A 25 anni ha lasciato Prato e si è trasferito sulla West Coast americana, mettendo nella valigia l’esperienza accumulata nella logistica, lavorando in una delle principali aziende pratesi di spedizioni, e tanta voglia di mettersi in gioco. A quattro anni di distanza Gabriele Chemeri, pratese nemmeno 30enne, vive adesso a Los Angeles dove ricopre un ruolo di rilievo per Interglobo, colosso internazionale delle spedizioni. Una scelta di vita e professionale che, però, non gli ha fatto mai rinnegare le sue origini. “Prato è una palestra incredibile – dice -: è un distretto che non dorme mai, dove la cultura del ‘fare’ e del risolvere problemi è nel dna di tutti. Crescere professionalmente in un ambiente dove una spedizione in ritardo può fermare una catena di produzione tessile ti insegna la reattività. Quella ‘fame’ e quella capacità di gestire lo stress che impari tra i “cenci”, a Los Angeles sono una marcia in più. In America apprezzano molto la nostra flessibilità unita alla competenza tecnica”. Competenze che Chemeri ha formato e plasmato lavorando da Albini & Pitigliani. “Quell’esperienza – dice – mi ha insegnato che la logistica non è solo spostare scatole, ma costruire relazioni di fiducia”.
Concetto quanto mai importante quando si lavora in un’azienda e in un contesto di livello globale: “La complessità aumenta esponenzialmente – racconta -. Lavorare per un colosso del genere a Los Angeles ti mette al centro dei flussi che muovono l’economia mondiale. La sfida è mantenere quell’attenzione quasi ‘sartoriale’ al cliente pur gestendo volumi enormi e processi iper-tecnologici. Los Angeles e Long Beach sono la principale porta d’ingresso dell’America dall’Oriente e il tallone d’Achille europeo. un flusso che conta per circa il 40% dell’economia americana, oltre 10 milioni di container annui. La sfida principale oggi è l’incertezza: tra tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici che influenzano le rotte e la volatilità dei mercati, il mio ruolo è quello di un navigatore che deve prevedere la tempesta prima che arrivi. Per le aziende italiane che esportano, noi siamo l’anello di congiunzione: dobbiamo garantire che il ‘Made in Italy’ arrivi sugli scaffali americani velocemente e a costi sostenibili, nonostante le sfide globali”.
La distanza spaziale da Prato non significa, però, recidere il cordone ombelicale che ancora lo lega alla città. “Qui mi manca la dimensione umana – dice Chemeri -: il caffè in centro, camminare tra edifici storici e quella sensazione di comunità che solo Prato sa darti. L’Italia ha delle eccellenze incredibili, ma a volte non riusciamo a raccontalo perché chiusi nel nostro guscio. Se unissimo la nostra qualità alla mentalità espansiva americana, saremmo imbattibili”.
Infine un invito ai suoi coetanei a rischiare: “Prato è un punto di partenza straordinario – dice -. Non deve essere visto come una gabbia, ma come a una cassetta degli attrezzi preziosissima. Il mondo è enorme e ha fame della nostra creatività e della nostra capacità di lavoro. Il mio consiglio? Partite, imparate, sporcatevi le mani all’estero, ma non dimenticate mai da dove venite. Le radici pratesi sono un’ancora che ti tiene solido, ovunque il vento ti porti. Basta solo volerlo”.
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