Rinnovato, a due anni dalla scadenza, il contratto nazionale per i lavoratori delle aziende artigiane del settore moda. Un importante risultato per i numerosi addetti del distretto innanzitutto in termini economici con l’aumento di 172 euro (12% sul quadriennio suddiviso in quattro tranche) e l’una tantum per il periodo di vacanza contrattuale di 110 euro divisa in due rate da 55 euro . Previsto anche l’aumento a 6 euro degli scatti di anzianità per gli apprendisti e l’aumento della percentuale di maggiorazione per l’attivazione degli accordi di flessibilità dal 10% al 12%.
Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e le rappresentanze delle associazioni datoriali di categoria Confartigianato, Cna, Claai, Casartigiani hanno trovato anche un accordo in termine normativi con l’aumento del limite massimo del periodo di conservazione del posto di lavoro, in caso di malattia, da 21 a 24 mesi e di ulteriori 90 giorni per lavoratori con disabilità certificata. Inoltre, in aggiunta a quanto previsto dalla normativa vigente, sarà previsto un mese retribuito al 60% a carico delle aziende per le lavoratrici inserite nei percorsi di protezione.
“Si tratta di un contratto nazionale importante -sottolinea Juri Meneghetti segretario generale Filctem Cgil Prato Pistoia – le aziende artigiane ed i lavoratori e lavoratrici del settore sono tra gli elementi centrali per l’ossatura economica e produttiva del nostro Paese. L’ipotesi di accordo di rinnovo prevede, oltre che l’aumento retributivo, anche avanzamenti dal punto di vista dei diritti come, ad esempio, misure relative al tema del contratto alla violenza di genere.”
E’ stata istituita anche la Commissione per la riforma dell’inquadramento, l’inserimento delle linee guida per il Lavoro Agile e la regolamentazione per l’attivazione della Banca Ore Solidali a tutela di comprovati e documentati casi di gravità e necessità
“Un buon accordo – ha sottolineato Mirko Zacchei segretario generale Femca Cisl -sia in termini economici, ma anche con importanti avanzamenti a tutela delle situazioni di maggiore vulnerabilità a partire recepimento degli Accomodamenti Ragionevoli” per il reinserimento persone con disabilità nel processo produttivo”.
Al termine della trattativa è stato sottoscritto un impegno comune delle parti a promuovere azioni condivise verso le istituzioni a sostegno del settore moda.
Non siamo né pazzi né benefattori – spiega Moreno Vignolini, presidente di Confartigianato Moda nazionale, riferendosi agli aumenti concessi – Il rinnovo del contratto, si basa un dato oggettivo, l’indice IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato, al netto dei beni energetici importati) un parametro utilizzato per misurare la variazione del costo della vita assunto da anni dalle parti come parametro oggettivo per tutti i tipi di contratto dell’artigianato. Tale indice risente ovviamente dell’inflazione che in questo momento è particolarmente alta. A fronte di una richiesta iniziale dei sindacati di 200 euro legati a un indice del 14% circa, abbiamo cercato di contenere l’aumento, consapevoli del difficile momento attraversato attualmente dalle aziende del settore. La trattativa ci ha portato a individuare un punto di non caduta su valori vicini all’indice IPCA del mese di giugno che si aggirava intorno al 12 %. Un accordo che abbiamo stretto nella convinzione dell’importanza del rapporto tra lavoratori e titolari tipico dell’azienda artigiana assimilabile a una famiglia allargata, modello unico in Italia. Si tratta inoltre di un segnale per avvicinare sempre più i giovani al mondo del tessile e della moda. Resta inteso tuttavia che se tutto questo non verrà supportato dalle più volte invocate politiche di intervento da parte del Ministero del Made in Italy, col quale è in programma un tavolo della moda il 6 agosto prossimo, molti lavoratori non riceveranno tali aumenti perché molte aziende saranno purtroppo costrette a chiudere i battenti”.
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