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Mappatura della filiera, sotto la lente d’ingrandimento lanifici e filature


Due modi diversi di produrre e di vendere ma entrambi legati strettamente al mondo della moda. Emergono segnali positivi su redditività e futuro di Prato. Le imprese coinvolte nell'indagine dichiarano uno stretto legame con il distretto ma non con le aziende cinesi


Redazione


Produttori di filati e lanifici. E' su questi due segmenti della filiera produttiva che si è concentrata la quarta e penultima tappa della mappatura tessile promossa dalla Camera di Commercio di Prato con il contributo del Progetto Prato della Regione Toscana, coordinata da Confartigianato con la collaborazione di Cna e Unione Industriale Pratese;
Dallo studio, presentato stamani, emergono due modi diversi di vendere e produrre il prodotto tessile. Entrambi i settori hanno adottato strategie proprie per rispondere alla crisi, un’uscita che per i filati è stata anche aiutata dalle tendenze del mercato, che negli ultimi anni ha fatto registrare un boom della maglieria. Per entrambe comunque ci sono segnali positivi sul fronte della redditività che appare più forte con il crescere delle dimensioni aziendali e dell'investimento in innovazione e potenziamento strutturale. Il segreto del "successo" è la qualità dei prodotti offerti, spesso legati a doppio filo al mondo della moda. Nel dettaglio.
STRATEGIE. La recessione ha avuto un impatto pesante su tutti i produttori, ma i lanifici lamentano di avere incontrato maggiori difficoltà. Per superare la crisi in corso le due categorie hanno messo in campo strategie in parte diverse: se entrambe hanno cercato di attuare una riduzione dei costi, i produttori di filati sono intervenuti sulla ridefinizione della propria offerta di prodotti, mentre i lanifici sono andati alla ricerca di nuovi mercati. 
LE DIMENSIONI Le aziende di produzione di filati sono caratterizzare da una elevata concentrazione e hanno un fatturato medio più alto: 7,9 milioni di euro conto i 5,7 milioni di euro dei produttori di tessuto. Un fatturato che per le imprese produttrici di filati più grandi è di 14 milioni di euro di media, mentre per quelle di tessuti le più grandi fatturano mediamente 9,9 milioni di euro. Anche sul versante dei dipendenti, le imprese produttrici di filati risultano mediamente più strutturate: hanno 20,5 dipendenti di media, contro i 14,3 dei lanifici. Le imprese di dimensioni più grandi hanno 32 dipendenti nel primo caso e 24 nel secondo.
I MERCATI Sono maggiormente orientati all’estero i lanifici, che fatturano i 2/3 della propria produzione sui mercati stranieri. Per i produttori di filati, l’estero ricopre il 43,5% del fatturato, ma anche il mercato interno è molto importante con il 37,6% del fatturato.
IL PRODOTTO Per entrambe le categorie il punto di forza delle proprie produzioni è la qualità del prodotto, seguito dal servizio offerto. Per i lanifici ricopre una certa importanza anche il fattore prezzo. Quasi la metà delle aziende di maggiori dimensioni (intorno al 43%) di entrambe le tipologie di produttori lavora per griffes e grandi marchi
LA REDDITIVITA’ Per il 59% dei produttori di filati di dimensioni più grandi la redditività degli ultimi 5 anni è giudicata “buona” o “molto buona”; un giudizio condiviso anche dal 46% dei lanifici più grandi. Circa le prospettive future per il 45% dei produttori di filato e il 34% dei lanifici ci sono delle possibilità di crescita.
RAPPORTI CON IL DISTRETTO Sia per lanifici che per produttori di filati risulta molto intenso il legame con il distretto e con i conto terzisti: mediamente il 90% delle lavorazioni viene effettuato nel distretto. Da entrambe le categorie si segnale una particolare attenzione alla capacità produttiva delle filature, ritenuta insufficiente dal 45% degli imprenditori.
IL RAPPORTO CON LE AZIENDE CINESI. Secondo quanto dichiarato, il rapporto con le imprese cinesi che operano sul territorio è molto scarso: l’84% dei produttori di filato e l’81% dei produttori di tessuto dichiarano di non avere nessun rapporto con queste aziende. E anche sulla possibilità di interazione future molto netto appare il giudizio degli imprenditori: per il 54% dei lanifici le imprese cinesi non rappresentano un’opportunità, per il 50% dei produttori di filati sono un’opportunità marginale. Sarà un'indagine dell'Irpet ad approfondire questo aspetto cercando riscontri tecnici a quanto dichiarato dalle imprese.
LA SUCCESSIONE AZIENDALE Per il 13% delle aziende produttrici di filati e il 20% dei lanifici la successione aziendale è vista con preoccupazione; in realtà si tratta di un tema che coinvolge molte delle imprese del settore, se si tiene conto che il 44,5% dei produttori di filati e il 50,9% ha un titolare over 55. Il capitalismo in salsa pratese è ancora molto familiare: la direzione dell’azienda è nell’87% dei casi lasciata a un familiare o a un parente. Problemi si segnalano anche per la sostituzione in azienda di figure chiave della catena produttiva: il 42% dei produttori di filati e il 29% dei lanifici segnala difficoltà a reperire personale qualificato da inserire in azienda. Per i primi i capireparto e i capifilatori sono le figure più critiche, mentre per i secondi le criticità sono nel reperire disegnatori e tessitori.
E IL FUTURO DEL DISTRETTO? Nessun dubbio per la maggioranza degli imprenditori circa le previsioni per il futuro del distretto: prospettive positive per il 67% dei produttori di filati e il 53% dei lanifici. Una considerazione che lascia sperare che le fasi più aspre della crisi e dei ridimensionamenti possano essere lasciate alle spalle e che adesso il distretto debba concentrarsi sul proprio futuro e sulle nuove opportunità offerte dal mercato.

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

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Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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