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Tessuti sequestrati: il distretto si interroga sul destino dei materiali confiscati


Dopo il maxi sequestro della Guardia di Finanza a Prato, con milioni di metri di tessuto e centinaia di migliaia di capi irregolari, si apre la riflessione degli imprenditori sulla vendita all' asta e gli effetti sul mercato legale


Alessandra Agrati


Dopo il sequestro da parte della Guardia di Finanza di 7,8 milioni di metri di tessuto e 237mila capi di abbigliamento provenienti dalla Cina e introdotti illecitamente sul mercato, tra gli imprenditori del distretto si apre una riflessione sulla sorte della merce, che secondo la normativa vigente viene in genere destinata all’asta.
Francesco Marini presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord non usa mezzi termini: “Pur con proporzioni diverse, è un triste spettacolo già visto, da collocare fra le multiformi attività criminali che si abbattono sul distretto pratese, lo danneggiano e ne intaccano la reputazione”. Per Marini il fenomeno si inserirebbe in un sistema basato su imprese “apri e chiudi”, all’origine di “reati e irregolarità più diverse in materia fiscale, di diritto del lavoro e di sicurezza”. Resta però il nodo del destino della merce sequestrata: “C’è da chiedersi cosa accadrà adesso di quella merce; sarebbe opportuna una riflessione, nel quadro di quanto consentito dalla legge”. In passato, osserva, prodotti simili “sono finiti all’asta, venduti a prezzi nettamente più bassi di quelli di mercato”, una soluzione “comprensibile per lo Stato ma che rischia di sottrarre spazio e opportunità alle imprese che operano nella legalità, generando concorrenza sleale. Inoltre non ci sono garanzie che le norme su sostanze chimiche e sicurezza siano state rispettate: anzi, è molto probabile che non sia così”.
Sulla necessità di contrastare con decisione il fenomeno interviene anche Andrea Cavicchi, presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Toscana Nord che sottolinea come siano soprattutto le piccole imprese a subire le conseguenze della concorrenza irregolare: “Come piccola industria, sentiamo in modo particolare il danno di queste reti illegali: le imprese ‘apri e chiudi’ fanno concorrenza sleale a chi rispetta le regole fiscali, del lavoro e ambientali, sottraendo spazio proprio alle realtà più piccole del distretto”. Per il presidente della Piccola Industria, l’azione repressiva deve accompagnarsi a un’attività di prevenzione: “Fenomeni come questo vanno prevenuti prima che repressi, ed è per questo che controlli come quello di oggi sono fondamentali per tutte le aziende che lavorano nella legalità”.
Il dibattito si sposta poi sul destino dei beni sequestrati, tema sul quale interviene anche Franco Bini, titolare del lanificio Lds-Lineaesse. “È sicuramente una procedura di legge e sinceramente non saprei come altro impiegare questo materiale, salvo una coraggiosa (e costosa) operazione di termovalorizzazione”. Tuttavia, aggiunge, “resta l’amarezza per il fatto che tramite asta – e a prezzi stracciati che recuperano forse solo in parte l’evasione – questa merce ritorna, direttamente o indirettamente, sul solito mercato, continuando a generare concorrenza sleale”. Per Bini si tratta di un fenomeno che persiste “nonostante in questi anni siano stati numerosi i sequestri della Guardia di Finanza”.
Una proposta alternativa arriva da Sandro Ciardi (Dinamo), che individua nel nodo fiscale il cuore del problema: “Ci sono creditori che devono essere pagati e l’asta permette di raccogliere denaro, ma da questo cortocircuito si potrebbe uscire creando un fondo con cui partecipare alle aste”. L’idea sarebbe quella di acquistare i materiali sequestrati per poi destinarli “allo smaltimento o a scopi benefici”, anche se, precisa, “ovviamente bisogna valutare l’impatto dei costi dell’operazione”.
Riflessione anche dal mondo del tessuto tipico di Prato con Alessandro Sanesi presidente Cardato Riciclato Pratese: “Chi lavora rispettando le regole non può che sentirsi danneggiato da queste vicende. Ogni volta che prodotti entrano sul mercato eludendo le leggi o i controlli, si crea una concorrenza sleale che colpisce direttamente le imprese virtuose del nostro distretto. Per questo è fondamentale continuare a rafforzare l’attività di controllo delle autorità competenti. Il percorso verso il riconoscimento dell’IGP nasce anche da questa esigenza: garantire ai mercati internazionali l’origine del prodotto, la sua tracciabilità e il valore di un distretto che opera nel pieno rispetto delle regole”.

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(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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