Dopo la pausa estiva, il distretto tessile pratese riparte lentamente e in ordine sparso. Alcune aziende, sia industriali sia artigiane, hanno già riacceso le macchine, mentre altre riprenderanno a pieno regime soltanto dalla prossima settimana. Diverse imprese, intanto, continuano a utilizzare la cassa integrazione richiesta prima dell’estate, in attesa di una ripresa degli ordini. Il quadro resta quindi incerto. A pesare sono soprattutto i costi energetici, particolarmente elevati per un distretto ad alta intensità di consumo, ma anche l’andamento dei mercati esteri. In particolare, resta da capire quale sarà l’impatto sul tessile pratese delle tensioni commerciali e dei dazi sul mercato americano.
“L’apertura verso il Sud America – spiega Francesco Marini, presidente della sezione Moda di Confindustria Toscana Nord – è importante per cercare di trovare nuovi sbocchi, mentre per quanto riguarda i costi energetici sappiamo che il distretto è sicuramente energivoro e per tale va riconosciuto al pari di altri attraverso quindi ristori o altre soluzioni che stiamo valutando anche in sede nazionale. Bene il percorso del cardato riciclato, per promozioni del territorio attraverso quello che il cardato rappresenta il servizio sicuramente un plus importante”.
Proprio il cardato riciclato rappresenta uno dei comparti sui quali si concentrano le preoccupazioni delle imprese. Le filature devono fare i conti con costi elevati, anche per le certificazioni, e con la difficoltà a reperire personale. Il tema si intreccia anche con il percorso per il riconoscimento dell’Igp, nel quale le filature cardate avranno un ruolo centrale.
“Le istituzioni – spiega Maria Chiara Calamai, titolare della filatura Dueerre, associata a Confartigianato e azienda del cardato riciclato – devono tutelare questo prodotto, anche nell’obiettivo di ottenere l’Igp, con misure specifiche come ad esempio la cassa integrazione straordinaria che viene erogata direttamente dallo Stato, oppure la proclamazione dello stato di crisi con le conseguenze che ne derivano”.
Che la ripartenza sia ancora debole lo confermano anche i sindacati. “Per chi ha riaperto – spiega Juri Meneghetti, segretario generale Filctem Cgil Prato Pistoia – non ci sono molti ordini, la moda infatti è legata molto anche alla domanda interna che in questo momento è ingessata per stipendi bassi e all’export che soffre delle tensioni geopolitiche, serve una politica industriale viviamo un paradosso: il distretto illegale non conosce crisi quello legale si”.
Dalla Cisl arriva una lettura simile. «Non assistiamo ad un’esplosione della cassa integrazione visto che gli imprenditori l’avevano chiesta in anticipo, ci sono aziende che stentano ma speriamo che con la fine di settembre qualcosa si muova», sottolinea Mirko Zaccheo, segretario Femca Cisl Firenze Prato.
Per il distretto, dunque, la vera partita si gioca nelle prossime settimane: la ripresa produttiva è partita, ma resta legata soprattutto alla capacità di recuperare ordini e di contenere i costi. L’attenzione degli imprenditori è ora rivolta a settembre, mese che potrà dare indicazioni più precise sull’andamento dell’autunno.
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