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Pitti Filati 2026: cresce la presenza di Prato con 30 filature


Da domani al 23 gennaio, alla Fortezza da Basso. Il distretto pratese, con 1.800 addetti e un fatturato di 650 milioni di euro, mantiene la propria leadership nonostante la flessione della produzione e delle esportazioni


Alessandra Agrati


Si apre domani 21 gennaio, per chiudersi due giorni dopo, la 98a edizione di Pitti Filati, incentrata sulle collezioni per la maglieria della primavera-estate 2027 Il gruppo dei produttori pratesi in fiera è come sempre molto nutrito: 30 filature – una in più rispetto alla corrispondente edizione 2025 – alle quali si affiancano altre imprese del territorio appartenenti a settori collaterali e di servizi. Di fatto il plotone pratese è andato assumendo nel tempo un peso crescente, rispetto all’intera compagine degli espositori, anche nelle edizioni dedicate alla primavera-estate tradizionalmente meno congeniali alla tradizione produttiva pratese.
“Si tratta di filati ben diversi da quelli invernali, e non solo per il titolo bensì anche per caratteristiche di leggerezza che li rendono estremamente confortevoli anche in stagioni intermedie. – spiega Stefano Borsini, imprenditore del settore, espositore e componente il Comitato tecnico di Pitti Immagine -. Naturalmente In questo senso Prato riesce a far tesoro della sua indiscussa competenza nel settore laniero, proponendo filati di eccellente qualità adattissimi alla primavera. Ma se questo è un tratto comune a diverse aziende, sono numerose anche le proposte del tutto diverse: la capacità di offrire prodotti estremamente diversi fra loro, sempre vari e in grado di fornire stimoli differenti. Interessantissima come sempre l’area tendenze, che si proietta in avanti di ben tre stagioni aprendo orizzonti conoscitivi importanti all’intero settore moda. Pitti Filati si conferma un evento espositivo di alto livello, oggetto di attenzione da parte di tutto il mondo della moda a livello internazionale.” Sono 75 le imprese produttrici di filato del distretto pratese che in media d’anno 2024 hanno impegnato 1800 addetti diretti, con un fatturato di circa 650 milioni di euro, in contrazione del 5% rispetto al 2023. Anche i filati per maglieria non sfuggono alle dinamiche particolarmente complesse che coinvolgono il settore moda. Dalle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord emerge con nettezza che se il 2022 fu un anno particolarmente positivo per i filati pratesi, dal 2023 si è assistito a un arretramento progressivo delle attività – anche fisiologico – proseguito nel 2024 fino al 2025. Nei dati dei primi 9 mesi del 2025 (quelli sull’intero anno saranno disponibili a inizio febbraio) la produzione si presenta nel complesso negativa rispetto allo stesso periodo del 2024, a quota -2,6%, mentre le esportazioni in valori segnano -7,6%. Mediamente il 40% del fatturato del comparto pratese è realizzato con l’estero; i produttori di filati per maglieria esportano oltre la metà della produzione in valori, mentre i filati da tessitura sono assorbiti per lo più dal mercato interno e l’incidenza del fatturato estero è inferiore. Significativi e degni di attenzione e approfondimento i dati sull’export in rapporto ai mercati, con paesi dell’Europa occidentale che crescono, anche a due cifre, quelli dell’Europa orientale che viceversa decrescono (Polonia e Slovacchia sono fra le poche eccezioni positive) e paesi extraeuropei che per lo più anch’essi decrescono (con le eccezioni di Stati Uniti, Vietnam e pochi altri che portano il segno più ma partendo da quote molto esigue). In definitiva la quota maggiore dell’export pratese di filati per maglieria spetta alla Germania, che consolida il suo primato e vale il 13,5% del totale; a seguire Romania, Portogallo e Francia tutti sopra l’8% del totale ma con la Romania in regresso. Il clima di fiducia dei produttori di filati dà segnali di miglioramento, nonostante il problema dei dazi statunitensi e una situazione valutaria che non favorisce le esportazioni dai paesi euro.
“Quella dei produttori di filati per maglieria è una nicchia di grande prestigio all’interno del sistema produttivo tessile pratese – commenta Gabriele Innocenti, coordinatore del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord -con livelli di eccellenza riconosciuti da tutti gli addetti ai lavori, che ha in Pitti Filati il suo punto di massima visibilità nella promozione verso la clientela internazionale. La concorrenza è comunque sempre più agguerrita e le nostre aziende si trovano con la propria competitività minata da fattori penalizzanti come i costi energetici, in Italia molto pesanti. Un altro elemento negativo che colpisce l’intero settore a livello mondiale è invece costituito dai prezzi delle materie prime tessili, ora in rialzo. Assieme al dato generale del ristagno dei consumi, tutto questo contribuisce fortemente a frenare le nostre produzioni e a creare tensioni sulla remunerazione del lavoro nell’intera filiera. Ed è proprio la tenuta della filiera la preoccupazione più grande per il distretto tessile pratese. Occorre che vi sia una presa di coscienza degli squilibri che minacciano un sistema produttivo reso fragile da scossoni come la pandemia e da tanti fattori di destabilizzazione. Il problema di una più equa distribuzione del valore lungo la filiera della moda nella sua interezza rimane un nodo in gran parte irrisolto, ma deve essere una priorità assoluta, alla quale sono legati direttamente o indirettamente anche temi cruciali come la trasparenza e la legalità. Intanto iniziative come la progettazione della piattaforma Didip per la condivisione dei dati fra le aziende dimostra come il mondo produttivo sia consapevole della necessità di qualificare le relazioni di filiera rendendole più agevoli e tracciabili. Un obiettivo, quello della tracciabilità, che a Prato è reso complicato dalla frammentazione delle fasi di lavorazione e che proprio da Didip potrà avere un impulso fondamentale.”

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