Prato si trova al centro di una possibile crisi economica legata all’accordo sui dazi tra Unione Europea e Stati Uniti, che fissa tariffe al 15% sulle merci europee esportate negli Usa. A lanciare l’allarme è Confcommercio, che sottolinea come il tessile, l’artigianato, la logistica e i servizi connessi al commercio internazionale – tutti pilastri dell’economia locale – potrebbero risentire in modo significativo delle nuove tensioni commerciali.
L’accordo, pur restituendo un minimo di certezza dopo mesi difficili, comporta costi elevati. «La stretta vicinanza economica e produttiva con Firenze, una delle città più colpite, rende la situazione particolarmente delicata anche per Prato», spiega Confcommercio. L’associazione evidenzia che la presenza di dazi più alti genera una forma di impoverimento indiretto, che può tradursi in minori commesse, rallentamenti nella filiera e calo dei consumi.
Oltre ai dazi, l’intesa prevede importanti impegni europei verso gli Usa in termini di acquisti energetici e investimenti, aumentando la complessità dello scenario.
Per Confcommercio è fondamentale che le istituzioni, a tutti i livelli, mantengano un dialogo costante con gli Stati Uniti per evitare che l’escalation tariffaria si traduca in danni irreversibili per la manifattura, il commercio e la coesione sociale del territorio pratese.
In un contesto già difficile, l’associazione mette in guardia sul rischio che le tensioni internazionali rallentino ulteriormente la crescita, riducendo la fiducia e gli investimenti.
“Le trattative hanno contenuto il danno, ma sono state ben lontane dall’eliminarlo – commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Dazi al 15% sono comunque molto elevati e, sommati all’altra grave criticità del rapporto euro/dollaro, compromettono fortemente la competitività delle nostre imprese e rappresentano un fattore di freno per l’economia mondiale, facendo lievitare i prezzi e alimentando l’inflazione. Il 15% non è una vittoria perché il danno rimane, e anche pesante. Indipendentemente dalle motivazioni per cui l’Unione Europea non ha ottenuto di più, è ora indispensabile che venga fatto ogni sforzo per porre le aziende in condizione di competere sui mercati internazionali. Sostegni diretti ma anche un profondo ripensamento delle politiche europee e nazionali che creino condizioni di contesto favorevoli alle imprese. Non ci possiamo permettere, ora più che mai, indirizzi economici che creino appesantimenti e zavorre.”
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