Fu arrestato lo scorso maggio con l’accusa non soltanto di aver partecipato alla rissa al culmine della quale morì Vladimir Lleshi, albanese di 37 anni, ma anche di aver impugnato il cacciavite usato per colpire l’uomo. Oltre sei mesi di carcere per l’imputato, un diciassettenne, anche lui albanese, e oggi, lunedì 24 novembre, il ritorno in libertà dopo che il tribunale per i Minorenni di Firenze ha recepito la richiesta di assoluzione avanzata dal suo difensore, Massimiliano Tesi. Era la sera dell’8 maggio: una lite tra due gruppi rivali nei giardini di via Corridoni sfociata in omicidio. Il pubblico ministero, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna a 12 anni di reclusione per omicidio, partecipazione a rissa aggravata e porto ingiustificato di oggetti atti all’offesa. Per questi ultimi due capi di imputazione, la condanna è arrivata: due anni di reclusione con la condizionale.
Per il giudice, dunque, non fu il minorenne a uccidere Vladimir Lleschi per la cui morte c’è un secondo indagato, un albanese di 19 anni, attualmente a piede libero; il giovane, difeso dall’avvocato Roberta Roviello, è in attesa che la procura chiuda le indagini preliminari. Nell’elenco degli indagati ci sono altri due albanesi, 20 e 22 anni: per loro solo l’accusa di aver preso parte alla rissa.
La vittima morì per arresto cardiocircolatorio pochi minuti dopo l’arrivo all’ospedale. Inutili i tentativi di rianimazione: un solo colpo, preciso al cuore. Le indagini, affidate alla polizia, ricostruirono la lite tra due gruppi rivali a causa, forse, di un messaggio inviato da uno degli albanesi ad una ragazza riconducibile all’altro gruppo. Gli albanesi si danno appuntamento ai giardini per chiarire e qui uno dei contendenti fa intervenire lo zio, Vladimir Lleshi, noto per i suoi precedenti penali e proprio il giorno dell’omicidio condannato in Appello a 8 anni di reclusione per una serie di rapine messe a segno a Pistoia. Il resto non è stato ancora chiarito e sullo sfondo ci sarebbe il coinvolgimento di un altro uomo del quale però non si è mai saputo niente. I familiari della vittima sono assistiti dall’avvocato Katia Dottore Giachino. (nt)
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