Il tribunale di Prato ha respinto l’appello presentato dalla Procura contro la decisione del giudice delle indagini preliminari di non convalidare il decreto urgente di sequestro preventivo di una parte della merce stoccata nello stabilimento della Acca, a Seano, nei giorni della durissima vertenza di Sudd Cobas contro le decine di posti di lavoro a rischio. E’ il sindacato autonomo a rendere nota la notizia. Piccato il commento: “Quello sgombero – si legge in una nota stampa diffusa oggi, giovedì 17 settembre – arrivò pochi giorni dopo l’assalto al picchetto da parte di duecento titolari e capetti dei pronto moda e nel mezzo di una pioggia di ricorsi ai tribunali civili contro Sudd Cobas”.
E’ stata una delle vertenze più lunghe della storia recente del distretto pratese quella contro Acca, l’azienda di logistica che, dopo l’annuncio dei licenziamenti, è stata presidiata giorno e notte dai lavoratori e dal sindacato scatenando l’ira dei pronto moda per via delle loro merci – capi di abbigliamento già vendute ai clienti – bloccate all’interno.
La procura firmò il sequestro preventivo di una piccola parte della merce, riconducibile a quei pronto moda che aveva dimostrato provenienza e destinazione. L’esecuzione del sequestro, però, si trasformò in un vero e proprio sgombero. “Sgombero illegittimo”, dice ore il sindacato, assistito dagli avvocato Letizia Bertolucci e Sara Palandri.
“E’ il caso di dirlo, citando una canzone di De Andrè – commenta Sudd Cobas – che ci hanno fatto perdere tempo ma non sono riusciti a fermare il vento. Oggi i lavoratori della Acca sono al lavoro, con i contratti e i diritti che si volevano cancellati con un colpo di spugna. Una vittoria ottenuta con settanta giorni di sciopero e picchetti. Il diritto allo sciopero non va difeso solo perché costituisce una libertà democratica irrinunciabile, ma soprattutto perché è solo attraverso il suo esercizio che i diritti di uomini e donne possono continuare ad affermarsi. Eppure da anni ci troviamo ad affrontare processi penali per i picchetti. Al di là di quello che decideranno in futuro i giudici, la storia di questi ultimi anni ci ha già dato ragione”.
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