso parte alla rapina finita tragicamente ma di non aver toccato nemmeno con un dito il parroco.
Ora, a quasi 13 anni dall’omicidio, il detenuto potrebbe tornare libero; decideranno i giudici del Riesame (la composizione della Corte sarà ovviamente diversa). A determinare i tre dinieghi erano state, nell’ottica dei giudici, varie ragioni: le modalità efferate dell’omicidio tali da non poter escludere la pericolosità sociale, il mancato risarcimento ai familiari della vittima (non costituiti parte civile nel processo), la mancata adesione ad un percorso di giustizia riparativa.
A sostegno della richiesta di scarcerazione anticipata, l’avvocato del pasticcere ha elencato una serie di elementi tra i quali la disponibilità di un domicilio, la prospettiva occupazionale e l’attività come volontario presso la mensa dei poveri. (nt)

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(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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