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Dazi, è allarme anche per la logistica. Confindustria: “Imprese a rischio”


Secondo il presidente della sezione Federico Albini le imprese locali potrebbero subire forti contraccolpi: servono infrastrutture moderne, meno ostacoli interni all’ Unione Europea


Alessandra Agrati


Il nuovo scenario commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, segnato da un accordo sui dazi dai contorni ancora indefiniti, rischia di diventare un serio ostacolo per le imprese esportatrici pratesi. In una città che da sempre fonda la sua economia sul commercio internazionale e sulla manifattura tessile, l’incertezza è un fattore di rischio concreto che può rallentare investimenti e decisioni strategiche. “Il raggiunto accordo sui dazi tra Unione Europea e Stati Uniti, dai confini assolutamente incerti e vaghi, genera un clima di incertezza che penalizza imprese e investimenti – sottolinea Federico Albini presidente sezione Trasporti Confindustria Toscana Nord – e in economia, l’incertezza costituisce un freno”.
Le aziende locali, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, si trovano costrette ad affrontare uno scenario globale in cui pianificare diventa sempre più difficile. Le decisioni aziendali non possono più essere a lungo termine: la parola d’ordine è flessibilità. E sul fronte logistico, il rischio è alto. Le criticità nella catena di approvvigionamento richiedono oggi una rapidità estrema nel passare da un sistema di trasporto all’altro – aereo, marittimo, terrestre – in base agli scenari geopolitici e ai costi di trasporto, che continuano a essere imprevedibili. “Non sarà facile, soprattutto per le imprese medio-piccole, gestire la catena di approvvigionamenti – prosegue – laddove è fondamentale agire in massima flessibilità e con capacità di passare rapidamente tra modalità di trasporto diverse”.
I prossimi mesi saranno determinanti. Se oggi il nuovo regime dei dazi genera soprattutto un impatto psicologico e di incertezza, le conseguenze più pesanti si manifesteranno quando il quadro sarà definito e operativo. Prato, tuttavia, può contare su un vantaggio competitivo: il mercato statunitense ha sempre dimostrato un forte apprezzamento per i prodotti pratesi, difficilmente sostituibili in termini di qualità e valore percepito. “Crediamo sinceramente che le nostre merci siano difficilmente sostituibili da altre capaci di ispirare analogo appeal”, aggiunge il presidente .
Ma per Albini c’è una sola vera certezza, in un panorama ancora fumoso: “Le misure che il Governo, d’intesa con l’Unione Europea, potrebbe assumere. Occorre adesso ridurre gli ostacoli commerciali interni all’Unione”.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, una riduzione del 10% delle barriere interne al commercio e alla produzione multinazionale potrebbe generare una crescita del PIL europeo del 7%. “Ciò significherebbe aprire i settori ancora protetti, liberalizzare i servizi, armonizzare le normative – conclude Albini – e per noi operatori dei trasporti, ammodernare le infrastrutture di frontiera ed abbattere le frontiere doganali interne all’Unione”.
Per Prato, e per l’intero tessuto manifatturiero toscano, si tratterebbe di un passo essenziale per tornare a competere con piena dignità sullo scenario globale.

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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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