Il nuovo pacchetto di dazi annunciato dagli Stati Uniti, che prevede aumenti fino al 30% a partire dal 1° agosto, potrebbe avere ripercussioni pesanti per il distretto pratese. “Tessuti cardati e pettinati in lana sono già oggi colpiti da dazi al 25%, che rischiano ora di raddoppiare – avverte Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord – anche alcuni capi di abbigliamento femminile e accessori superano il 10%”.
A preoccupare è anche la possibile introduzione di dazi su beni finora esenti, come le macchine tessili per il finissaggio dei tessuti non tessuti: “Prodotti strategici per l’industria americana, oggi senza barriere, potrebbero diventare improvvisamente non competitivi”, sottolinea Romagnoli.
Il colpo – una vera e propria “doccia fredda” per le imprese – è ancora in fase potenziale. Le prossime due settimane saranno cruciali: Bruxelles e Washington dovranno confrontarsi, tra margini di apertura e possibili ritorsioni incrociate. Ma per le aziende toscane, soprattutto quelle dell’area Lucca-Pistoia-Prato, l’allerta è già massima.
Nel dettaglio, la provincia di Prato esporta verso gli Stati Uniti beni per circa 160 milioni l’anno (4,9% del suo export totale). Ma i numeri, seppur contenuti, non raccontano tutto: “L’impatto rischia di essere devastante per interi comparti – osserva Romagnoli –. Il problema non è solo immediato, ma strutturale: si rischia un effetto domino sulle filiere globali, comprese quelle americane”.
rischio sistemico è il vero tema sul tavolo. “I dazi non sono solo un ostacolo per le imprese europee – afferma la presidente di Confindustria Toscana Nord – ma una minaccia per il commercio globale. Innescano reazioni a catena, alimentano inflazione, bloccano consumi e crescita”. E con un tasso di cambio euro/dollaro sfavorevole, il danno per l’export europeo è doppio.
Da qui l’appello alle istituzioni. L’Unione Europea dovrà mantenere una posizione ferma ma realistica nel negoziato, cercando margini di riduzione dell’impatto. Al tempo stesso, secondo Romagnoli, “questa fase critica deve diventare un’opportunità per ripensare le politiche industriali, sia a livello europeo che nazionale”.
Serve, insiste, una strategia più favorevole alla crescita, che sappia coniugare sostenibilità, innovazione e competitività. E che affronti, una volta per tutte, anche il nodo irrisolto dei costi energetici.
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