È tempo di ferie anche per il distretto tessile pratese, che si prepara alla chiusura estiva nelle settimane centrali di agosto. Una pausa attesa dopo otto mesi particolarmente complicati, segnati da un clima di incertezza – in particolare sui dazi – e da un mercato che fatica a ritrovare stabilità. Nonostante tutto, lungo la filiera si colgono timidi segnali di ripresa.
“Operiamo in conto terzi – spiega Elisa Colzi dell’Orditura Fabrizio Colzi – quindi non abbiamo accesso diretto al mercato. Tuttavia, avvertiamo una cauta ripartenza da parte dei nostri clienti. Torna la voglia di investire nei campionari, e questo ci fa sperare: è il segnale che gli imprenditori credono ancora nel distretto”. Il 2024, però, è stato segnato da un andamento altalenante: un primo trimestre in stallo fino a Pasqua, poi una ripresa lenta e incerta. “Siamo una realtà giovane – continua Colzi – e vorremmo investire in sostenibilità e innovazione tecnologica. Ma servono strumenti concreti: senza il sostegno delle banche, non ce la possiamo fare da soli”.
Per Andrea Belli dell’Orditura Gt2000 che ha alle spalle una lunga esperienza l’estate 2025 ha una sola certezza: “Come sempre alla vigilia delle vacanze estive e di Natale tutti vogliono gli ordini subito, questa da’ l’illusione che ce ne siano di più ma non è così”.
Cresce anche per la Ritorcitura Grazia la quantità degli ordini, ma restano lotti piccoli e frammentati. “C’è tanta incertezza – racconta il titolare Luca Scorretti – e i clienti spesso rifanno lo stesso ordine a breve distanza. Vale più che mai il detto: di doman non v’è certezza. Una cosa però è chiara: servono meno ostacoli burocratici. Partecipare ai bandi regionali o ministeriali è un percorso a ostacoli che spesso scoraggia”.
Decisamente più pessimista il bilancio della Tessitura Italia, dove il 2025 si è aperto con un calo del 30% negli ordini. “È stato un anno difficile – afferma il titolare Andrea Borelli – l’incertezza è ancora forte, e risentiamo degli effetti del post-Covid. I grandi marchi stanno smaltendo le scorte e i consumatori continuano a privilegiare altre spese rispetto all’abbigliamento”.
A pesare, secondo Scorretti, anche la concorrenza dei prodotti cinesi a basso costo acquistabili online: “Non si punta sulla qualità, ma sul prezzo, e questo mina ulteriormente le quote di mercato già risicate”. Lo sguardo al futuro è cauto. “Potremo iniziare a risalire solo quando le famiglie torneranno ad avere maggiore potere d’acquisto – conclude – ma non prima dell’estate 2026”.
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