Nonostante un quadro regionale in leggera contrazione, la provincia di Prato mostra una crescita delle imprese attive pari al 3,6% tra il 2019 e il 2024, un dato in controtendenza rispetto alla Toscana. Lo rileva una recente ricerca commissionata dalla Filcams Cgil di Prato e Pistoia al Polo universitario di Prato, che analizza il bacino di rappresentanza del sindacato nei settori commercio, turismo, ristorazione, servizi e servizi ad alto valore aggiunto (Ava). Il periodo analizzato registra anche un incremento occupazionale complessivo del 5,8%, confermando la vivacità del tessuto economico locale.
Andamento dei settori. Il commercio rimane il comparto più rilevante in termini assoluti, con oltre 10mila addetti nel 2024, ma registra performance in lieve calo (-0,1% addetti; -2,8% imprese) per effetto di processi di razionalizzazione. Al contrario, i servizi ad alto valore aggiunto e il turismo segnano incrementi superiori al 20%, mentre i servizi a basso valore aggiunto crescono del 15,3%. Tra i micro-settori più dinamici spiccano: Ava : studi di ingegneria (+70%), ricerca e sviluppo (+61%), consulenza contabile e fiscale (+53%), Commercio digitale: +232%, con 271 nuove unità, dove la gestione logistica e informativa valorizza le competenze cognitive. Turismo: servizi di prenotazione e attività connesse +67%. Al contrario, il lavoro “energetico”, basato su mansioni fisiche e ripetitive, mostra una diminuzione soprattutto nei bar senza cucina (-17%), nella pulizia specializzata (-70%) e nella vigilanza privata (-26%).
Caratteristiche dei lavoratori e tipologia contratti Il bacino potenziale Filcams Cgil (14.342 unità nel 2024, dati di flusso COB) è caratterizzato da una forza lavoro matura (età media 39,8 anni) e prevalentemente femminile (52,5%) soprattutto nel turismo (61,6%) e nei servizi (56,2%), comparti spesso associati a maggiore instabilità e part-time. Dal punto di vista contrattuale, si evidenzia una forte polarizzazione: il full-time prevale solo nel comparto Ava (45,6%), dove si concentrano relazioni di lavoro più stabili e contratti a tempo indeterminato/determinato (65% degli avviamenti). Per quanto riguarda il part time (spesso involontario) si registrano nel commercio (61,6%) e nella ristorazione (57,4%). Nei servizi a basso valore aggiunto domina la precarietà, con una netta prevalenza di forme contrattuali frammentate come lavoro domestico (28,8%), occasionale (25,5%) e a tempo determinato (24,5%). Nel turismo prevalgono i contratti a tempo determinato (57,2%) e intermittente (27,7%), a conferma della stagionalità. La forza lavoro è multiculturale: il 63,4% dei lavoratori avviati è italiano. I lavoratori stranieri si concentrano nei servizi (35%), nella ristorazione (36%) e nel turismo (26%), mentre la componente cinese è
particolarmente rilevante nel Commercio (32,5%), sostenendo l’imprenditorialità etnica.
Cresce la domanda di professionalità cognitive e digitali, mentre permane un’ampia fascia di lavoro energetico e precario. “Bisogna pensare il bacino di riferimento – spiega il curatore della ricerca Enrico Fabbri – come un continuum che va dal lavoro cognitivo generativo, al lavoro cognitivo replicativo, fino al lavoro energetico, distinguibile a sua volta fra componenti specializzate e non specializzate. Questa eterogeneità non rappresenta soltanto una sfida organizzativa, ma anche una grande opportunità di rinnovamento della rappresentanza».
La strategia del sindacato secondo la conclusione della ricerca dovrebbe così puntare a costruire reti territoriali integrate tra sindacato, enti di formazione, istituzioni locali, servizi sociali e terzo settore, per accompagnare i lavoratori più fragili verso maggiore stabilità e crescita professionale.
«L’obiettivo della ricerca- spiega Caterina Ballanti segretaria Filcam Pistoia Prato – sottolinea l’importanza strategica del settore che ha voluto dare rilevanza a un’economia importante per il territorio, che rappresenta il 60% dell’attività locale e può dare un contributo significativo. Bisogna però fare attenzione alla deregolamentazione, con la crescita dei contratti “pirata”, cioè non sottoscritti dai sindacati federali, che alimentano concorrenza sleale. È necessario condividere una nuova cultura di legalità, sfida che lanciamo alla Provincia».
La fotografia che emerge dalla ricerca restituisce un’economia pratese vivace ma polarizzata: un sistema in espansione, trainato da settori cognitivi ad alto valore aggiunto, che convive con comparti tradizionali caratterizzati da precarietà e frammentazione, su cui interviene la strategia sindacale per promuovere inclusione e resilienza.
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