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Pitti Filati al via con le incognite sull’export e sul caro materie prime: ecco i commenti degli espositori pratesi


Focus sulle collezioni primavera-estate 2027, con le novità dei produttori pratesi e le strategie delle aziende per affrontare un mercato in evoluzione


Alessandra Agrati


Al via la 98esima edizione di Pitti Immagine Filati per la presentazione delle collezioni primavera-estate 2027, tra incertezze legate all’export e al costo delle materie prime e la sovrapposizione con la data di Milano Unica e Pitti Bimbo. Una partenza che, secondo i produttori – 30 quelli pratesi – ha scelto una data poco felice, che ha portato i clienti a dividersi fra Milano e Firenze con tempi ristretti di permanenza in entrambe le fiere. Su questo incide anche l’incertezza dei dazi e il costo delle materie prime, sempre più care. Secondo l’Ufficio studi economici e statistici di Confindustria Moda, le difficoltà del mercato dei filati trovano riscontro anche dall’andamento dell’indice dei prezzi alla produzione rilevato da Istat per le filature: nel periodo gennaio-ottobre 2025 l’indice registra una variazione negativa pari al -1,4%.

Servizio fotografico di Alessandro Fioretti

“Stiamo vivendo una situazione complicata – spiega Raffaella Pinori di Pinori Filati – che vede anche l’aumento del costo delle materie prime, in particolare lana, mohair e alpaca, e quello del lavoro e dell’energia. Inoltre arrivano messaggi che creano incertezza dalla chiusura dei mercati russi all’altalena di quelli americani. Una situazione che si riflette anche sul mercato interno: molti dei maglifici nostri clienti lavorano con l’estero. Per quanto riguarda i consumi, c’è una frenata dovuta al basso potere di acquisto da parte dei consumatori finali”.
La risposta di Pinori Filati a questa complessa situazione è di continuare a puntare sull’aspetto personalizzato e artigianale dei prodotti, spingendo sempre sul denim riciclato. “La concomitanza con altre fiere – conclude Pinori – non è stata d’aiuto, bisognerebbe fare massa critica per evitare la sovrapposizione”.
Specializzazione e nicchia anche per Ilaria, specializzata in filati fantasia, che per la collezione primavera-estate 2027 vede l’arricchimento con viscose e crepes. “Siamo sicuramente preoccupati – spiega Francesco Bruni – ma non cambiamo la nostra missione: continuiamo a puntare su una produzione tutta italiana. L’avvio della fiera non è stato dei migliori, speriamo di essere smentiti nei prossimi giorni, ma la sovrapposizione di date non aiuta”.


Per la filatura italiana nel 2025 si prevede la prosecuzione della fase negativa già registrata nel corso dell’ultimo biennio. Sulla base delle elaborazioni preliminari effettuate sempre dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, basate sia su variabili macro sia su indagini campionarie interne, il fatturato settoriale è atteso in diminuzione del -4,1% su base annua, con il turnover settoriale che scenderebbe a circa 2,5 miliardi di euro.
Per far fronte a un quadro preoccupante, una risposta è sicuramente la ricerca e l’innovazione del prodotto. “Continuiamo a puntare sui filati fantasia – spiega Tommaso Baldini, AD Lanificio dell’Olivo – ma bisogna anche investire all’origine con nuovi fornitori, materie prime innovative e contratti per le materie prime fatti con largo anticipo, anche se questo è ovviamente un grosso rischio aziendale”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Bastagli, presidente Lineapiù Italia: “Il prezzo delle materie prime è costantemente in aumento, anche per un fenomeno di speculazione, quindi l’approvvigionamento in anticipo è parte della nostra strategia. Su questo incide anche la complessa situazione geopolitica, la crisi dei brand e dei consumi. È necessario quindi trovare un equilibrio fra la proposta produttiva e il consumo reale”. Intanto l’azienda registra un ritorno dei giovani stilisti, che apprezzano la viscosa, sempre materiale di punta, che quest’anno viene interpretata anche con titoli importanti dai 20mila ai 40mila, utilizzando effetti lucidi e opachi.


Tornando alla congiuntura economica secondo l’analisi sui primi nove mesi del 2025, la filatura, nel suo complesso, registra una contrazione significativa delle esportazioni, con una flessione del -5,2%; cui si affianca un calo ancora più marcato delle importazioni, pari al -9,2%. In termini di valori, l’export di filati si attesta a 581 milioni di euro, mentre quello dei filati importati scende a 553 milioni. “Avvertiamo la crisi dei grandi brand, nostri clienti – spiega Francesco Lucchesi, presidente Industria Italiani Filati – ma continuiamo a puntare su prodotti all’avanguardia, tecnologici e sostenibili. Il nostro obiettivo è di arrivare fra un anno alla certificazione al 100% della sostenibilità della nostra collezione”.

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(N° 4 del 14/02/2009)
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