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Sgombero Acca, i Sudd Cobas convocano la città in piazza del Comune. I titolari dei pronto moda: “Ripristinata la legalità”


All'indomani dell'intervento della polizia in via Copernico a Seano resta il muro contro muro. Il sindacato accusa: "E' stata una decisione politica" e indice per domani manifestazione in centro a Prato. Il legale dei confezionisti: "E' stato dato di mafioso a chi ha consacrato la sua vita proprio alla lotta alla mafia". Il sindacato dei poliziotti: "Non si trasformino gli operatori nel bersaglio delle tensioni sociali”. Biffoni: "La difesa del lavoro è una priorità assoluta". Targetti: "Attenzione a non delegittimare lavoro della Procura"


Claudio Vannacci


Resta molto alta la tensione all’indomani dello sgombero del presidio davanti alla ditta Acca di Seano, azienda di logistica che ha annunciato la chiusura dell’attività e 95 licenziamenti. Lo sgombero è stato eseguito dalle forze dell’ordine in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dalla procura, che ha aperto un fascicolo per il reato di violenza privata a carico di diversi sindacalisti, e finalizzato alla restituzione della merce bloccata all’interno della sede di via Copernico. Da una parte i manifestanti appoggiati dai Sudd Cobas, che stamani hanno incontrato la stampa e che domani, domenica 5 luglio, hanno proclamato una manifestazione in piazza del Comune a partire dalle 17: “Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù” questo lo slogan dell’iniziativa. Dall’altra i titolari dei pronto moda che avevano la merce bloccata nel magazzino e che, attraverso il loro legale tornano ad attaccare il sindacato.

SUDD COBAS – “Quello che è successo ieri ha prodotto come risultato i festeggiamenti dei caporali e degli sfruttatori che sono gli stessi che, nel tempi, hanno assaltato i nostri picchetti e aggredito gli operai. È passato un messaggio orribile, pericoloso e spaventoso: lo Stato ha messo la sua faccia dalla parte sbagliata”. È un fiume in piena Luca Toscano, una delle colonne di Sudd Cobas che, senza giri di parole, torna a criticare quanto successo ieri: “Qui dentro ogni pronto moda ha la produzione di un solo giorno – dice – praticamente nulla rispetto al volume d’affari. Da 4 anni non si sgomberava il picchetto dell’unico sindacato che si batte per i diritti e contro l’illegalità”.
La vertenza di Sudd Cobas contro Acca è finita su tutta la stampa nazionale: “Ieri è successa una cosa paradossale, abnorme, assurda al punto che – dice Toscano – mi è stato chiesto se fosse una notizia vera o falsa. Non ci sono precedenti di questo tipo, sfido chiunque a trovarne”. Ma è sulla Acca che punta Sudd Cobas: “Un’azienda sotto amministrazione giudiziale per un’evasione da 71 milioni, e a processo per caporalato e aggressioni contro gli operai sindacalizzati che ora mette in mezzo alla strada con una finta chiusura. Non lo diciamo noi ma lo dice la magistratura”.
La stragrande maggioranza della città è con noi – prosegue Toscano -, messaggi di solidarietà dal presidente della Regione e dai grandi partiti. Non si tratta di stare con Sudd Cobas ma si tratta di stare contro la criminalità”.
Luca Toscano e Sarah Caudiero hanno sottolineato le tante battaglie condotte negli anni: “Grazie a noi tantissimo tornati alla normalità dell’essere umano”.
Quanto alla procura: “Non giudichiamo le persone ma i fatti, e quello di ieri è un fatto che vanifica gli sforzi compiuti in questi anni nella direzione opposta. Perché andrebbe chiesto a quegli uffici”. Uffici che hanno indagato per violenza privata otto sindacalisti sulla scorta delle denunce presentate dai pronto moda che hanno tentato, la settimana scorsa, di riprendersi la merce per provvedere alle spedizioni ai clienti finali: “Violenza fatta senza minacce e senza contatto fisico”, il commento.
Infine la certezza di una “decisione politica” alla base dello sgombero. E sul tavolo istituzionale aperto dalla Provincia con l’adesione dei sindaci di Prato e Carmignano, un commento chiaro: “Continuità ma senza ambiguità”.

