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Banca condannata dal Tribunale di Prato a restituire 450mila euro a una ditta tessile


La causa è stata avviata nel 2017 quando la ditta si è vista revocare gli affidamenti con la richiesta di rientro immediato delle somme anticipate e un decreto ingiuntivo per 70mila euro


Eleonora Barbieri


C’è una sentenza importante per chi, imprese o privati, si trova nel mezzo di un braccio di ferro con le banche sulle linee di credito. Ieri, 4 marzo, il Tribunale di Prato ha condannato Mps a restituire 450 mila euro, oltre agli interessi e alle spese, a una nota impresa del territorio, la srl Squilloni Fibre. La causa è stata avviata nel 2017. La banca, con la quale la società aveva da lungo tempo un rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, aveva improvvisamente revocato tutti gli affidamenti in essere e chiesto l’immediato rientro delle somme anticipate, mettendo in seria difficoltà la società e addirittura notificando alla stessa un decreto ingiuntivo per 70mila euro circa. La società, quindi, si è rivolta al dottor Alfredo Montefusco, esperto in contenzioso nei rapporti di credito bancario e all’avvocato Lucio Russo che hanno consigliato all’azienda pratese di opporre il decreto ingiuntivo e di richiedere in ripetizione quanto illegittimamente pagato alla banca nel corso degli anni.

Da un’attenta analisi degli estratti conto bancari sono emersi infatti, illegittimi addebiti per circa 500 mila euro. Si è trattato – hanno spiegato i professionisti dell’impresa – di somme addebitate “a titolo di interessi ultralegali, anche sfavorevolmente variati, commissioni varie, spese e praticato l’anatocismo (ossia il calcolo degli interessi sugli interessi) in assenza di specifica pattuizione scritta, come invece prescrivono sia il codice civile che il Testo Unico Bancario”.

E’ stata quindi redatta la perizia di parte con la precisa quantificazione delle somme illegittimamente applicate dalla banca nel corso dello svolgimento dei rapporti si è incardinato dinanzi al Tribunale di Prato il giudizio civile di effettivo accertamento del dare avere tra le parti.

Sulla base di una Ctu tecnico contabile che riconosciuto la fondatezza della domanda della società correntista, il giudice istruttore Michele Sirgiovanni, ha revocato il decreto ingiuntivo e condannato la banca stessa a restituire alla Srl Squilloni Fibre circa 450 mila euro oltre gli interessi di mora dall’inizio del giudizio al saldo e alle spese legali e di perizia di parte.

“La sentenza – spiegano in una nota i protagonisti della vicenda – è molto interessante e innovativa in materia in quanto ha fatto applicazione dei più recenti approdi della Corte di Cassazione in materia bancaria, specie in tema di ripartizione degli oneri di prova tra cliente e banca e di accertamento della prescrizione. La sentenza ha ribadito che la gestione dei rapporti da parte della banca deve avvenire nel rispetto dei principi di trasparenza, correttezza e forma stabiliti dalla normativa bancaria. Qualora non venga rispettata, la banca è tenuta a restituire al cliente tutti gli oneri illegittimamente addebitati, salvo il risarcimento degli eventuali ulteriori danni, come appunto nel caso deciso dal tribunale di Prato”.

Edizioni locali: Prato
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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
(N° 4 del 14/02/2009)
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
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