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De Andrè alla pratese, sostanza ed emozioni


L'11 gennaio di 15 anni fa, Fabrizio de Andrè moriva. Prato è stata la prima città a ricordarlo: al Metastasio tanta gente per lo spettacolo che ha ripercorso la vita e la poesia di Faber


Redazione


Dormono dormono sulla collina. Anche lui, dopodomani, l'11 gennaio di 15 anni fa, se ne andò per la sua collina. Troppo presto, in silenzio, proprio lui che aveva dato voce all'inquietudine di intere generazioni. Prato è stata la prima città a rendere omaggio a Fabrizio de Andrè, nell'imminenza dell'anniversario della sua scomparsa. Mercoledì sera lo hanno ricordato, bene, al Metastasio, Andrea Scanzi e Giulio Casale, con "Le cattive strade". Rigorosa e appassionata la narrazione di  Scanzi, adeguata e coinvolgente l'interpretazione musicale di Giulio Casale. Tante emozioni, senza alcuna concessione al repertorio più popolare di De Andrè. Eppure in sala si avvertivano partecipazione e commozione. Come quando, sullo schermo, sono passati i video musicali del Pescatore, nella versione splendida con la Pfm, o la struggente Sidone, scritta nel 1984 contro la guerra, di fronte alla tragedia del Libano. Cantata in quel dialetto antico genovese scelto da De Andrè con Crueza de Ma, eppure universalmente compensibile, come tutte le volte che a parlare sono i sentimenti. Sullo schermo, si vede il cantautore genovese accoccolato sul palco e dietro suo figlio. Cristiano, che suona un banjo ritmico. Ed è, quella Sidone, il lamento di un padre che prende in braccio il suo piccolo bambino, senza più vita, travolto da un carrarmato . Poi le storie di un mondo che cambiava, che De Andrè aiutava a cambiare con la sua poesia. Una sorta di testamento anticipato è "Smisurata preghiera", dedicata a Tenco. Scriveva De Andrè, nemico di ogni rassicurante conformismo: "…ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto, che dopo tanto sbandare, è appena giusto che la fortuna li aiuti".
87 canzoni – ha detto Scanzi – sono bastate 87 canzoni a fare di De Andrè un mito suo malgrado. Schivo, timoroso del pubblico, riservato, eppure così forte nel monito ai conservatori – che ci sono in tutte le epoche  con quel grido, "siete tutti coinvolti", riecheggiato anche dal palco del Metastasio. 
Nessuna traccia, nello spettacolo, del De Andrè più popolare, quello di Bocca di Rosa o della Guerra di Piero. Ed anche in questo rigore, denso di emozione, sta il merito della serata al Met. Perché comunque, in tutti coloro che sono cresciuti con la sua musica, è rinata la speranza che Faber regali ancora poesia, in qualunque posto sia. E che canti ancora storie di donne che fanno sognare, o che semplicemente continuano a vivere oltre di lui, Angiolina, Rosa, Marinella. Che ci faccia pensare, infine, anche alle miserie della nostra contemporaneità. Tutti coinvolti come siamo.
Daniele Magrini
 
Edizioni locali: Prato
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è una testata registrata presso il Tribunale di Prato
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Direttore responsabile: Claudio Vannacci

Editore: Toscana Tv srl

Redazione: Via del Biancospino, 29/b, 50010
Capalle/Campi Bisenzio (FI)

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