Categorie
Edizioni locali

Tra blocco lavorazioni, insoluti e ordini annullati crollano i fatturati: “I clienti chiamano e non sappiamo cosa dire”


Gli imprenditori hanno fretta di riaprire: "Abbiamo anticipato noi la cassa integrazione, stiamo lavorando per la messa in sicurezza ma dobbiamo avere certezze"


Redazione


Il contatore che Confindustria Toscana Nord ha pubblicato sul proprio sito per quantificare le conseguenze del blockdown sulle aziende del territorio di riferimento, indica in 788 milioni di euro la perdita di fatturato registrata a oggi, 16 aprile, di cui oltre 362 a Prato e provincia.
Traduciamo questi numeri in testimonianze dirette di imprenditori del distretto tessile che tra disdette di ordini e fatture non pagate, attendono di avere qualche certezza in più su quando potranno rimettersi in moto, con il serio rischio che non ci sia più niente da cui partire.
Alla Tessilfibre, azienda con sede a Poggio a Caiano che commercia e trasforma materie prime e opera a monte della filiera, a marzo il calo di fatturato è di due terzi rispetto allo stesso mese del 2019 e il governo non permetterà la riapertura, aprile sarà ancora peggio. “Ho un cliente in Portogallo che mi chiama in continuazione per sapere quando riapriremo – spiega Gherardo Biagioni, titolare – e io non riesco a dargli certezze. Alla lunga si appare poco seri con il serio rischio che si stufi di aspettare e si rivolga altrove come hanno fatto in tanti. Ad esempio dagli Stati Uniti. Ho un cliente turco che si è rivolto al mio concorrente inglese che non ha mai chiuso. Mi chiedo se e quando recupereremo quelle fette di mercato”. Nata oltre 60 anni fa, l’azienda conta 30 dipendenti. Sono tutti in cassa integrazione. “Sono i primi a chiamarmi per chiedermi quando torneranno a lavorare. Sono molto preoccupati. Dal punto di vista della sicurezza abbiamo già fatto molto comprando i dispositivi e stipulando anche un’assicurazione. Lunedì faremo anche la sanificazione della ditta e degli uffici. Dubito però che appena potremo ripartire, scatti la produzione. Dobbiamo vedere cosa è rimasto dei vecchi ordini non evasi. Molti sono già stati annullati. La prima cosa da fare sarà riallacciare tutti i rapporti commerciali nella speranza che ci sia ancora la possibilità di recuperare. Quattro settimane di chiusura sono tante e lo sono ancora di più dato che i concorrenti all’estero sono rimasti chiusi poco o per niente”.
Tra l’altro in magazzino è fermo un bel quantitativo di merce legato a ordini quasi interamente annullati. “Sul fronte del pronto moda la stagione primavera-estate è completamente andata. – conclude Biagioni – Saremo costretti a stoccarla per recuperare qualcosa sui costi ma le perdite si aggirano attorno al 15% e sulla lana anche al 10%. La cosa migliore sarebbe stata farci tenere aperti con dei limiti alla produzione anche perché nelle nostre attività non ci sono contatti stretti tra le persone. Ora ritornare a galla sarà durissima. Siamo demoralizzati e per un imprenditore non è un buon segno”.
Non se la passa meglio il settore delle tintorie e rifinizioni. Ivo Vignali è il patron di due aziende che operano soprattutto nel campo del tessile per l’arredamento e che insieme danno lavoro a 100 persone, la tintoria Ma.Vi e la Vignali spa. Sono tutte in cassa integrazione. “La anticipiamo noi. – racconta Vignali – Il nostro patrimonio non sono le macchine ma la gente che lavora per noi. Sono i primi a essere preoccupati perché sanno che il danno sociale è peggiore di questo virus. Ma abbiamo bisogno di aiuto dallo Stato o non andremo avanti. Al momento ho sentito solo discorsi. Abbiamo adottato le misure di sicurezza necessarie e sanificato gli ambienti. Quando ripartiremo non potrà essere a pieno regime perché non ci sono ordini. Andremo al 30% e chissà per quanto. Quindi per le distanze non ci saranno problemi. Chi ci governa deve essere più pratico. Il problema è che non sanno di cosa parlano".
"Il fatturato è a zero – prosegue – fatta eccezione per un cliente che ha un codice Ateco particolare e mi ha chiesto una lavorazione. Per 50 pezze non conviene riaprire, sono più i costi del guadagno, ma l’ho fatto per non perdere il cliente. Quanti agli ordini una parte è stata annullata. Avevamo in mano una bella commessa da parte di una ditta pratese che a sua volta è stata sospesa per due terzi. Speriamo si tratti solo di sospensione. Ci sono troppe incognite. Qualche cliente ha già messo le mani avanti e ho spostato le scadenze più avanti, altri non hanno pagato le fatture che scadevano all’inizio di aprile. Vediamo se all’inizio di maggio se ne aggiungeranno altri. Ho sentito dire che un gruppo di confezionisti ha preteso il 20% di sconto sull’ordinato. C’è sempre chi se ne approfitta e chi aveva già situazioni difficili pregresse. Bisogna saper distinguere. Di certo questo distretto già non brillava prima, figuriamoci ora. Siamo abbandonati a noi stessi. Vediamo con cosa ripartiamo quando sarà il momento perché il mondo non si ferma perché si è fermata Prato. I clienti vanno altrove e chissà se torneranno. Questa situazione è peggio di qualsiasi crisi precedente”.
È preoccupato ma non ha nessuna intenzione di arrendersi Federico Corrieri della Cofil di Montemurlo che realizza filati pregiati per i grandi nomi della moda ma anche linee per il pret a porter. Insieme alla manifattura Venezia dà lavoro a 100 persone, tutte in cassa integrazione. “La anticipo io. Siamo un’azienda che ha capitalizzato quando era giusto farlo e ora abbiamo un pochino di scorte su cui possiamo fare affidamento. Se guardassi al 90% di insoluti che ho registrato al 10 aprile, in queste quattro settimane, non dovrei anticipare proprio niente né essere puntuale con i pagamenti ma questo non è il nostro modo di lavorare e a me piace essere a posto con la coscienza. I furbetti ci sono sempre. Vorrà dire che quando ripartiremo cambieremo atteggiamento. Non sono tutti così perché in Asia ho anche clienti che ci aspettano”. In realtà nell’ultima settimana Corrieri è già potuto rientrare in azienda con qualche operaio per spedire gli ordini per la Cina, la Corea e il Giappone che hanno ripreso le attività. Un’occasione anche per iniziare a organizzare il lavoro nel rispetto delle misure di sicurezza quando sarà dato il via libera. “Non voglio aiuti dallo Stato. – afferma l’imprenditore – Voglio lavorare perché ho voglia di lavorare. La situazione non è facile e ci costerà tanti soldi ma un pochino alla volta rientreremo. Diciamo che abbiamo fatto le ferie di agosto. La preoccupazione c’è perché non sappiamo chi avremo davanti dal punto di vista della solvibilità dei clienti, però non dobbiamo arrenderci. Taglieremo al massimo i costi e dove si faceva con dieci faremo con cinque, ma ne usciremo”.
logo_footer_notiziediprato
logo_footer_notiziediprato

Notizie di Prato

è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
Iscrizione al Roc n° 20.901

Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

Notizie di Prato

è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
Iscrizione al Roc n° 20.901

Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)
©2024 Notizie di Prato - Tutti i diritti riservati
Powered by Rubidia