“Se la moda vuole essere davvero il fiore all’occhiello del Made in Italy, serve più coraggio e meno timidezza sulle risorse da destinare al settore”. È uno dei passaggi chiave dell’intervento di Moreno Vignolini, presidente di Confartigianato Moda, intervenuto oggi, 22 luglio, al Tavolo della Moda che si è tenuto presso il Ministero del Made in Italy a Roma.
Al centro dell’incontro, gli aggiornamenti sul “Piano Italia per la Moda”, il pacchetto di misure pensato per sostenere il comparto in ottica di innovazione, sostenibilità, legalità e valorizzazione della filiera produttiva.
“Confermo – ha detto Vignolini – che le linee guida e i titoli concordati con il Governo sono condivisibili. Ma non bastano: servono più risorse concrete, altrimenti si rischia di restare nell’ambito delle buone intenzioni”.
Il presidente ha ribadito la necessità di rimettere al centro la manifattura, con interventi mirati anche a sostegno della microimpresa e delle filiere di eccellenza, valorizzando le aggregazioni e promuovendo strumenti come la certificazione di legalità, su cui Confartigianato sta lavorando in sinergia con il Ministero.
Tra le proposte avanzate, anche il rilancio della formula del revamping energetico sul modello di “Impresa 4.0”, per abbattere i costi e migliorare la competitività attraverso l’ammodernamento degli impianti produttivi, puntando sull’efficientamento energetico e la transizione digitale.
Altro tema centrale è stato quello della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), prevista dalle direttive europee. Vignolini ha sollecitato “un avvio rapido della normativa, con le modifiche proposte che puntano a valorizzare la filiera a monte”. Accolta positivamente, invece, la misura sul credito d’imposta per i campionari, considerata uno strumento utile e concreto per le imprese.
Nel suo intervento, Vignolini ha anche commentato le recenti tensioni nel settore: “Stiamo rischiando di compromettere ogni sforzo per sostenere la ripresa. Da un lato, la questione della legalità di filiera, esplosa con il caso mediatico che ha coinvolto un noto marchio italiano, ha inferto un duro colpo alla credibilità del nostro sistema produttivo. Dall’altro, il fatto che si accetti come un marchio riconosciuto eccellenza del Made in italy possa produrre e vendere prodotti marchiati Made in India e avere successo solo per la sua fama e non perchè produce e venda in Italia, è un segnale preoccupante”.
Preoccupazione anche per l’aumento delle importazioni di filato cashmere dalla Cina, che sta mettendo in crisi le ultime e preziose realtà italiane della filatura di fibra naturale:
“Quelle aziende – ha sottolineato – rappresentano non solo l’eccellenza della nostra filiera, ma anche il primo punto di approvvigionamento per chi vuole davvero fare Made in Italy autentico”.
In conclusione, Vignolini ha ribadito la necessità di azioni concrete e immediate, perché “la credibilità del settore moda passa dalla sua coerenza e dalla tutela del lavoro italiano”.
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