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Filati pratesi, il calo rallenta e il distretto guarda a Pitti con fiducia


Trenta aziende del territorio alla 99ª edizione della manifestazione fiorentina. Dopo un 2025 ancora difficile, i primi mesi del 2026 mostrano segnali di stabilizzazione


Alessandra Agrati


Il settore dei filati pratesi continua a fare i conti con una fase complessa, ma dai primi dati del 2026 emergono alcuni segnali che lasciano intravedere una possibile stabilizzazione. Dopo un 2025 chiuso con un fatturato di 650 milioni di euro, in calo del 7% rispetto all’anno precedente, e una diminuzione della produzione (-1,6%) e dell’export (-6,2%), il primo trimestre dell’anno in corso registra infatti una lieve ripresa produttiva (+0,1%), mentre il calo delle esportazioni si attenua al -4,9%.
Numeri che accompagnano il conto alla rovescia verso la 99ª edizione di Pitti Filati, in programma dal 24 al 26 giugno alla Fortezza da Basso di Firenze. Un appuntamento particolarmente atteso dal distretto pratese, che sarà presente con 30 aziende espositrici, alcune delle quali con più linee e marchi, oltre ad altre realtà della filiera della maglieria e dei servizi.
Le 70 imprese produttrici di filati attive nel distretto impiegano mediamente 1.750 addetti diretti. Il comparto continua a mantenere una forte vocazione internazionale: il 40% del fatturato viene realizzato all’estero, una percentuale che supera il 50% per i produttori di filati destinati alla maglieria. Sul fronte dei mercati, l’Unione Europea resta il principale sbocco commerciale, pur registrando una flessione del 3,7%. Crescono invece i Paesi europei extra Ue (+9,6%) e i BRICS (+7,3%). La Germania si conferma il primo mercato di destinazione dei filati pratesi, seguita da Romania, Portogallo, Francia e Bulgaria. Fra queste, il Portogallo è l’unico Paese a mostrare un andamento positivo.
“Quella che si apre il 24 giugno è per Pitti Filati un’edizione importante, in particolare per le imprese specializzate nelle produzioni di lana, cashmere e in generale delle fibre di utilizzo più comune nell’autunno-inverno – dichiara Stefano Borsini, componente del Comitato tecnico di Pitti Immagine oltre che imprenditore del settore ed espositore in fiera –. La stagione fredda è storicamente la più congeniale alle tipologie pratesi, che pure ormai coprono con le loro proposte tutti i periodi dell’anno con la stessa efficacia ed eccellenza. Questo appuntamento fieristico, il più prestigioso per il nostro settore a livello internazionale, si colloca in un momento delicato per il settore filati, che soffre come molti altri per le difficoltà di contesto, a cominciare dalla stasi dei mercati”.
Borsini sottolinea inoltre l’importanza dell’incoming promosso da Pitti Immagine e ICE, che porterà in fiera buyer provenienti da Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, oltre al rinnovamento dell’area tendenze, uno degli elementi distintivi della manifestazione. «I presupposti per una fiera soddisfacente e di successo in definitiva ci sono tutti, dalla qualità delle collezioni all’impegno dell’organizzazione», conclude.
Le difficoltà del comparto, tuttavia, restano significative. A pesare sono la debolezza della domanda, l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, i rincari nei trasporti e gli investimenti necessari per garantire tracciabilità e sostenibilità lungo tutta la filiera. “I filati pratesi non sfuggono alle difficoltà che investono l’intero settore moda – commenta Gabriele Innocenti, coordinatore del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord –. Il momento che stiamo vivendo è complesso, a causa di molti fattori esterni che concorrono a rendere difficile la vita delle imprese. La filiera pratese rischia di uscire da questa fase avendo perso molti pezzi, soprattutto aziende piccole e poco strutturate che non riescono a far fronte alle difficoltà”.
Secondo Innocenti, il rischio maggiore è la perdita di realtà altamente specializzate, custodi di competenze difficilmente replicabili e fondamentali per la ricchezza creativa che ha reso il distretto pratese un punto di riferimento internazionale. «Le chiusure di queste realtà sono perdite gravi, già in atto e che potrebbero accentuarsi», avverte, richiamando l’attenzione anche sul tema della sostenibilità e delle certificazioni, al centro del talk “Dalla fibra al claim” organizzato da ICEA nel giorno di apertura della manifestazione.

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