I TITOLARI DEI PRONTO MODA – Sul fronte opposto è l’avvocato Tiziano Veltri a farsi portavoce dei circa cento titolari di pronto moda che avevano la merce bloccata nel magazzino della Acca. “Gli imprenditori cinesi prendono atto del tentativo di ripristinare la legalità – si legge in un comunicato diffuso dal legale -. Il sindacato Sudd Cobas non distingue un provvedimento arrivato dalla Prefettura di Prato (mai arrivato) da un provvedimento arrivato dalla Procura di Prato che cristallizza la commissione di plurimi gravi reati commessi dai Sudd Cobas. Alcuni imprenditori, non mafiosi, non evasori fiscali e non sfruttatori (perlomeno non così per la giustizia italiana che è diversa da Sudd Cobas) aspettano ancora di entrare in possesso delle merci illegalmente bloccate da Sudd Cobas. Le urla contro i poliziotti “voi tutelate i mafiosi” per la proprietà transattiva dichiarano come mafiosa la Procura della Repubblica di Prato. Affermazione inaccettabile tenuto conto del fatto che tale procura è retta da un procuratore che ha dedicato la propria vita alla lotta contro la mafia e che per ciò solo è da tempo sotto scorta. Attaccare i poliziotti e le forze dell’ordine riporta alla mente la celebre frase di Pasolini: “Avete fatto a botte coi poliziotti. Io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri”. Gli imprenditori cinesi richiamano alla ragione il Sudd Cobas e le varie esternazioni che, non comprendendo l’illegalità dell’azione posta in essere dagli autonomi, sta mettendo in crisi il Distretto tessile di Prato”.

IL COMMENTO DI BIFFONI – Sulla vicenda è tornato anche oggi il sindaco di Prato: “Il nostro impegno come istituzioni resta immutato. Vogliamo salvaguardare i 95 posti di lavoro e far sì che abbiano tutte le tutele previste dalla legge. Vale per la vertenza Acca e per ogni altra vertenza del territorio”, dichiara il sindaco Matteo Biffoni. “Il tavolo istituzionale convocato in Provincia dal presidente Calamai lo scorso 1° luglio in cui ci si confronta tra le parti resta lo strumento per individuare una soluzione concreta, perché senza dialogo diventa tutto più faticoso. Va esplorata ogni strada possibile e noi le esploreremo tutte”. “La difesa del lavoro e di un sistema produttivo sano è una priorità assoluta. Non è uno slogan. È il terreno su cui Prato si gioca il suo futuro”, prosegue il sindaco. “Questa città conosce il valore del lavoro meglio di chiunque. Lo ha costruito generazione dopo generazione. Voglio dirlo con chiarezza. Chi pensa di poter agire sul nostro territorio comprimendo i diritti dei lavoratori sbaglia di grosso”, conclude Biffoni. “Troverà sempre un fronte unito di tutte le istituzioni a difesa di quei diritti. La legalità e la dignità del lavoro non sono in vendita.” Il vicesindaco Diego Blasi aggiunge: “Quelle di Seano sono scene dolorose per tutti che auspichiamo di non vedere più. Sono lesive della dignità dei lavoratori e sono una ferita per tutta la comunità. Lo sono ancora di più se pensiamo che l’azienda è a processo per sfruttamento e caporalato ed è sotto indagine della Procura europea per una presunta frode fiscale da 71 milioni di euro. E comunque, abbiamo piena fiducia nella magistratura e nel lavoro di contrasto alla illegalità e al caporalato che sta portando avanti”.

