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Sfruttamento, i Sudd Cobas dopo il commissariamento di Piazza Italia: “Bene colpire i committenti ma servono più tutele per i lavoratori”


Il sindacato che da anni è in prima linea contro il fenomeno commenta il provvedimento adottato contro la società titolare del brand: "Il primo sciopero lo abbiamo fatto nel 2022, ma quegli operai non hanno visto né un contratto né un euro"


Claudio Vannacci


Dopo anni di lotte a difesa dei lavoratori più deboli della filiera della moda, il sindacato Sudd Cobas saluta con favore il commissariamento di Piazza Italia, deciso dal Tribunale di Firenze che ha imposto la misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per un anno a causa del mancato controllo, da parte della società con sede a Nola, sulle aziende a cui aveva esternalizzato il lavoro e poi accusate di sfruttamento e caporalato.
“Il primo sciopero in questa filiera lo facemmo nel 2022 – spiegano dai Sudd Cobas -. E arrivò davanti alle vetrine del marchio nel centro commerciale I Gigli. Quei lavoratori oggi hanno in mano una sentenza del Tribunale del Lavoro che gli riconosce contratti indeterminati e decine di migliaia di euro. Non hanno mai visto né uno straccio di contratto né tantomeno un euro. La confezione in cui lavoravano (12 ore al giorno su 7 giorni) ha chiuso i battenti. E quelle stesse commesse sono tornate ad essere lavorate in qualche capannone anonimo dello sfruttamento prima di arrivare nelle vetrine di Piazza Italia. Quando diciamo che in queste realtà (come in molte altre) la via dei Tribunali del Lavoro è un vicolo cieco e che solo la sindacalizzazione può cambiare questa realtà non lo abbiamo appreso dal mondo delle idee, ma dall’esperienza vissuta”.
Tornando poi sulla decisione del Tribunale, i Sudd Cobas tornano positivi: “Sicuramente è una buona notizia – dicono -. Perché finalmente si guarda in faccia la realtà e, invece di limitarsi a colpire la confezione di turno, si va a colpire il committente capofila. Perché queste filiere funzionano sempre (e proprio sempre) così: chi sfrutta lo fa per conto di qualcun altro. Chiamando in causa quel qualcun altro si può mettere in discussione il sistema. È per questo che dalla scorsa primavera i picchetti si spostano sempre più spesso dalle confezioni davanti ai magazzini e le vetrine dei committenti. È per questo che dalla vertenza de L’Alba e dall’esperimento del Tavolo di Filiera può iniziare una rivoluzione per le filiere della moda”.
“Il caso vuole – aggiunge il sindacato – che scriviamo queste righe mentre nel Tribunale di Prato si tiene l’udienza che vede sotto accusa un sindacalista e un operaio della Texprint. Furono arrestati entrambi nel settembre del 2021 durante lo sgombero della tenda piantata in piazza del Comune dagli operai della Texprint. Eravamo al terzo giorno di sciopero della fame. Il sindaco era Matteo Biffoni, che invocò lo sgombero a tutela della sua sicurezza personale, dopo che gli operai Texprint (a cui da mesi il sindaco negava una semplice udienza) avevano osato chiedergli spiegazioni durante l’aperitivo serale che gustava a pochi metri dalle tende dello sciopero della fame. Bisognerebbe fare la conta di quanti operai e sindacalisti sono dovuti finire a processo e quanti lavoratori sono dovuti essere strascinati sull’asfalto dei piazzali delle fabbriche durante gli sgomberi dei picchetti (o finire in ospedale per le sprangate delle squadracce mandate dai padroni) prima che si arrivasse a questa svolta. Si capirebbe forse che la svolta in questa città è iniziata molto tempo fa. Ed è grazie a quegli operai del distretto che per troppi anni sono stati guardati e trattati come delinquenti. E che ancora oggi si ritrovano accusati nelle aule di tribunale per aver lottato per i propri diritti”.

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Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
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