Si apre in un clima di forte incertezza la 99esima edizione di Pitti Filati, la manifestazione internazionale che presenta le collezioni per l’autunno-inverno 2027/2028. Sul settore pesano le tensioni geopolitiche, la crisi della moda, il rallentamento dell’export e l’aumento dei costi delle materie prime. Un contesto che preoccupa le 30 aziende del distretto tessile pratese presenti alla kermesse fiorentina, ma che non ha fermato gli investimenti in ricerca, innovazione e qualità. “Stiamo affrontando un momento molto complesso per tutto il comparto moda – spiega Raffaella Pinori –. Rispetto allo scorso anno sono aumentati i prezzi di alpaca, lana e poliammidi. A questo si aggiunge l’inflazione che riduce il potere d’acquisto delle famiglie e mette in difficoltà i negozi nelle vendite. Inoltre, buyer storicamente fidelizzati stanno spostando parte degli acquisti verso la Cina, dove i costi sono inferiori e le aziende possono contare su maggiori sostegni”.
Secondo l’imprenditrice, la crisi coinvolge l’intera filiera, dalle aziende produttrici alle tintorie. “Probabilmente sarà necessario ripensare i modelli organizzativi e favorire forme di aggregazione tra imprese per affrontare un mercato sempre più competitivo”. Le difficoltà riguardano anche il fronte commerciale. “Al momento non vediamo segnali concreti di miglioramento – afferma Roberta Pecci, della divisione Pecci Filati –. Registriamo una fragilità diffusa dei brand, più che di singoli mercati geografici. La Germania continua a essere uno dei paesi più deboli, mentre i primi mesi del 2026 risultano sostanzialmente in linea con quelli dello scorso anno”. Un’analisi condivisa anche da Alessandro Bastagli, amministratore delegato di Lineapiù Italia. “Non vediamo ancora segnali positivi. Ci auguriamo che il quadro politico internazionale possa stabilizzarsi e portare qualche beneficio almeno a partire dall’autunno. Continuiamo comunque a investire su qualità, servizio e innovazione. Inoltre il cambiamento climatico sta modificando le esigenze del mercato: le temperature più elevate richiedono filati versatili, adatti a essere utilizzati durante tutto l’anno. Nella nuova collezione ne presentiamo tre con queste caratteristiche”. Tra le aziende del distretto c’è però anche chi guarda al futuro con maggiore fiducia. “Rispetto al 2025 abbiamo registrato una crescita del 5% e stiamo mantenendo la stessa tendenza anche nel 2026 – sottolinea Francesco Lucchesi, presidente di Accademia Industria Italiana Filati –. Abbiamo investito in ricerca e innovazione e i risultati si vedono: importanti brand internazionali hanno scelto di lavorare con noi proprio per la nostra capacità di sviluppare prodotti nuovi e distintivi”. Più ottimista della media anche Francesco Bruni di Ilaria Filati. “Pur in un contesto difficile vediamo buone prospettive. È solo il primo giorno della manifestazione, ma abbiamo già in agenda più appuntamenti rispetto alla scorsa edizione. Le aziende del distretto e, più in generale, tutto il comparto moda hanno bisogno di maggiore attenzione e sostegno. Rappresentiamo da decenni il Made in Italy e continuiamo a investire sulla qualità. Per questa collezione puntiamo soprattutto su filati naturali, con titoli fini e grossi, capaci di creare movimento e valorizzare la creatività”.
Tra timori e segnali di fiducia, il distretto pratese si presenta dunque a Pitti Filati con la consapevolezza di attraversare una delle fasi più delicate degli ultimi anni. La scommessa resta quella di sempre: differenziarsi attraverso qualità, servizio e innovazione per continuare a competere sui mercati internazionali nonostante una congiuntura che resta tutt’altro che favorevole.
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