Arrivano segnali incoraggianti per frenare l’invasione del fast fashion estero a favore di una reale tutela del Made in Italy, dal Tavolo della Moda che si è tenuto oggi 15 ottobre a Roma alla presenza del ministro Urso. Un problema particolarmente sentito nel distretto tessile di Prato dove l’imprenditoria cinese controlla il mercato dei pronto moda ma ha conquistato anche pezzi di filiera. Tra l’introduzione di una sorta di tassa d’ingresso ai prodotti stranieri a basso costo e la certificazione dei processi di filiera produttiva, sembrano rafforzarsi gli strumenti che il mondo produttivo ha a disposizione per frenare la concorrenza sleale, valorizzare le proprie produzioni, tutelare il settore e chi vi lavora.
Moreno Vignolini ha partecipato all’incontro di oggi in qualità di presidente nazionale dei Tessili di Confartigianato. Al termine si dice soddisfatto a metà: “Da una parte finalmente si mette mano al tema della legalità e all’invasione del fast fashion, dall’altra cerchiamo ancora risposte e soluzioni complete sulle certificazioni della filiera e sulle semplificazioni di tali processi. Oggi abbiamo messo la prima pietra e le fondamenta di un’opera attesa da tempo, ora dobbiamo lavorare all’allargamento del perimetro della filiera”.
Nel dettaglio. Per quanto riguarda il contributo d’ingresso alla merce di moda veloce e inquinante, l’idea del governo è di inserirlo nella legge sull’Epr (responsabilità in capo al produttore) che è quasi pronta. Il modello è quello francese che prevede tasse ambientali (10 euro a capo entro il 2030), divieto di promozione e multe. L’intervento rappresenta un primo freno all’ondata di prodotti moda a basso costo e di pessima qualità ma dovrà essere seguito da politiche protezionistiche europee per rafforzare maggiormente l’argine all’ingresso.
Sulla certificazione dei processi di filiera, il ministero ha in mano le proposte di legge che sono state presentate ad agosto sia dal mondo artigiano che da quello industriale. Per accelerare i tempi rispetto agli iter normativi, il governo ha deciso in parte di “giocare d’anticipo”inserendo alcune di quelle proposte negli emendamenti alla legge sulla piccola impresa che in queste ore è in approvazione da parte del Parlamento. Ed è qui che troviamo il punto debole della Tavola della moda di oggi. Al momento in quegli emendamenti non è compresa la certificazione dei processi di filiera – che lo ricordiamo è e resta su base volontaria – dei tessuti e dei filati. “Un approccio timido rispetto alle nostre richieste e alle nostre aspettative. – prosegue Vignolini – Una prudenza che ci costringe a batterci ancora per aggiungere anche questo tassello perchè solo così sarà tutelato veramente il prodotto Made in Italy”.
La madre delle battaglie per il mondo artigiano resta però, quella di uniformare gli standard per le certificazioni in modo da alleggerire il carico burocratico sulle imprese. Significa riuscire a ottenere che un determinato audit a cui è sottoposta l’azienda valga per tutti e non solo per una specifica committenza: “Nell’80% dei casi, vengono chieste sempre le stesse cose – conclude Vignolini – ma per le piccole imprese è un problema dover seguire più di un audit al mese. Uniformando gli standard, quel controllo può valere per tutti”. Tra le proposte sul tavolo del ministro Urso c’è anche quella sull’adeguata remunerazione delle commesse. Confartigianato ha elaborato un sistema virtuoso che prevede agevolazioni per il committente sugli investimenti effettuati dal terzista grazie a compensi adeguati delle prestazioni fornite. Il Tavolo è stato aggiornato al 17 novembre.
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