Chiusura positiva per la vertenza della stireria L’Alba: tutti i committenti hanno firmato gli accordi, rendendo valida l’intesa per ridare lavoro e diritti a nove operai licenziati, raggiunta già la scorsa settimana da Sudd Cobas e dalla società candidata al ricollocamento di commesse e lavoratori. Il Tavolo di filiera attivato in Provincia resterà comunque aperto per il monitoraggio.
L’accordo quadro, come stabilito la scorsa settimana, prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 9 lavoratori entro il 31 maggio 2026 – senza periodo di prova e con garanzie retributive equiparate al full-time – oltre alla definizione di un bacino con diritto di precedenza per le successive assunzioni. Due lavoratori, nel frattempo, hanno già trovato una nuova occupazione in autonomia.
In questi ultimi giorni, sono stati sottoscritti gli accordi commerciali tra le aziende committenti – Lanificio Nello Gori, Lanificio Roma, Artcrafts, Tessilform Patrizia Pepe, Dixie, Artic Fashion, Giupel – e la società individuata, ponendo così una base solida e condivisa per la piena sostenibilità del progetto e per favorire il progressivo riassorbimento di tutti i lavoratori coinvolti.
Il Tavolo, aperto dalla Provincia all’indomani della crisi aziendale e delle gravi tensioni sociali emerse nel settembre scorso, ha rappresentato in questi mesi un luogo stabile di confronto tra istituzioni, organizzazioni sindacali, aziende committenti e operatori del distretto, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per il ricollocamento dei lavoratori e per la costruzione di filiere produttive più eque e sostenibili. Nel corso degli incontri, avviati il 26 settembre scorso, è stato sviluppato un percorso articolato che ha tenuto insieme, da un lato, la tutela occupazionale e contrattuale delle maestranze e, dall’altro, le esigenze produttive delle imprese del territorio, alle prese con criticità strutturali legate alla disponibilità di spazi e all’organizzazione delle lavorazioni di logistica e ricondizionamento.

Soddisfatto il sindacato Sudd Cobas, fin dall’inizio schierato fianco dei lavoratori licenziati: “É la prima volta che accade. E non sarà l’ultima – si legge in una nota -. È un precedente storico quello scritto dagli operai L’Alba con 193 giorni di lotta e presidio permanente. Per la prima volta un caso di sfruttamento e caporalato nella moda viene risolto attraverso l’intervento diretto dei brand committenti. Ricollocamento delle commesse ad un soggetto che rispetta il contratto nazionale di lavoro, insieme al ricollocamento dei lavoratori prima sfruttati: l’accordo assicura lavoro e diritti agli operai L’Alba, e allo stesso tempo scongiura il rischio che quelle stesse commesse – nelle giunge di appalti e subappalti – si ritrovino ad essere lavorate in nuove situazioni di sfruttamento. È una rivoluzione in un settore dove gli appalti e i subappalti hanno finora fatto in modo che troppi lavoratori venissero prima spremuti e poi buttati”.
“Prato da oggi non è più solo la città simbolo dello sfruttamento nelle filiera della moda – prosegue la nota dei Sudd Cobas -, ma anche la città che dalle lotte dei lavoratori ha saputo inventare soluzioni innovative e concrete ad problema che non è solo pratese ma coinvolge le filiera della moda in tutto il paese e in tutto il mondo. L’accordo va alla radice del problema, ovvero del modo stesso in cui sono state finora concepite le esternalizzazione e gli appalti nel settore moda e del ruolo dei committenti. È l’ora che il principio su cui si basa questo accordo diventi norma vincolante per tutto il settore: venga ora inserita nel contratto nazionale una clausola sociale per gli appalti della moda. Ha pagato la scelta di non concentrare la battaglia verso la ditta L’Alba ma risalire subito la filiera fino ai brand”.

“Quello di oggi rappresenta un risultato esemplare per l’intero distretto manifatturiero pratese – ha dichiarato con soddisfazione il presidente della Provincia Simone Calamai – perché dimostra la forza e il valore di un sistema che non si fonda soltanto sulla legalità, ma anche sulla capacità di fare squadra. Attorno a questo tavolo, infatti, si è espressa con chiarezza la volontà condivisa di sindacati, lavoratori e imprese di raggiungere un obiettivo comune. Per la prima volta si è riusciti a dare una risposta concreta a una crisi aziendale di questa natura, attraverso un modello innovativo che può diventare un punto di riferimento”.
“Questo tavolo ha aperto la strada a un modello innovativo di collaborazione che ha saputo mettere in rete istituzioni, sindacati e sistema produttivo per affrontare una crisi complessa – prosegue Calamai – Auspichiamo che questa esperienza possa rappresentare una buona pratica ed un punto di partenza per la gestione di analoghe situazioni di crisi nel distretto, in quanto ha dimostrato che un nuovo modello di lavoro, che sappia coniugare la dignità delle persone, i diritti e la qualità delle lavorazioni, è possibile solo se portato avanti attraverso l’impegno congiunto di tutte le parti coinvolte. La positiva conclusione di questo percorso conferma che nell’efficienza produttiva e nell’impegno etico risiede la vera forza di un territorio che guarda al futuro con coraggio e responsabilità”.
“Il lanificio Nello Gori è stata la prima azienda che ha aderito all’iniziativa organizzata dal presidente della Provincia Calamai e devo dire che all’epoca non era facile immaginare che questa avrebbe prodotto un risultato di così importante rilievo – ha spiegato l’avvocato Alessandro Gattai – I committenti hanno colto subito l’occasione per poter contribuire non solo a risolvere un problema occupazionale degli ex dipendenti dell’Alba, ma anche l’opportunità di costituire insieme ad altri una filiera sana, nella quale si rispetti la legge e le norme, i contratti collettivi e che consenta di lavorare in un clima di serenità dove non vi sia un conflitto sociale che all’impresa che deve produrre non giova mai – ha concluso- Credo che questo tavolo abbia prodotto un risultato molto rilevante e che oggi i committenti possano spenderlo anche nei confronti dei loro clienti, per aver reso possibile un assetto che in qualche modo li preserva da futuri rischi di coinvolgimento in queste situazioni di responsabilità solidale del committente”.
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