Vestiti realizzati senza produrre alcun scarto di lavorazione. Come? Tecniche di cucito e confezionamento che non prevedono l’uso delle forbici e che danno largo spazio alla creatività. Ad esempio trasformando una giacca in un vestito in cui le maniche diventano tasche. Il workshop “Zero waste” di una settimana con Lucas Krob, massimo esperto di questa tecnica a dispetto dei suoi 26 anni, è un ulteriore arricchimento formativo per i 45 studenti del Mita Academy percorso modelleria e prototipia e per i 20 del corso di laurea in Fashion design dell’Università di Firenze con la professoressa Elisabetta Cianfanelli, riuniti negli spazi messi a disposizione da Beste Lab a Prato. Sotto la supervisione delle docenti Isabella Cacciatore e Maria Paola Agnani, i ragazzi hanno lavorato sui tessuti d’arredamento messi a disposizione dall’azienda Alessandro Bini di Montespertoli, sensibile ai progetti sui giovani e sull’economia circolare, perché tutto deve essere recuperato. Cinque dei quindici modelli andranno in mostra alla Milano Design week che si terrà a fine aprile. Un’occasione importante per i ragazzi per mettere alla prova le conoscenze acquisite fino a ora e per dare un tocco di fantasia a due formazioni molto tecniche che però sono essenziali per il settore della moda: “Noi stiamo cercando di difendere il Made in Italy, una filiera manifatturiera italiana. Questa è la sfida che stiamo sostenendo noi e altre aziende italiane. – spiega Federico Pagliai, responsabile Ricerca di Beste spa – Questa filiera si poggia su due figure fondamentali che sono il modellista e il prototipista. Ci vogliono tecnica, capacità manuale, sensibilità, precisione millimetrica. Ci sono tante cose da apprendere e che bisogna imparare a gestire. In un’azienda di moda queste due figure devono lavorare fianco a fianco, integrandosi perché il lavoro di una presuppone quello dell’altra. Devono imparare a dialogare fra loro. Questo è ciò che è alla base del progetto con il Mita che noi siamo ben lieti di sostenere”.

Frutto dell’intreccio di precedenti collaborazioni e ricerche, il workshop, come anche altri laboratori, è la dimostrazione che le Università e le scuole post diploma non sono in concorrenza fra di loro. Non è un caso che tra i soci fondatori del Mita ci sia il Pin, polo universitario Città di Prato che è anche partner attivo dei corsi presenti nel capoluogo laniero, sede del più grande distretto tessile d’Europa: “Non solo non c’è contrapposizione – afferma la direttrice generale di Mita Academy, Antonella Vitiello – ma anzi siamo riusciti a creare continuità nei percorsi formativi e questo è un arricchimento per tutti. Un modello che all’estero esiste da tempo e che è sicuramente di successo. Nella pluralità e nel confronto c’è la ricchezza e il raggiungimento di grandi obiettivi e di soluzioni. I ragazzi devono avere una visione completa del mondo produttivo. Diamo ai nostri ragazzi un quadro completo. La creatività parte dal saper fare, va di pari passo alla manifattura, non c’è dicotomia”.
La professoressa Elisabetta Cianfanelli dell’Università di Firenze pone l’accento sul prodotto come centro del processo produttivo: “Per salvaguardare il Made In dobbiamo investire in creatività, l’innovazione formale è essenziale”.
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