L’INTERVENTO DI TARGETTI – “Da quando la Procura ha intensificato la propria azione sul territorio, da ultimo con il sequestro della merce all’Acca di Seano, in molti abbiamo notato uno strano tentativo di delegittimazione. Lo ha denunciato con parole nette anche la Fondazione Caponnetto: quando si lavora bene, si dà fastidio a qualche potere criminale e deviato. Quando un’indagine comincia a smuovere interessi profondi e consolidati, c’è sempre qualcuno che ha convenienza a screditare chi indaga”. E’ quanto afferma Jonathan Targetti, capogruppo della lista L’Alternativa c’è in Consiglio comunale. “Su un punto occorre chiarezza però, perché la confusione, voluta o meno, è essa stessa uno strumento di delegittimazione – prosegue -. Lo sgombero non è una decisione della Procura mentre il sequestro sì. Chi mescola i due piani contribuisce a scaricare sulla magistratura tensioni che hanno altre origini e altre responsabilità. E chi continua a spostare il problema su Roma cerca di buttare fumo davanti agli occhi dei pratesi. Voglio essere altrettanto chiaro su un secondo punto. Questa non è, e non deve diventare, una contrapposizione tra la Procura e chi lotta al fianco dei lavoratori. Lo ha detto bene Calleri: c’è una sola parte da cui stare ed è quella della difesa della legalità e della lotta allo sfruttamento, dove operai sfruttati e Procura si trovano dalla stessa parte. Ed è la stessa Fondazione Caponnetto ad aver riconosciuto che i Sudd Cobas stanno facendo “un lavoro eccezionale” a tutela dei lavoratori sfruttati. Obiettivo comune di Sudd Cobas e Procura è quello di combattere l’illegalità e il sistema criminale che sfrutta le persone e inquina l’economia del distretto. Metterli l’uno contro l’altro conviene soltanto a chi quella battaglia la teme e lavora per sabotarla”.

“La storia di questo Paese – conclude Targetti – ci ha insegnato una lezione che non possiamo dimenticare: quando la magistratura lavora bene e tocca interessi criminali, parte puntualmente la macchina del discredito. Ed è bene fare chiarezza e individuare coloro che, in queste ore, stanno lavorando per questo”.

IL SINDACATO DI POLIZIA
– Intanto sulla vicenda interviene anche la segreteria provinciale Fsp Polizia di Stato di Prato: “Prendiamo atto delle numerose reazioni politiche e istituzionali emerse sulla stampa e sui social nelle ore successive all’intervento effettuato ieri – si legge in un comunicato -. Non compete a noi entrare nel merito della vertenza lavorativa, né delle valutazioni assunte nelle competenti sedi istituzionali. Riteniamo però necessario ribadire un principio semplice: gli operatori delle forze dell’ordine non decidono le vertenze, non convocano né interrompono tavoli di confronto e non sono parte della contrapposizione sociale o politica. Sono chiamati a operare, nel quadro delle disposizioni ricevute e delle competenze previste, per garantire legalità, sicurezza e ordine pubblico. Per questo è fondamentale che il dibattito pubblico distingua con chiarezza tra il confronto politico-sociale e il ruolo operativo del personale sul campo. È legittimo discutere delle modalità dell’intervento, della vertenza, delle tutele per i lavoratori e delle soluzioni politiche; non è però corretto trasformare il personale in divisa nel bersaglio del dibattito pubblico o nel simbolo di tensioni sociali che hanno origini ben più profonde. Legalità e Stato di diritto devono valere sempre: per i lavoratori, per le imprese, per chi manifesta e per chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico. Chi indossa una divisa non è la controparte dei lavoratori, delle parti sociali, degli imprenditori o della politica. È personale dello Stato che interviene nei momenti in cui le tensioni rischiano di degenerare e in cui diventa necessario garantire sicurezza e tutela per tutti i presenti. Ci colpisce, inoltre, che in queste ore il dibattito pubblico si sia concentrato con grande rapidità sulle modalità dell’intervento delle forze dell’ordine, mentre sui fatti del 23 giugno scorso non abbiamo percepito la stessa attenzione e la stessa nettezza nel ricordare i cinque poliziotti della Questura di Prato rimasti feriti durante i gravi disordini verificatisi sempre a Seano”.

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