La stagione dell’olio 2025 si presenta con molte incognite e con una produzione ridotta. A incidere non sono solo i fattori climatici, ma anche il naturale principio di alternanza degli ulivi, che portano a un anno di maggiore resa seguito da uno di minor raccolto. Quest’anno, oltre alla fisiologica “scarica”, hanno pesato il caldo intenso della seconda metà di giugno e l’attacco della mosca olearia, che ha colpito numerosi uliveti. “È stata una stagione complicata – spiega l’agronomo Ugo Damerini – che in parte si è risollevata, fatta eccezione per l’area nord di Prato, dove una violenta grandinata a fine agosto ha compromesso ulteriormente la raccolta che inizierà a metà mese”.
Anche la resa desta preoccupazioni. “Lo scorso anno, a metà ottobre, era al minimo storico del 5%. Quest’anno i parametri dovrebbero essere migliori – sottolinea Damerini –. La qualità, inoltre, dovrebbe mantenersi buona: le olive colpite dalla mosca sono cadute precocemente e non andranno a compromettere l’olio”.
Resta però incerto il prezzo al litro. Nel 2024 si era attestato intorno ai 15 euro, e le previsioni indicano un rialzo dovuto alla scarsità del prodotto. “I produttori non si espongono – aggiunge Damerini – ma il prezzo sarà sicuramente più alto. Il vero problema resta quello dei costi della raccolta, sempre più elevati, e della mancanza di manodopera”.
Una criticità che si trascina da anni e che porta sempre più oliveti a restare incolti: i costi superano i ricavi, scoraggiando i piccoli produttori. “Così rischiamo di perdere un patrimonio – conclude Damerini –. È urgente sostenere le aziende olearie, altrimenti assisteremo a un progressivo abbandono degli ulivi, ed è davvero un peccato per il nostro territorio”.
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